Castellabate: Cittadinanza onoraria a Giulio Scarpati

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giulio_scarpati«Con questo Consiglio comunale – spiega il sindaco Costabile Spinelli – compiamo un atto formale con il conferimento della cittadinanza onoraria, ma è soprattutto la formalizzazione di sentimento insito nella popolazione di Castellabate che già considera Giulio Scarpati un concittadino, in quanto frequenta e appartiene a questi luoghi. È, insomma, il coronamento di una cittadinanza già percepita dalla gente».

 

INTERVISTA A GIULIO SCARPATI

Lei oggi riceve la cittadinanza onoraria di Castellabate. Ne ha già avute altre?

È la prima, ma anche quella che sento più vicina. Mio padre e mia madre, ma prima ancora mio nonno, venivano in vacanza a Licosa. Io ci trascorrevo quattro mesi da bambino, è un luogo che per me ha un significato particolare. I primi tempi c’erano solo contadini e noi condividevamo la loro vita, non usavamo l’elettricità ma il petrolio. Un’esperienza inconsueta in un posto magico e oltremodo bello. Conosco tutti i sassi e gli scogli di Punta Licosa perché stavamo per ore al mare, prendevamo con una rete i pesciolini da dare al gatto. E poi facevamo la vendemmia, il vino, l’olio, i pomodori, i fichi secchi. Per questo mi fa piacere ricevere la cittadinanza onoraria di Castellabate. È un luogo che ho frequentato in tanti modi e conosco tante persone che mi hanno raccontato le loro storie.

C’è solo questo aspetto autobiografico?

No, in questo momento mi sembra importante dare testimonianza e far conoscere questi luoghi nella loro bellezza, per valorizzarli, renderli sempre più vivibili e migliorare la qualità dell’offerta culturale. Qui il turismo non è solo quello mordi e fuggi del mare, ma può essere incentivato dalle specialità gastronomiche, il vino ad esempio è molto migliorato nel Cilento, oltre alle mozzarelle che sono il  numero uno. Tutto ciò va accompagnato con uno sguardo a lungo termine che pensi alle generazioni successive. Il Cilento e le altri parti d’Italia soffrono di questa stessa difficoltà. Se riusciremo a coniugare la tradizione e il futuro avremo vinto la scommessa del Paese.

Il libro “Ti ricordi la casa rossa?” è un atto di amore verso sua madre, ma anche verso questa terra. C’è un particolare episodio o ricordo d’infanzia legato al Cilento?

Ci sono due episodi raccontati nel libro che sono significativi delle contraddizioni di questi luoghi bellissimi: da un lato, la grande bravura di alcuni artigiani nel costruire i muri a secco, con le giovani donne che a questo scopo portavano pietre gigantesche sulla testa, o anche i pescatori che solo dal tocco ti dicevano quale pesce fosse dimostrano grandi capacità e creatività. Dall’altro lato, c’è una sorta di rassegnazione fatalistica. Ricordo un incendio che minacciava le case, noi corremmo per aiutare i contadini a spegnere il fuoco, ma quelli vollero offrirci il caffè. È una metafora che riguarda tutta l’Italia, quando la rassegnazione prevale sulla speranza.

Quando le persone che la incontrano a Castellabate cosa fanno? La trattano da vip o da uno di casa?

Alcuni mi riconoscono per la mia professione di attore, altri perché mi hanno visto crescere. C’è con loro un legame quasi familiare. Un bambino mi ha chiesto perfino se sono nato qui. Mi sento parte di una comunità dove rimane un forte il legame tra le persone, che è poi la risposta migliore alla crisi, ovvero agire come comunità e non come singolo.

Dopo questi giorni di riposo nel Cilento quali impegni la aspettano?

Proseguirò con vacanze intermittenti, poi inizia il lavoro e non so ancora se riuscirò a tornare a Licosa per un weekend lungo. Mi sono riempito di mare e sale, adesso mi tocca anche lavorare. Ho un progetto teatrale da imbastire a cui tengo molto, letture in gito per l’Italia e progetti televisivi a medio termine.

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