Cadavere carbonizzato a Montecorvino. Identificato il corpo. E’ stato ucciso dai figli

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carabinieri_scientifica Botte, insulti, vessazioni di ogni tipo. E’ quanto hanno subito per ani i figli di Romano Di Francesco l’uomo prima picchiato e ucciso e poi dato alle fiamme in un bosco ad Occiano località di Montecorvino Rovella. D.F.G di 42 anni e la sorella D.F.S di 44 anni  ora, sono in carcere, sono crollati nel corso della notte. Fermati e portati in caserma, interrogati a lungo dai carabinieri, alla fine hanno ammesso le loro responsabilità, raccontando le violenze  subite ma anche la reazione del 42 enne.

Il 69enne trovato carbonizzato il 6 agosto scorso in una località montana di Montecorvino Rovella, non era stato ancora identificato mentre i due figli confessavano già il delitto. Irriconoscibile, nei pochi brandelli di un sacco di tela, con addosso quel che restava di pantaloni di una tuta e di una canotta bianca.

Dai pochi elementi raccolti sul luogo e dopo un esame esterno sul cadavere compiuto dal medico legale, Adamo Maiese, il pm della procura di Salerno Katia Cardiello e i carabinieri del reparto operativo del comando provinciale di Salerno cercavano un senza fissa dimora, un diseredato forse lavoratore saltuario nei campi, all’incirca sessantenne e forse neppure italiano.

Si attendeva l’esito dell’autopsia, fissata per domattina, degli esami del dna per cominciare a tracciare un quadro più dettagliato. Poi, nel pomeriggio di ieri la svolta. D.F.G e D.F.S. si sono recati dai carabinieri per denunciare la scomparsa del padre. Qualcosa, però, nella segnalazione dei due non ha convinto i militari che hanno cominciato ad ascoltare fratello e sorella oltre alla madre.

La famiglia vive a Montecorvino Pugliano, a pochi chilometri da Montecorvino Rovella. Il racconto dei tre ha messo gli investigatori sulla pista giusta. Un sopralluogo nella casa dei Di Francesco per acquisire notizie su uno scomparso si è tramutato nella ricerca di elementi che potessero far coincidere la denuncia di scomparsa con il ritrovamento di un cadavere. E nel corso della serata, e poi della notte, il quadro si è fatto più chiaro, al punto che i due sono stati condotti in caserma e l’abitazione sequestrata. L’omicidio, avvenuto nel corso dell’ ennesima lite, lo scorso 5 agosto.

É allora che, intorno alle 15, il figlio 42enne e il padre  hanno un violento litigio. Questa volta però il figlio reagisce con violenza. Picchia il padre a pugni e calci. Si avventa su di lui con tale violenza da fracassargli lo sterno. Ferite letali per il 69enne, che muore nella cucina di casa sua. E il cadavere resta tra le mura domestiche fino alla notte tra il 5 e il 6 agosto, quando D.F.G e sua sorella decidono di avvolgere il corpo in un grosso sacco di tela e trasportarlo lontano. Caricato su un fuoristrada Toyota, i due lo abbandonano in località Occiano di Montecorvino Rovella e lì gli danno fuoco.

Una notte e un giorno per decidere di denunciare la scomparsa del genitore, senza immaginare che la segnalazione ai carabinieri non li avrebbe liberati per sempre dal loro padre-padrone. Tutt’altro.

IL COMUNICATO UFFICIALE DEI CARABINIERI. 

Nelle prime ore della mattinata odierna i militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Salerno e della Compagnia di Battipaglia hanno eseguito un fermo di polizia giudiziaria, emesso dalla locale Procura della Repubblica (d.ssa Cardillo) nei confronti dei fratelli D.F. G. (del ’72) e D.F. S. (del ’70), entrambi di Montecorvino Pugliano (SA), ritenuti responsabili il primo di omicidio volontario e distruzione di cadavere e la seconda di concorso nel reato di distruzione di cadavere.

Il 6 agosto scorso, infatti, un pastore aveva segnalato ai Carabinieri di Montecorvino Rovella (SA) la presenza di un cadavere completamente carbonizzato, lasciato ai bordi di una strada interpoderale. Dal rinvenimento del corpo, del quale rimaneva solamente una parziale preservazione del volto e un orologio di metallo al polso, sprovvisto di documenti o di altro che ne agevolasse l’identificazione, hanno avuto inizio una serie di attività di indagine, con l’intervento sul posto della Sezione Investigazioni Scientifiche del Reparto Operativo di Salerno, che ha operato congiuntamente al medico legale un primo esame esterno, determinando la natura omicidiaria dell’evento.

