Crescent, Italia Nostra e comitato “No Crescent” chiedono sequestro “sub comparto 1” di Santa Teresa

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Lungomare_Piazza_Libertà_Crescent_De_Luca_6Italia Nostra e il comitato No Crescent hanno depositato in Procura un corposo dossier con documentazione tecnico – fotografica con la quale si invitano gli inquirenti a richiedere il sequestro preventivo dell’area limitrofa al “sub comparto 1” di Santa Teresa.

L’area interessata dai lavori riguarda il nuovo corso del torrente Fusandola, in prossimità della nuova foce, essa è parte integrante del progetto del Pua a firma Bofill le cui autorizzazioni paesaggistiche -come noto- sono state annullate dal Consiglio di Stato.

Italia Nostra e il Comitato No Crescent, al riguardo, hanno presentato istanza di accesso agli atti alla Soprintendenza.

E’ paradossale che il comune invece di eseguire lavori finalizzati alla mitigazione del rischio idraulico del torrente esegua lavori di “facciata”, anche di cospicua entità, in un’area adiacente il comparto oggetto di sequestro penale. Le associazioni hanno più volte denunciato a tutti gli enti competenti la sistematica occlusione della nuova foce artificiale del Fusandola.

Le associazioni hanno inoltre presentato agli inquirenti tutti i verbali relativi al tavolo tecnico sul Crescent in corso di espletamento.

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28 COMMENTI

  1. Sul serio basta…siete ridicoli e malvisti dalla maggioranza dei Salernitani.

  2. E jà a vulit finì i fa stì iacuvell,facit semp chell,mo stat diventando stantiv va finì che pure a procura si sfastarea, stà divendando na fissazione a vostra,stann tant cose chiu importante e voi pensat semp a stess cosa,pe fa na schiattiglia ai salernitani e a u Sindaco e nun o sapit che poi addventate ammuscianti,io se fosse a vui voless sapè pur per quale motivo a fetenzia do chiavicone nun va chiù a mare,tant i chiancarell e o chiavcone era il fiore all’occhiello di italia nostra,a munnezz è il vostro orgoglio.COMITATO NO CRESCENT E ITALIA NOSTRA FACITC STA QUIET,COME VE LO DOBBIAMO FAR CAPIRE CHE I SALERNITANIHANNO ACCETTATO IL CRESCENT.

  3. Ancora loro! Ma quando la finiscono di sabotare e bloccare? Questi grillini di Italia nostra non pensano mai ad altro?: a Salerno abbiamo altri problemi gravissimi, come il mancato Palasport per citarne uno….Insomma, quando la doppiafaccia De Leo se ne torna nella sua amata Napoli? Un salernitano verace che e’ stufo della guerriglia anti-Crescent dei finti ambientalisti e della De Leo.

  4. ma chist nun tenen nient a fa,e mo basta!

    ma iat a fatica’ .

    si vede che avete voi interessi privati.

    basta…………………………………

  5. ennesima puntata ….non la finiremo più. In medicina si chiamerebbe “accanimento terapeutico”con risvolti platealmente negativi per il paziente .Salerno non ha bisogno del finto ambientalismo dei figli di papà .

  6. E basta!!!! E fatela finita!!!!! Ma non hanno nulla da fare questi di Italia Nostra???????
    Su non prendetevela troppo: anche voi passeggerete per Piazza della Libertà all’ombra del Crescent.
    Dunque su con la vita e passate a qualcos’altro come ad esempio le nuove proposte di condono della Regione Campania nel napoletano.

