Dieta Mediterranea: il Cilento fiore all’occhiello

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dieta_mediterraneaIl Consorzio Universitario per la Ricerca Socioeconomica e l’Ambiente (CURSA) ha promosso il secondo degli incontri pubblici sul territorio nazionale, per presentare i valori fondanti della Dieta Mediterranea Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO e per favorire la valorizzazione e la corretta comunicazione di questo importante riconoscimento.

Il Centro Studi e Ricerche sulla Biodiversità, presso l’Ente Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, ha ospitato, venerdì 11 maggio 2014, il secondo degli incontri pubblici dedicati alla Dieta Mediterranea Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO.

Il grande interesse del pubblico e la competenza dei relatori e dei partecipanti alla tavola rotonda hanno permesso un’approfondita analisi dei diversi aspetti connessi all’elemento Dieta Mediterranea: “Per il Parco è un’occasione importante per discutere di Dieta Mediterranea in un territorio che da tempo ha iniziato attività connesse quali ad esempio il recupero di cultivar locali da parte dei coltivatori custodi supportati da diverse persone, nonché conoscitori delle specie agronomiche e spontanee del Parco” ha dichiarato l’ ing. Angelo De Vita, Direttore dell’ Ente Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, che ha dato il via ai lavori.

“La Dieta Mediterranea patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO non è soltanto un elenco di cibi, – ha evidenziato la dott.ssa Rossella Guadagno del CURSA – ma è di più: è un elemento formato da tutte quelle tradizioni e quegli elementi sociali e antropologici sottesi, che sono il territorio comune su cui si incontrano le comunità del mediterraneo”. Informare i territori circa i valori attribuiti all’Elemento Dieta Mediterranea e circa il ruolo delle comunità emblematiche, secondo quanto indicato nel dossier UNESCO, era infatti uno degli obiettivi del seminario, il secondo dopo quello svoltosi a Viterbo lo scorso 23 maggio.

I seminari sono una delle azioni contenute nel piano operativo per la valorizzazione della Dieta Mediterranea Patrimonio dell’Umanità UNESCO, che il CURSA ha elaborato su incarico del Ministero delle politiche agricole agroalimentari e forestali (Mipaaf). Il Mipaaf “intende portare avanti questo tema nelle sedi opportune affinché possa essere sviluppato e possa avere quell’accesso adeguato a livello internazionale” ha dichiarato il dott. Giuseppe Sallemi, dirigente del Ministero, intervenuto durante la giornata: “questa di oggi è una attività culturale che implica anche la valorizzazione dei prodotti, perché anche se bisogna discutere di beni immateriali, è vero anche che accanto a questi ci sono delle persone, c’è un’economia, ci sono una serie di cose che debbono dare quel valore fondamentale che è anche sociale”.

Nell’ottica di offrire alle realtà locali un’occasione per identificare e condividere potenziali azioni con cui tutelare e valorizzare l’Elemento Dieta Mediterranea, in una logica di stimolo allo sviluppo integrato territoriale, l’incontro ha visto anche la partecipazione a una tavola rotonda aperta ad imprenditori, associazioni di categoria, comunità rurali, mondo associativo e cittadini.

Il confronto e l’analisi di alcune case history ed iniziative emblematiche dell’approccio Dieta, hanno permesso una riflessione partecipata con gli stakeholder relativamente alla valorizzazione della Dieta Mediterranea quale ricchezza peculiare del nostro ambiente e della nostra società.

In particolare, sempre Angelo De Vita, auspica di poter creare un gruppo di lavoro, prendendo spunto dal tavolo presente, in occasione di Expo 2015 e del Salone Internazionale della Dieta che si terrà a fine anno proprio nel Cilento, per “rodare” e mettere a punto la presentazione della Dieta mediterranea invitando il Ministero, insieme alle istituzioni locali, a trovare un punto di sinergia in vista proprio di Expo 2015.

La biodiversità agricola come opportunità di sviluppo e di reddito è stato il tema oggetto di riflessione per l’azienda agricola (Rosa Pepe – CRA di Pontecagnano).

Nicola di Novella (naturalista, geobotanico ed esperto di cultivar locali) ha parlato di biodiversità dell’agire, perché salvare il seme non vuol dire salvare il prodotto ma bensì l’uomo, che attraverso la sua pratica riconduce al seme.

