“Overtime – nel nome di Ago”, successo al Teatro Augusto. Sindaco De Luca: “Alziamo un muro contro la violenza”

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Overtime_eventoLa serata si è aperta con una lettera toccante e piena di significati di Marisa Di Bartolomei e poi ha regalato una serie di emozioni e riflessioni al numeroso pubblico presente al Teatro Augusteo di Salerno. A giudicare dalla partecipazione alla manifestazione e dall’elevato grado di attenzione di media ed opinione pubblica ricevuto in questi giorni, l’evento Overtime – nel nome di Ago, ideato dal medico ed allenatore Nicola Provenza, ha colto nel segno. Perché è riuscito a fare parlare il calcio da un’altra prospettiva rispetto a quella veicolata negli ultimi tempi. Una prospettiva positiva ispirata dai valori sani ed autentici di uno sport che troppo spesso dà un’immagine di sé distorta. Quei valori che hanno sempre contraddistinto i comportamenti in campo e fuori di Agostino Di Bartolomei, campione di Roma e Milan, protagonista con la Salernitana della promozione in serie B del 1990.

Overtime ha dedicato la prima parte a Di Bartolomei. «Dopo questa settimana che ha visto la violenza deflagrare, con applausi magliette e spari, in un crescendo irrazionale e pauroso, chissà non si debba ormai necessariamente voltar pagina, cominciando tutti noi a chinare il capo e ad omaggiare la forza serena e dolorosa di Marisa Raciti, di Patrizia Aldrovandi, e chiedere tutti noi scusa anche a Mariella Scirea, cui una piccola frangia di tifoseria carogna vorrebbe persino negare il cognome del marito Gaetano – ha scritto in una lettera rivolta ad Overtime Marisa Di Bartolomei, vedova di Agostino. A noi tutti tocca il peso di questa vergogna, perché tutti noi abbiamo finto troppe volte di non vedere e non sentire e non parlare. Io continuo ad aver fede e col mio brutto carattere continuo a combattere, sapendo che quella bella erba verde che ha calpestato Ago, da sentiero sta diventando sempre più via maestra da seguire».

Il saluto iniziale è stato affidato al sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, che ha evidenziato la figura umana e sportiva di Agostino Di Bartolomei auspicando la fuoriuscita dal calcio della violenza per evitare altri momenti tragici come quello vissuto a Salerno nel 1999 e ringraziando i presenti alla manifestazione come testimoni di uno spirito sociale che deve caratterizzare la città di Salerno.«Rinnoviamo il nostro ringraziamento e il nostro affetto ad un atleta, ad un uomo come Agostino Di Bartolomei che è rimasto nel cuore di tutta la città oltre che di tutta la tifoseria – ha detto il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca. Non respiriamo oggi un clima entusiasmante ma penso che l’attaccamento ad una squadra si verifica nei momenti di difficoltà. Chi è presente qui al Teatro Augusteo testimonia un legame profondo con una maglia, con un’idea di sport e anche con la città. In Italia dobbiamo assumerci le nostre responsabilità. Questo sport se non vuole morire deve liberarsi degli elementi di violenza, di sopraffazione, di razzismo, non può essere il luogo e il momento nel quale tanti sfogano le proprie frustrazioni. Quando ci sono episodi di violenza io ricordo che uno di quelli potrebbe essere mio figlio, uno di quelli potrebbe essere un altro come quei quattro ragazzi su quel treno maledetto del 1999 di ritorno da Piacenza.

Non è possibile per chi si sente padre di famiglia e un uomo non alzare un muro nei confronti della violenza che rovina lo sport e può rovinare la vita di una persona e di una famiglia. Agostino Di Bartolomei era anche questo, era una bandiera, un uomo e un testimone dei valori sportivi. Avere questi valori vuole dire anche accettare le sconfitte come quella della Salernitana. Rendiamo omaggio a chi ha vinto e prendiamo l’impegno noi a fare meglio degli altri, a ricominciare il nostro cammino superando questo momento di amarezza. Nel ricordo di Agostino Di Bartolomei credo sia importante confermare i valori umani e sportivi fondamentali in nome dei quali continueremo a seguire la squadra e lo sport».

«Questa non è una commemorazione ma un tributo doveroso ad un atleta esemplare che ha lasciato un ricordo eccezionale ovunque sia stato – ha affermato Enzo Pastore, presidente della Figc Campania. Di Bartolomei non ha portato orecchini e tatuaggi, forse oggi qualche tatuaggio in meno farebbe bene al mondo dello sport. I calciatori devono comprendere che i bambini e gli adolescenti li guardano e hanno bisogno di esempi positivi. Altro che overtime, sotto questo aspetto siamo molto oltre, anche l’ultimo secondo, ma dobbiamo avere un ragionevole ottimismo per sperare che le cose cambino. Dobbiamo fare autocritica nel calcio».