  7. stralcio dall’articolo di Giovanni Staiano su Meteo.it riguardo l’alluvione del 1954 a Salerno, le piogge torrenziali degli ultimi anni dovrebbero insegnare, che la tutela del territorio e’ importatissima……..
    “La pioggia torrenziale provocò l’ingrossamento e lo straripamento di alcuni fiumi, a Salerno (Fusandola e Rafastia) e in provincia (Bonea, Reginna Maior, Reginna Minor), che provocarono gravissimi danni. A Salerno, le zone più colpite furono i rioni di Canalone, Annunziata, Olivieri e Calata San Vito, nella zona occidentale della città. 21 dei 107 morti non furono mai identificati. Ben 1712 famiglie persero la loro abitazione in città.
    In particolare, a Canalone morirono ben 41 persone. Qui il torrente Fusandola, che s’incunea nel terreno diventando un canale (da cui il nome del rione), s’ingrossò a causa della pioggia e delle frane su di esso cadute dal San Liberatore, travolgendo tutto ciò che incontrò sulla strada. La gigantesca mole di fango da qui si abbatté in Via Spinosa, dove crollarono alcuni palazzi e morirono 10 persone. Contemporaneamente, nel centro storico il Rafastia, che scorre al di sotto del manto stradale, s’ingrossò al punto da spaccare la strada (via Velia). Si creò nella zona un’enorme marea di fango, che corse in discesa per molti metri, distruggendo tutto ciò che si trovava davanti, fino a fermare la sua corsa davanti alla chiesa dell’Annunziata. Qui, i soccorritori videro uno spettacolo terrificante: un enorme ammasso di fango, alto fino alle insegne dei negozi, conteneva masserizie di ogni tipo e purtroppo numerosi cadaveri. Altri cadaveri furono ritrovati nella villa Comunale, altri ancora in mare, al largo di Santa Teresa, anche molti giorni dopo. Nel Rione Olivieri si assistette a un altro spettacolo orribile: una frana cadde dal costone roccioso e letteralmente divelse un intero palazzo (palazzo Mazzariello), che fu trascinato fino a mare. Si generò un incredibile enorme buco tra due alti palazzi, al posto del quale, prima, c’era il terzo palazzo. A Calata San Vito caddero alcune frane, provenienti dal Monte Carosello, su cui oggi sorge l’ospedale Da Procida, anche l’Irno straripò, travolgendo otto persone nel sonno.
    Il tutto avvenne di notte, rendendo ancora più problematici i soccorsi, che furono, in molti casi, eroici. Gli Ospedali Riuniti San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno, all’epoca ubicati in Via Vernieri, si riempirono di feriti. L’ospedale si rivelò incapace di accogliere tutte le richieste sopraggiunte e fu proprio in quella circostanza che, per la prima volta, si ventilò l’ipotesi di creare un nuovo nosocomio a Salerno. I tempi burocratici fecero però slittare l’inaugurazione del nuovo ospedale di San Leonardo addirittura al 1980.
    Durante quella tragica notte, anche quando cominciò ad apparire evidente la gravità della situazione, la reazione delle istituzioni cittadine fu lenta a causa del fatto che Salerno era priva, in quel periodo, di una guida amministrativa. Il Consiglio Comunale era stato sciolto nel 1953 e il commissario prefettizio Lorenzo Salazar non risiedeva in città ma a Napoli. Inoltre, in Prefettura, vi era stato un cambio della guardia giusto il giorno prima dell’alluvione, con l’insediamento di Umberto Mondio.
    