Marcello Murino (presidente dell’Ordine degli Agronomi e Forestali di Salerno) evidenzia come spesso ci sia un gran parlare di Dieta Mediterranea, ma poi all’atto concreto molto poco di questa faccia realmente parte del nostro mangiare quotidiano. Quindi la Dieta mediterranea appare sempre più una “nebulosa” dove ognuno dice la sua, cercando di interpretarla secondo la propria visione.

Vittorio Sangiorgio (presidente Coldiretti Salerno) ha sottolineato la “responsabilità” che ha il Parco rispetto all’azione da mettere in campo: la “partita” è soltanto di profilo istituzionale.

Ivan di Palma (imprenditore agricolo) è intervenuto sul ruolo dell’ospitalità agrituristica e della vendita diretta come tramite di diffusione dei valori legati alla produzione, trasformazione e consumo di cibo.

Infine, Valerio Calabrese (responsabile agricoltura e alimentazione di Legambiente Campania) parla dell’inaugurazione dei primi “orti della dieta mediterranea” sul lungomare di Pollica. Legambiente da qualche anno ha preso la gestione del Museo del Mare e di quello che fu il Museo vivente della Dieta Mediterranea su cui stanno provando a sviluppare un progetto che prevede la realizzazione di un “Ecomuseo” dedicato agli studi e alla biblioteca di Ancel Keys ma che includa anche la comunità e il territorio.

In conclusione, l’ing. Angelo De Vita, Direttore dell’ Ente Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni: “Ritengo che la giornata sia stata positiva in quanto, dall’operato scientifico e istituzionale, il dibattito è sfociato in un confronto sul tema Dieta Mediterranea ragionando su cose serie e concrete”.

Il seminario ha avuto ampia visibilità sulle testate giornalistiche locali, provinciali e regionali, che hanno contribuito alla divulgazione dell’iniziativa.

Un ringraziamento particolare a tutti coloro e a tutte le professionalità che a diverso titolo hanno collaborato alla realizzazione dell’evento, certi che l’opportunità avuta e il successo delle due iniziative promosse abbiano contribuito a rafforzare la consapevolezza di aver arricchito la letteratura in materia e sensibilizzato un pubblico sempre più ampio ed eterogeneo.

DIETA MEDITERRANEA PATRIMONIO CULTURALE IMMATERIALE DELL’UMANITÀ UNESCO

Nel 2010 la Dieta Mediterranea è stata iscritta – quale eccellenza mondiale – nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO, che fa riferimento a quell’insieme di pratiche, rappresentazioni, espressioni, conoscenze e saperi che le comunità riconoscono come parte del loro patrimonio culturale.

Essa rappresenta molto di più di un semplice elenco di alimenti, ma fa riferimento ad uno stile di vita ed asset etno-antropologico unico e di eccezionale valore culturale, sociale, storico e nutrizionale. La Dieta è costituita dunque da un substrato di valori, pratiche e tradizioni che accomunano i popoli di tutto il bacino del Mediterraneo, dal paesaggio alla tavola.

Questo insieme di peculiarità di tipo immateriale garantisce la salvaguardia della biodiversità e la conservazione e lo sviluppo delle attività tradizionali e artigianali collegate alla pesca e all’agricoltura, passando per la coltura, la raccolta, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e il consumo di cibo.

Allo stesso tempo l’UNESCO riconosce all’Elemento Dieta Mediterranea un ruolo unico nella promozione dell’interazione sociale, dal momento che i pasti comuni sono la pietra angolare dei costumi quotidiani e degli eventi festivi, nei quali si praticano e si tramandano i gesti di riconoscimento reciproco, l’ospitalità, la cortesia, la convivialità, la trasmissione intergenerazionale e il dialogo interculturale.

Per questo motivo la Dieta Mediterranea Patrimonio dell’Umanità può rappresentare un importante traino per il settore agroalimentare italiano, apportando un unico valore di differenziazione sia alle filiere produttive, sia alle imprese dell’ospitalità, della ristorazione e del commercio.

Non è da trascurare, infine, l’impatto che la creazione di un’identità unica e non sostituibile può determinare sui flussi di incoming turistico e sulla notorietà dei prodotti e delle aree nei quali vengono coltivati e trasformati, nonché nel favorire dinamiche di aggregazione e integrazione sociale nelle comunità.

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