Concerto di Pino Daniele e polemiche: la nota della Fondazione Ravello

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ravello_festivalTutto esaurito ieri sera in Villa Rufolo, con oltre settecento persone ad applaudire Pino Daniele, ospite del Ravello Festival per un concerto acustico di straordinaria classe. Dispiace per quei pochi spettatori, una ventina circa, che non vi hanno potuto assistere, essendo arrivati oltre l’orario di inizio dello spettacolo.

A tale proposito, la Direzione del Festival coglie l’occasione per precisare, una volta di più, quali siano le norme che regolano l’accesso alla sede degli eventi.

L’orario indicato per ciascuno spettacolo coincide – come riportato sui biglietti, sui calendari e sul sito del Festival, al box office ed al cancello di Villa Rufolo mediante avviso e, infine, su ogni comunicato stampa emesso dalla Fondazione Ravello – con quello di chiusura dei cancelli. Oltre tale orario non è consentito – ed anche questo viene comunicato attraverso ogni forma – l’ingresso al pubblico (pur se munito di biglietto), tranne che durante l’eventuale intervallo. Nella scelta di effettuare o meno un intervallo nel corso dello spettacolo, risulta prioritaria la volontà dell’artista.

Tutto questo non nasce da un sadico capriccio ne da un eccesso di zelo da parte della direzione del Festival, ma dalla particolare conformazione del palco al Belvedere di Villa Rufolo che, per sua stessa natura (non parliamo di un teatro, ma di una struttura costruita all’interno di un monumento), pone ovvi problemi di sicurezza laddove l’afflusso avvenga a luci spente ed evento in corso. Per non dire che l’afflusso nel corso dell’evento arrecherebbe disturbo al pubblico puntuale e già posizionato in tribuna.

Ad onta delle molte raccomandazioni, ieri sera – come si diceva – un gruppetto di circa venti spettatori, muniti di biglietto, è giunto ai cancelli di Villa Rufolo in ritardo, non riuscendo ad entrare. Una parte del gruppo ha scavalcato il cancello della Villa e, in maniera convulsa, ha preteso di accedere comunque alle tribune. Cosa che non gli è stata consentita, anche per l’intervento della forza pubblica.

A questi spettatori, dei quali si può condividere il rammarico per la mancata occasione d’ascolto ma non certo il modo con cui hanno preteso manifestare un presunto diritto, si vuole ricordare che i cancelli, applicando un minimo di tolleranza per lo straordinario afflusso di pubblico, sono stati chiusi ieri alle 21.52, ora in cui nessuno risultava essere in fila e tutti i biglietti pagati da remoto erano stati già ritirati al box office. Gli stessi cancelli erano stati aperti alle 20.40: ai 730 possessori di biglietto, dunque,  sono stati concessi settantadue minuti per accedere in Villa.

Più in generale, il concetto di tempo non può essere soggettivo: il ritardo è tale, fosse anche di un solo minuto, e le regole vanno applicate per non creare precedenti che possano generare confusione, insoddisfazione e che,  per coprire i ritardi di pochi, ledano i diritti di molti spettatori semplicemente puntuali. Verrebbe da dire, “normali”, in un paese normale.

Fondazione Ravello ribadisce che il criterio di accesso descritto sarà messo in atto nel corso di tutti i prossimi appuntamenti del Festival, nel rispetto di quanto ampiamente pubblicizzato e comunicato: il turismo culturale, evidentemente, comincia dal rispetto delle regole cui tutti, organizzatori e pubblico, sono tenuti.

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2 COMMENTI

  1. gruoss assaje….e se ne fotte….magari, una 30na d’anni fa, LUI, si sarebbe fermato e avrebbe aspettato! magari, una 30na d’anni fa arrivava in jeans cu e’ zuoccol’ o ‘per, e sarebbe sceso da un’alfa romeo nera insieme a 7-8 artisti, veri, stipati uno ‘ncuoll’a’nat….magari!!

    dario pepe- salerno

    E cerca ‘e me capì’
    è tanto tempo che non ti vedevo
    eppure so’ cuntento
    ‘o ssaje m’hanno fottuto ‘e viaggi e
    l’autostrada
    tutto chello c’aggio passato e mo’ nun
    credo cchiù
    nun credo cchiù.
    E torno a casa stanco muorto e nun
    voglio fà’ niente
    sto cu ll’uocchie apierte e sento ‘e
    sunà’.
    E pruove a vedè’ cu dint’a ll’uocchie
    ‘o sole
    e c’o cazone rutto a parlà’ ‘e
    Rivoluzione
    e cride ancora cride ancora
    e pruove a vedè’ chi t’ha attaccato ‘e
    ‘mmane
    e nun te può girà’ pecchè te fanno male
    e cride ancora cride ancora…
    E cerca e me capì’
    vorrei strappare mille occasioni
    e poi fuggir lontano
    me so’ scucciato ‘e parlà’ e dire ogni
    volta
    quel che ho dentro e poi star male e
    poi suonare
    Ma torno a casa stanco muorto e nun
    voglio fà’ niente
    sto cu ll’uocchie apierte e sento ‘e
    cantà’
    E pruove a vedè’ cu dint’a

    ll’uocchie ‘o
    sole
    e c’o cazone rutto a parlà e Rivoluzione
    e cride ancora cride ancora
    e pruove a vedè’ chi t’ha attaccato ‘e
    ‘mmane
    e nun te può girà’ pecchè te fanno male
    e sona ancora sona ancora.

  2. anni 80′ stadio Vestuti ,biglietto 3000 lire , e quando arrivavi , arrivavi
    chi se ne fotteva……..Pinu’ forse O’ Blues nu’ te piace chiu’……
    MUSICA PROLETARIA IN UN CONTESTO ARISTOCRATICO BORGHESE………….!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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