All’indomani della tragedia, Salerno si trovò ad affrontare il grande problema dei quasi diecimila sfollati. Molte case di Canalone, del centro storico e di Calata San Vito erano completamente distrutte. Fu a questo punto che l’Italia mostrò tutto il suo buon cuore, donando molti milioni in beneficenza, in vari modi, ma soprattutto attraverso la “Catena della fraternità”, organizzata da Vittorio Veltroni, speaker televisivo, padre del noto Walter, ex sindaco di Roma e leader del PD. Nei primi giorni giunsero a Salerno materassi, coperte e viveri necessari per gli sfollati. Ma, in seguito, arrivarono molti fondi, e anche il governo, presieduto dall’onorevole Scelba, elargì numerosi contributi per la ricostruzione della città. Fu in quel momento che cominciò la costruzione della nuova Salerno, quella a est della stazione ferroviaria. Gli sfollati furono sistemati dapprima in case popolari nella zona di Santa Margherita e Pastena (case ancora oggi abitate). In seguito, attraverso l’operato del sindaco Menna, si decise di costruire interi nuovi quartieri in queste zone. Oggi la zona orientale di Salerno è la più densamente abitata della città.
    Tra tanti lutti e drammi vissuti in città, ricordiamo un bell’episodio: il piccolo Mario Caputo, di quindici mesi, fu ritrovato vivo e in buone condizioni di salute ben tre giorni dopo l’alluvione, era all’interno della sua culla, che galleggiava in una pozza d’acqua. Il ritrovamento destò grande gioia nella folla che vi assistette.
    In tutto si contarono (fra morti e dispersi) 318 vittime, 250 feriti, e quasi 10.000 senzatetto. I danni superarono i 50 miliardi di lire dell’epoca. A Salerno le vittime furono 107 e circa 100 anche i feriti, a Vietri sul Mare le vittime furono oltre 100, a Cava de’ Tirreni 37, 37 come già scritto i morti anche a Maiori. Più di 6000 volontari accorsero tempestivamente sui luoghi devastati, prodigandosi insieme ai Vigili del Fuoco e ai militari negli aiuti alle popolazioni colpite.
    Alfonso Gatto sulle pagine del settimanale Epoca scrisse “Sono note, scritte in fretta in questa notte. Il giornale deve uscire e io sono nato a Salerno, conosco piazza Luciani e Porta Catena, quel palazzo Olivieri che dalla strada di Vietri come un piccolo grattacielo scende al mare di via Ligea: sono i luoghi del nubifragio ed erano i luoghi dell’amore, delle prime malinconiche affacciate con la testa sulle mani alla terrazza del golfo. Mi hanno telefonato molti amici. Salerno sono io, Amalfi è Afeltra intento al Corriere a pensare grandi titoli di lutto per la sua piccola repubblica…”. Sulle pagine del Corriere della Sera, infatti, l’amalfitano Gaetano Afeltra scrisse pochi giorni dopo la catastrofe: “La situazione è tragica, ma c’è una pallida luce di speranza nel cuore della gente. Della mia gente”. Per cercare di recuperare dal fango quel mondo cancellato in un attimo, la gente scavava. Non tanto per la salvezza di quel poco che aveva, ma per la memoria di quelle cose. Orio Vergani sul Corriere dell’Informazione si espresse così: “Le genti del Sud levano verso noi, dalle vecchie immagini e dalle nuove, una mano che non è mendica: che anzi è pudica e che vuole essere, semplicemente, come lo è, fraterna. Così la Stampa di Torino il 27 ottobre del 1954: “Circa trecento morti e altrettanti feriti, di cui una cinquantina gravi, sono fino alle 24 il tragico bilancio umano dell’alluvione… Gigantesche frane di migliaia e migliaia di tonnellate hanno isolato fino a questo pomeriggio alcuni dei paesi più colpiti dalla sciagura”.
    Il presidente della Repubblica Luigi Einaudi arrivò sul posto dopo tre giorni. L’opera di ricostruzione fu lunga e piena di problemi a causa di molti speculatori che individuarono in quell’occasione un modo per arricchirsi sulle nuove opere che avrebbero modificato intere aree. Alfonso Menna, allora funzionario comunale (divenne sindaco di Salerno due anni dopo), dirà in un’ intervista “L’alluvione di Salerno è stata una delle calamità più gravi della storia europea. La natura aveva potuto infierire sugli uomini anche perché gli uomini non avevano saputo difendersi con una lungimirante politica di tutela del territorio”. E Giorgio Amendola indicò la “lezione di Salerno” come nefasta, accusando la classe politica di aver speso a scopi elettoralistici stanziamenti ingenti che “sarebbero stati meglio impiegati per opere di difesa dei centri abitati”.
    Giovanni Staiano

