Il figlio di Angelo Vassallo a Repubblica: “Se Damiani sa qualcosa parli…”

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angelo_vassallo“Mi aspetto che Bruno Damiani abbia un po’ di coscienza. Non so se sia coinvolto oppure no nell’omicidio di mio padre. Ma se sa qualcosa, questo è il momento di raccontarlo ai magistrati”. Oggi il mare di Acciaroli è calmo, sul porto tira giusto un po’ di vento. Antonio Vassallo gioca con il figlio Angelo, nato da pochi giorni, al quale è stato imposto il nome del nonno, il sindaco-pescatore di Pollica ucciso il 5 settembre 2010 in circostanze mai chiarite, pochi giorni dopo aver sfidato pubblicamente gli spacciatori che stavano inondando di droga il suo amatissimo Cilento. Ma adesso al mosaico ancora fortemente incompleto dell’inchiesta, condotta con zelo dai carabinieri coordinati dalla Procura di Salerno, si aggiunge una nuova tessera: l’arresto a Bogotà di Bruno Damiani, il cittadino italo-brasiliano considerato dagli investigatori coinvolto nell’attività di spaccio nel Cilento che per primo, nelle ore successive al delitto, fu accostato all’assassinio senza però essere mai stato indagato per questo. Due giorni dopo l’omicidio, Damiani rientrò in Sud America dove si trova in attesa di essere estradato in Italia per difendersi dalle accuse legate a un’ipotesi di tentata estorsione.

“Non abbiamo mai capito perché gli fu consentito di andare subito all’estero – afferma Antonio Vassallo – in questi anni su di lui sono state dette tante cose, alcune certamente inesatte, altre non riscontrate. C’è chi ha sostenuto di averlo visto parlare al telefono, dopo l’omicidio, e poi gettare un oggetto in mare. Altri hanno detto che era fermo in moto nei pressi di un bar. E poi ci sono le riprese effettuate dalle telecamere della videosorveglianza sul porto. Ora ha la possibilità di fare chiarezza e di dire tutta la verità”.

Oggi Antonio Vassallo ha 30 anni, come il padre è impegnato nella vita del suo paese come assessore allo Sport e alle politiche giovanili nella giunta comunale di Pollica guidata da Stefano Pisani, il vice di Angelo Vassallo chiamato a raccogliere sul territorio la pesante eredità del sindaco ambientalista capace di lanciare in tutto il mondo l’immagine del Cilento.

“Tante persone – riflette Antonio – in questi anni non hanno contribuito come potevano e come avrebbero dovuto a risolvere questo omicidio. È stato ucciso un uomo perbene, un sindaco che aveva fatto sempre e solo il suo dovere, amministrando con amore il suo territorio. Eppure troppi hanno taciuto, si sono girati dall’altra parte. Sono stati pochi quelli che hanno accettato di spiegare, ad esempio, da chi acquistavano droga durante quella terribile estate. Ecco, spero che ora la coscienza abbia la meglio sulla paura o sulla volontà di nascondersi. E credo che anche Damiani abbia molte cose da raccontare che potrebbero rivelarsi utili alle indagini”.

“Quando penso a quella sera – racconta Antonio Vassallo – provo un sentimento di rabbia che si mescola alla tristezza di non avere più accanto a me la persona che fino a quel momento mi aveva indicato con mano sicura la strada da seguire. Un dolore che si fa più profondo se penso alla sofferenza di mia madre, rimasta senza il compagno di tutta una vita. È difficile andare avanti con questi pensieri. Ti aiutano il desiderio di giustizia e la fiducia negli inquirenti che stanno lavorando moltissimo per risolvere un’inchiesta apparsa sin dal primo giorno molto complessa. Avere una risposta agli interrogativi non mi restituirà mio padre, ma mi aiuterà almeno a trovare una ragione per quello che è accaduto”.

Fonte Repubblica.Napoli.it

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