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Spettacoli: la recensione di “O miedeco d’e’pazze” al Teatro Arbostella di Salerno

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Ho visto lo spettacolo “O miedeco d’e’pazze” in programmazione al Teatro Arbostella che è ubicato nella zona orientale della città in una posizione strategica, ben servito dal trasporto pubblico e dalla tangenziale per chi viene in auto, con ampia possibilità di parcheggiare liberamente. Lo spettacolo costruito è tratto, interamente dalla versione cinematografica, di Totò con  Giuffrè , alias Bonelli e  Avallone. Felice Sciosciammocca e il nipote Ciccillo, il comico e la spalla ottimamente impersonati senza copiare, nè scimmiottare i due grandi del film. I due hanno saputo tenere la scena con un ritmo incalzante e i tempi giusti: giocano, si divertono e fanno divertire il pubblico, sono loro i trascinatori di questo treno della risata, due frecce  puntuali, fiammanti.

Dalla locandina si può già intuire la “trovata” escogitata da quel poliedrico del teatro che è il regista Gino Esposito: una pellicola, per richiamare la versione del film più divertente rispetto alla commedia di scarpetta, con il volto di tutti gli attori che compaiono anche in video per i ringraziamenti finali. Semplificata  al massimo la scenografia che viene “proiettata”, ogni angolo della vicenda, rivive  in 3D. Il teatro si presta in modo egregio alla “trovata”, lo spettatore è coinvolto. I cambi di  scena sincronizzati, i “pazzi” che si prestano, inconsapevolmente, alla trovata di Ciccillo per mascherare una vita di bagordi e imbrogli a Napoli con i soldi dello zio Felice che lo crede medico.

La Pensione Stella con i suoi occupanti diventa la location-la casa di cura dove Ciccillo , con la collaborazione del suo amico Michelino (Franco Montinaro) conduce  lo Zio. in un gioco di equivoci, ilarità, paure, un crescendo irrefrenabile di comicità. Felice visita il  “manicomio” per conoscere i pazzi, che il nipote ha in “cura”, ma solo quelli del primo piano considerati i meno pericolosi, rispetto a quelli del secondo” che sono pazzi scatenati”. Incontra la signora Amalia ,che mira a sposare la figlia “ebeta “Rosina “ammaestrata da mammà” egregiamente interpretate da Nicoletta Romano e da  Rita Cariello.

La vedova di “Pasquale” una brillante Rossella Cirigliano, con i suoi acuti e la sua disperazione inconsolabile e ”indossata” diverte e trascina il pubblico, il musicista fallito  Pastetta reso da un buon  Ernesto Curcione e ancora, Raffaele il tenore  Roberto Quattrucci, la “donnina allegra” una brava  Maria Teresa Stanzione, impressionante la  somiglianza con  l’attrice Claudia  Pandolfi. Divertente la caratterizzazione della Giardiniera, Lina De Santis. Completano l’ottimo  Cast Enzo Galdo (Maggiore Tizio Scevola) Titti Mangrella (Concetta) moglie autoritaria di Felice, Nando Cerenza (Don Carlo), Annamaria Milito(Margherita),Marco Monetta (Vice Sindaco di Roccasecca),Sergio De Luise ed Enrico Pelosi(paesani di Roccasecca),Maria Rosaria Milito e Susy  Pavolillo rispettivamente (cameriera del Villino De Rosa e cameriera della Pensione Stella). Spettacolo esilarante che cattura il pubblico in un tourbillon di gags, mimica , battute, una comicità dilagante. L’adattamento teatrale è di Franco Montinaro, luci e video curati da Peppe Aceto. Lo spettacolo in replica a maggio nei fine settimana, con ultima replica giorno 11.

A cura di Ciro Casella

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