Calcio & Business: i “disoccupati” dell’azienda calcio!

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sanges_1Crisi di rigore anche per l’azienda calcio: diminuisce il numero dei calciatori professionisti e dilettanti! Tale stato di crisi, trova riferimento nel tasso di disoccupazione italiano che al mese di febbraio e’ stato stimato al 13% (con relativa perdita di posti di lavoro quantificata in mille unita’) e relativa disoccupazione giovanile al 42,3%.(Fonte Il Sole 24 Ore). Secondo lo studio ReportCalcio 2013 dalla stagione calcistica 2009-2010 a quella chiusa al 30 giugno 2013 risulta essere diminuito il numero dei calciatori professionisti di circa 700 unita’, mentre il numero dei calciatori dilettanti risulta aver avuto un decremento di 29.877 unità. Il numero dei club professionistici risulta essere diminuito di 40 società mentre nelle serie dilettantistiche mancano all’appello circa mille società.

In Europa, dalla stagione sportiva 2007 ad oggi, ben 120 club di serie A e B sono stati dichiarati falliti. (Fonte La Gazzetta dello Sport). La Romania con 28 club falliti è la nazione con il più alto indice di “società scomparse”, a seguire: Russia (10), Austria (7), Ucraina (6), Lituania (5), Irlanda (5), Ungheria (4), Slovenia (4), Lettonia (4), Croazia (4), Svizzera (3), Slovacchia (3), Portogallo (3), Danimarca (3), Bulgaria (3), Bielorussia (3), Azerbaigian (3), Armenia (3), Olanda (2), Moldova (2), Italia (2), Grecia (2), Georgia (2), Belgio (2), Svezia (1), Spagna (1),Scozia (1), Norvegia (1), Macedonia (1), Finlandia (1), Bosnia (1).

In Italia i primi club ad essere dichiarati fallito sono stati: Fiorentina (anno 2002), Napoli (2004) , e successivamente (tra i centri più importanti) Perugia, Reggiana, Venezia, Triestina, Ancona, Salernitana, Spal, Mantova, Lucchese, Foggia, Taranto, Piacenza. Il numero dei fallimenti dei club europei, si “scontra” invece con i “nuovi modelli” di riferimento aziendali quali: Bundesliga, Liga, Premier League. Il “football spread” tra la Bundesliga e gli altri campionati europei risulta essere il seguente: Liga -165, Premier -199, Serie A – 265. (fonte La Gazzetta dello Sport) Al fine di determinare il valore del “football spread” Gianfranco Teotino e Michele Uva (autori del libro “Il calcio ai tempi dello spread”) hanno analizzato sei parametri di riferimento: ricavi medi per club, rapporto fatturato – stipendi, patrimonio netto, rapporto fatturato-passività, affluenza media negli stadi, ranking Uefa per club.

Tali parametri divisi per campionato risultano essere i seguenti: 1) Bundesliga : ricavi medi per club (97 mln euro), rapporto fatturato-stipendi (189%),patrimonio netto per club (41,8 mln ), rapporto fatturato-passivo: 216%, affluenza media  stadi: (42.100), ranking Uefa per club (104.798); 2) Liga: ricavi medi per club ( 85,9), rapporto fatturato-stipendi ( 171%), patrimonio netto per club (12), rapporto fatturato-passivo ( 50%), affluenza media stadi ( 25.900), ranking Uefa per club (149.494); 3) Premier League: ricavi medi per club ( 125,8) , rapporto fatturato-stipendi ( 142%), patrimonio netto per club (-22,3) , rapporto fatturato-passivo (53%), affluenza media negli stadi (35.400), ranking Uefa per club ( 148.197); 4) Serie A: ricavi medi per club (77,7), rapporto fatturato-stipendi (134%), patrimonio netto per club (7,5), rapporto fatturato-passivo (55%), affluenza media negli stadi ( 23.500), ranking Uefa per club  (89.198).

I dati del “football spread” della Serie A di cui sopra ,impongono ai club di calcio italiani la rivisitazione dei propri modelli aziendali. Nuovi modelli aziendali per vincere la sfida al “calcio austerity”???

Antonio Sanges – Dottore Commercialista

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