Siae: 2013 in crescita per concerti e cinema, il re è Zalone. Male i teatri. Roma e Milano spendono di più

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foto_SIAE_SALERNODopo due anni grigi e con la crisi ancora ben evidente, lo spettacolo italiano inizia a rialzare la testa. E’ quello che appare dall’Annuario dello spettacolo 2013 della Siae, presentato oggi dal direttore generale, Gaetano Blandini, e dal direttore Divisione servizi in convenzione, Marina Landi, che fotografa un’Italia dei consumi di cinema, teatro, musica, sport e ballo generalmente in positivo, anche con importanti segnali di ripresa. Nell’anno appena concluso, infatti, gli italiani hanno speso 2.242.855.042 euro per andare a vedere uno spettacolo, l’1,17% in più del 2012. Sono cresciuti gli spettatori (+1,24%) e pure l’offerta (4 milioni e 200 mila eventi) anche se a fronte di un volume d’affari mediamente più compresso (-1,43%). Unica voce in negativo, gli ingressi gratuiti: una flessione che però, spiegano alla Siae, è frutto dell’aggiornamento dei sistemi di rilevamento (e non solo di una diminuzione nell’offerta), che ha riequilibrato un dato falsato degli ultimi anni. Bene, dunque, ma non per tutti. A brindare sono soprattutto il settore concerti e il cinema.
Il primo è il comparto con i migliori risultati dell’anno (+1,13% di offerta e +11,20% di ingressi), trainato soprattutto dalla musica leggera (+19,49% di spettatori), per un volume d’affari generale di 359 milioni di euro (+23,03%) e 285,3 milioni incassati al botteghino (+24,51%). Ma più di tutto, in termini assoluti, gli italiani spendono per andare a vedere un film: ben 643 milioni in un anno, che aiutano il cinema, dopo un 2012 nerissimo, a risalire in tutte le voci (ingressi +5,59%, spesa al botteghino +0,98%). Senza contare che da solo il comparto esprime il 71,88% di tutti gli spettacoli allestiti in Italia nel 2013, per un volume d’affari complessivo di 734 milioni di euro. Intanto però continua a soffrire il teatro, da due anni entrato in un trend negativo. A fronte di un’offerta leggermente maggiore (+0,66%), calano gli ingressi (-2,44%), il botteghino (-1,92%) e il volume d’affari (-2,96%, ma ben -12,54% rispetto al 2010). Sostanzialmente stazionario lo sport, anche se a fronte di una maggiore spesa (+0,76%) diminuiscono ingressi e volume d’affari (-3,70% e -2,20%) e persino il calcio non fa faville (-4,13% e +1,16%). Se scendono gli ingressi nel ballo (-4,44%), ma festeggiano esposizioni (+10,31% di offerta) e le attività con pluralità di generi (+11% per offerta e ingressi), la maglia nera del 2013 va alle attrazioni degli spettacoli viaggianti, in particolare ai parchi da divertimento: -6,44% di offerta; -6,89% di ingressi -8,58% di botteghino e -10,06% nel volume di affari. In generale, racconta ancora l’Annuario, è l’Italia del Nord a spendere di più per andare a vedere uno spettacolo, anche se nel 2013 le isole risalgono in tutti i macrogeneri. La Lombardia è comunque quella che batte tutti: con 487 milioni e mezzo versati ai botteghini, riesce da sola a spendere più di tutto il sud e isole messe insieme (248 milioni e quasi 120).
La seguono Lazio, Veneto ed Emilia Romagna. Tra le città, Roma e Milano sono quelle che più amano lo spettacolo (Roma con il 10,70% della spesa nazionale, Milano con il 12,29% del volume d’affari). La capitale spende di più in cinema, concerti, sport e attività con pluralità di generi; Milano la segue con teatro, ballo e concertini, mostre ed esposizioni (che non sono però quelle dei musei). A Bologna si prediligono i concerti, a Firenze i balli, a Napoli e Torino lo sport. Capolista tra i film, il ”Sole a catinelle” di Checco Zalone,; Aldo Giovanni e Giacomo per il teatro con ”Ammutta Mudica”; Bruce Springsteen a Milano per gli incassi dei concerti.
Fonte ANSA
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