Morì dopo essere caduto da una staccionata, mercoledì il processo

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carlo_fulvio_velardi_staccionata_punta_licosaLa staccionata in legno non avrebbe retto il peso del giovane, un 15enne in vacanza, precipitandolo sugli scogli da sette metri di altezza lungo la passeggiata di Punta Licosa. Era il luglio del 2011.  Carlo Fulvio Velardi, 15 anni compiuti, era in compagnia della sorella nei pressi del sentiero delimitata da una staccionata in legno, a ridosso di una scogliera, quando – secondo alcuni testimoni – la staccionata avrebbe ceduto facendo precipitare il ragazzo nel vuoto sotto gli occhi della sorella.

Dopo un volo di oltre sette metri, il ragazzo si è schiantato sugli scogli. Nonostante l’arrivo di un’ambulanza e degli uomini della Guardia costiera di Agropoli, a nulla sono valsi i tentativi di rianimarlo.

Carlo era un liceale, frequentava il ginnasio del Classico Antonio Genovesi di Napoli con tanti sogni spezzati in una calda estate dopo essere scivolato in un dirupo. Cinque anni dopo mercoledì 13 gennaio c’è il processo per accertare eventuali responsabilità di quella tragedia. La famiglia auspica che il processo costituisca un’occasione per riflettere sulla responsabilità e la necessità di custodire e mantenere in sicurezza il patrimonio ambientale e per far sì che non si verifichino più tragedie del genere.

occhio-alla-velocita-tornano-gli-autovelox-a-salernoLA LETTERA DEL PADRE DI CARLO. Il 13 gennaio, dinanzi al GUP del Tribunale di Vallo della Lucania dott.ssa Valeria Campanile, si terrà l’udienza preliminare del processo per la morte del quindicenne Carlo Fulvio Velardi, avvenuta a Punta Licosa il 26 luglio 2011.

Il decesso fu causato dal cedimento di una staccionata posta sul ciglio di un precipizio, inadatta a fungere da parapetto e per di più completamente deteriorata dall’assenza di manutenzione, in un tratto della strada S. Marco-Licosa di proprietà privata e aperta all’uso pubblico.

Le approfondite indagini preliminari condotte personalmente, nell’ultima fase, dal Procuratore della Repubblica di Vallo, dott. Giancarlo Grippo, si sono concluse con la richiesta di rinvio a giudizio del proprietario della strada, dei responsabili dell’ufficio manutenzione e dell’ufficio di polizia municipale del Comune di Castellabate, del responsabile del servizio tecnico e dei dipendenti della Comunità Montana che istallarono la staccionata.

La morte di Carlo fu dovuta a incompetenza tecnica e colpevoli omissioni, che purtroppo non sono cessate con il tragico evento, se nella primavera successiva fu installata una staccionata-trappola identica a quella di Punta Licosa a Ogliastro Marina, che presentava, già alla fine di agosto del 2012 i medesimi segni di cedimento strutturale di quella che ha ucciso Carlo.

La famiglia, costituitasi parte civile, auspica che il processo non si limiti a individuare le colpe, ma rappresenti l’occasione per trasformare il cordoglio per la morte di Carlo manifestato allora dall’intera comunità di Castellabate, che ha voluto accoglierne le spoglie nel suo cimitero, in una seria riflessione autocritica sul dovere di custodire e mantenere in sicurezza uno dei territori più belli del mondo.

Associazione amici di Carlo Fulvio Velardi

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