«Overtime – nel nome di Ago è un primo passo, un modo di interpretare il calcio in maniera più ampia. Voglio ringraziare Marisa Di Bartolomei, il Comune di Salerno, la Figc Campania, tutti coloro che hanno collaborato con me nell’organizzazione di questo evento e le società di Salernitana, Roma, Milan, Cesena e Vicenza che hanno dato il loro patrocinio – ha dichiarato l’ideatore di Overtime, il medico e allenatore Nicola Provenza. Molti criticano il calcio, lo disegnano in una maniera negativa ma non ci dicono mai cosa sia giusto fare. Abbiamo ospite Emanuele Scifo, un ragazzo straordinario affetto da una patologia rarissima per la quale deve subire un intervento chirurgico a Miami con un costo elevatissimo di un milione di dollari. Emanuele ha una forza strepitosa, può essere un simbolo per gli ammalati. Spero che ognuno di noi possa dare un contributo per sostenere le cure mediche di Emanuele Scifo».

La prima parte dedicata ad Agostino Di Bartolomei si è chiusa con la lettera “Un Ago nel cuore”, scritta da Giovanni Perna ed interpretata dall’attore Ciro Girardi. Overtime è proseguito con la proiezione del film “Zero a Zero” che ha fornito elementi utili al dibattito “La vita oltre il calcio” moderato dal giornalista di Sky Gianluca Di Marzioed anticipato dalla lettera inviata da Gianni Mura ad Overtime e dall’intervento di Francesco Montervino. Il capitano di oggi della Salernitana ha parlato così del capitano della promozione in B del 1990. «Si parla di un simbolo del calcio italiano, un personaggio che ha fatto la storia del calcio non solo a Salerno – ha detto Francesco Montervino. Mi ha fatto davvero piacere nella finale di Coppa Italia indossare la maglia a lui dedicata. Sono stato onorato di avere per due anni quella fascia di capitano che è appartenuta anche ad Agostino Di Bartolomei.

Per quello che ha dato Agostino a questa città viene ricordato in maniera particolare. Sono contento di essere qui stasera per poter dimostrare anche quello che è l’affetto che noi calciatori arrivati dopo riusciamo a dare almeno in minima parte come quello che ha dato lui alla gente di Salerno. Non mi immagino lontano dal calcio anche se non so ancora in quale veste in futuro dato che ho ancora voglia di giocare. In passato da ragazzino ho lavorato anche come fruttivendolo, barista e benzinaio, ho fatto un po’ di tutto ma ho avuto la fortuna di avere due genitori che mi hanno fatto anche studiare, cosa fondamentale per trovare la strada che vuoi seguire».

Il film “Zero a Zero” del regista Paolo Geremei parla di tre giovani che non sono riusciti a sfondare pur essendo delle ottime promesse del calcio italiano. «Il discorso passione è molto delicato e insito in uno sport così competitivo come il calcio – queste le parole del regista Paolo Geremei. Ha ragione Montella quando dice che è più facile vincere al superenalotto che diventare un calciatore di serie A o vivere di calcio. Se un giocatore prende veramente coscienza di questo, insieme ai suoi genitori, probabilmente si auto-ridimensiona».

«Abbiamo una sicurezza dalla quale ripartire, il gioco e i bambini. Dobbiamo appassionare i ragazzi perché è una cosa fondamentale – ha detto l’allenatore Ezio Glerean. Faccio appello ai genitori e agli allenatori: dobbiamo ridare in mano il gioco ai bambini. Se ripartiamo da lì il nostro calcio ritornerà quello che ci ha fatto divertire per tanti anni».

Particolarmente interessante il punto di vista della scrittrice Elisabetta Bucciarelli che ha fornito al dibattito un punto di vista diverso. «Il cambiamento nel calcio non può che avvenire dal basso, cioè da noi, dalle scuole calcio, dai piccoli e dai loro genitori, dai dirigenti, dagli allenatori che dovrebbero essere motivati ad allenare questi bambini – ha detto la scrittrice Elisabetta Bucciarelli. Forse la Federazione dovrebbe trovare un modo per riuscire a retribuire in maniera diversa gli istruttori che spesso sono ragazzi di 20-25 anni che lavorano per lo più gratis, senza una formazione ma con grande passione».

«Un giovane su 5.000 arriva in serie A, uno su 35.000 in nazionale – ha ricordatoMatteo Marani, direttore del Guerin Sportivo. È un dato elaborato da Coverciano qualche anno fa, purtroppo con l’arrivo di tanti stranieri questo dato è ancora peggiorato. È a quelli che dobbiamo pensare perché quelli che arrivano è ovvio che hanno già tutto».

Al dibattito “La vita oltre il calcio” hanno dato il loro prezioso contributo anche i giornalisti Tiziano Marelli, autore del libro “Fedeli a San Siro”, e Gabriella Greison, scrittrice ed opinionista Rai. Overtime – nel nome di Ago sostiene anche la raccolta fondi in favore di Emanuele Scifo che necessita di un intervento multi-organo da effettuare in America. In chiusura di serata l’ideatore dell’evento Nicola Provenza ha annunciato che Overtime tornerà presto con altri argomenti da trattare sempre con l’ausilio di più punti di vista per affrontare il calcio in maniera positiva e propositiva.

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