La ricostruzione della scena del crimine ha consentito di stabilire che la vittima, un uomo della verosimile età di 60-70 anni, senza denti e di corporatura esile, aveva subito violente percosse, con sfondamento dello sterno e fratture multiple, era stata occultata in un sacco di stoffa, legata con nastro adesivo e fili elettrici alle mani ed ai piedi e trasportata sul luogo del ritrovamento, ove veniva rinvenuta completamente carbonizzata.

La svolta alle investigazioni ha avuto luogo nella mattinata di ieri 7 agosto, quando una donna di Montecorvino Pugliano (SA) si è recata presso la locale Stazione Carabinieri per denunciare la scomparsa del marito, tale DI FRANCESCO Romano, 69enne del luogo. La donna, infatti, ha riferito ai Carabinieri che il congiunto si era allontanato dall’abitazione nel pomeriggio del 5 agosto, senza rientrare, dando poi una descrizione fisica che per analogie di età e tratti somatici è stata immediatamente messa in relazione al soggetto trovato carbonizzato.

 

 

 

L’immediata attività investigativa, condotta congiuntamente dal Nucleo Investigativo di Salerno e dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Battipaglia, anche attraverso attività tecnica e a seguito di una puntuale ricostruzione della dinamica dell’omicidio, ha consentito di:

–       appurare che la vittima era effettivamente DI FRANCESCO Romano di Montecorvino Pugliano (SA), coniugato, pregiudicato per reati contro la persona e il patrimonio;

–       ricondurre la responsabilità dell’omicidio al figlio D.F. G. che, nelle prime ore del pomeriggio del 5 agosto u.s., nel corso di una colluttazione scaturita nell’abitazione della vittima a causa di violenta aggressione del padre nei confronti della madre (M.A., 67enne) e della nipote, avrebbe colpito il proprio genitore con calci e pugni, cagionandogli lesioni mortali. L’indagato avrebbe successivamente occultato il cadavere all’interno di un sacco, lasciandolo nella cucina dell’abitazione fino a tarda notte;

–       riscontrare il ruolo della figlia della vittima, D.F. S., che, pur non presente al momento dell’omicidio, una volta rincasata avrebbe agevolato il fratello nel trasporto del cadavere e nella distruzione sul luogo ove è stato rinvenuto;

–       escludere ogni genere di coinvolgimento, nell’efferato delitto, di forme di criminalità comune ovvero di tipo organizzato.

 

Nel corso dell’ispezione presso l’abitazione della vittima e dai rilievi tecnici esperiti dalla Sezione Investigazioni Scientifiche è emerso che DI FRANCESCO Romano non ha mai lasciato la propria abitazione, dove sono state rinvenute e repertate tracce ematiche riconducibili alla stessa vittima, ritenute compatibili con la ricostruzione del fatto delittuoso. Durante la perquisizione domiciliare è stata sequestrata una pistola cal. 7.65 tipo “Mauser” illecitamente detenuta dalla vittima.

 

Gli arrestati, che in sede di interrogatorio hanno reso piena confessione al PM avvalorando così pienamente le ipotesi investigative oggettivamente risultanti dalle attività d’indagine, sono stati associati presso la Casa Circondariale di Salerno, a disposizione dell’Autorità giudiziaria.

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8 COMMENTI

  1. E pensare che questi ragazzi potevano essere tra noi, magari passeggiando per Salerno, e se gli scattava la molla? Cosa poteva succedere? Mah, la gente è uscita pazza!!!!

  2. Una persona cosi onesta e un gran lavoratore chissà come ci sara finita cosi…….ma nadate a lavorare altrimenti se siete delinquenti questo vi meritate

  3. Gia li avete condannati i figli. Uno che subisce vessazioni non solo le subisce ma è pure subito sospettato proprio perchè sarebbe normale reagire!

  4. Chiamarti imbecille sarebbe farti un complimento, ma hai letto almeno l articolo o ti sei soffermato al titolo, e hai fatto questa uscita infelice? Rileggi bene, che parliamo di persone che hanno subito abusi e violenze per 40 anni, e alla fine uno ha reagito, non sara’ mai il tuo caso si e’ capito, tu anche tra 40 anni prenderai schiaffi da chiunque senza reagire e giu a pecoroni. Stai zitto perbenista di merda, almeno se vuoi esprimerti non farlo sulle apparenze, ma cerca di capire cosa c’e’ dietro coglione.

  5. provo una tristezza infinita al pensiero che un padre possa farsi odiare tanto dai propri figli. Il mio papino era adorabile e mi manca tanto.

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