  8. Lo scandalo è che le onlus nn devono rispondere penalmente ed economicamente dei fastidi che arrecano . I magistrati però potrebbero pure valutare se ci sono gli estremi ****

  9. …Sig.ra Rita potrebbe spiegarci dettagliatamente la traccia del Fusandola monte mare e magari anche del Rafastia ??? grazie…

  10. Hanno stancato!..nel senso che la loro unica ragione di vita e’ il Crescent!..ripeto,non e’ un associazionismo disinteressato ma un vero e proprio schieramento poolitico,pseudoambientalista e basta..

  11. La lunga rievocazione, fatta da Rita, della tragica alluvione del 1954 sta a dimostrare che, con o senza la deviazione della foce del torrente Fusandola, in occasione di perturbazioni eccezionali, nulla potrebbe evitare la rovinosa esondazione di acqua e fango.
    Non vedo quindi quali sono i possibili danni paventati dagli estensori del ricorso.

  12. Da quanto leggo mi rendo conto che le ultimi alluviani, Sarno, Liguria, Atrani, Puglia…….. non hanno insegnato nulla.
    La natura fa il suo corso, ogni qualvolta avviene l’esondazione di un fiume, il fango e l’aqua seguono il percorso originario del letto dei fiumi, distruggendo ogni cosa sul loro cammino, anche se ci sono costruzioni.
    Quanti fiumi sono stati sotterrati, deviati in nome della speculazione edilizia, della cementificazione a qualsiasi costo?
    Non e’ necessario essere ambientalisti, conoscere il percorso di un fiume dalle sue origini alla foce, e’ senso civico e’ rispetto della natura, del territorio in cui si vive; ci sono professionisti deputati a verificare se un territorio deve essere tutelato e non ci si puo’ costruire, che contribuiscono a redigire il piano urbanistico di zona per i singoli comunie al quale bisogna attenersi ogni qualvolta si chiede una licenza edilizia.
    Non e’ “la natura che deve adeguarsi alle grandi architetture dell’uomo” (cit. De Luca), ma e’ l’uomo che deve costruire ed edificare nel rispetto della natura e del territorio a tutela dell’ambiente e della vita dell’uomo.
    Mi dite altrimenti a cosa serve il piano urbanistico di zona, perche’ nel costruire bisogna verificare se su quel territorio si puo’ edificare e verificare il sistema idrogeologico del territorio?
    Cosa sono invenzioni degli ambientalisti? o norme fondamentali da rispettare affinche’ un comune dia il consenso a costruiire?
    Questo si chiama rispetto della natura e delle vite umane!
    La politica con il buon senso non c’entra niente, sono gli speculatori (sia essi politici o no) che hanno interesse a far apparire che tutto sia bene anche a costo del sacrificio del territorio e delle vite umane.
    Dopo le morti le devastazioni e’ inutile cercare di chi e’ la responsabilita’, bisogna fermare prima la cementificazione selvaggia, se e’ necessario senza interessi privati. Questa e’ tutela dell’ambiente e del territorio.

  13. figli di papà… che hanno trovato il modo per stare al centro dell attenzione! ma jatevenn… siete diventati una barzelletta

  14. Sig Rita, e come mai dopo l’alluvione fu costruito il palazzo INAIL,e come mai fu fatto il jollj hotel, oggi non è piu importante che Italia Nostra si interessa del fiume Sarno,lo sa lei che è tanta preparata i danni che arrecherebbe quel fiume,oppure dei costoni rocciosi che da Via Indipendenza fino in costiera sono pericolosissimi e chi diede i permessi alla pompa di benzina o al ristorante 2 fratelli a farli ubbicare sotto le rocce, guarda caso ora per lei il problema è il Crescent,prima Italia nostra non si è mai interessata del Fusandola, non scherziamo sull disastro del 54 per fare i bellil,vedi che io abitavo al porto e avevo 8 anni.Le ricordo dove stava lei quando tutto il parco Arbostella è stato costruito su un torrente che oggi grazie al Sindaco ha evitato altri allagamenti,oppure che fece Italia Nostra quando una parte del quartiere Italia e stato costruito su u torrente che esiste ancora ,sappia che sotto le fondamenta esiste un lago, quindi io deduco che Italia nostra fa la guerra dove conviene,oggi sono colpiti i salernitani e l’amministrazione comunale.

  15. Avete fatto spopolare una città intera per il Vs pseudoambientalismo iatevenn a Napuli e non rompete l’anima…. Salerno città per anziani per colpa di questi cog…….. ****

  16. No caro Enzo, questi sono gran figli di mammà con una sub cultura massificata verso il basso.

  17. DeLuchini smettetela di rosicare: il Crescent andrà giù! La piazza si è già avviata spontaneamente alla demolizione…

  18. Gentile Signora Rita,
    ho letto i suoi due interventi con i quali, in definitiva, traspare, ma non tanto, la sua opposizione alla cosiddetta cementificazione ed in particolare, per la questione attualmente trattata da sedicenti ambientalisti (hanno uno strano modo di ragionare che potrei dilungarmi a chiarire), al Crescent che fa bella mostra di sé persino adesso che non è ancora completato.
    Nel ’54 io ero ancora in Via Madonna del Monte dove ero nato. La mia casa era situata proprio tra due poli di massima devastazione e, per fortuna protetto dalla massicciata ferroviaria, non ci accadde nulla. Conosco quindi bene la zona ed ancora oggi ci torno per trovarci quelle aberrazioni che proprio la cementificazione, già dagli anni ‘60, raggiunse il culmine con l’edificazione di fabbricati che se guarda dal porto si accorge di quanto sono assai più deturpanti del Crescent. Più in basso di via Monti, detta così per abbreviazione, al di sopra di quello che era un ex convento, divenuto poi Comando militare, scorreva tra le terre che non erano ancora del tutto cementificate, quel torrentello denominato Fusandola. Ebbene, in breve, anche quella zona fu cementificata, costringendo l’alveo di quel torrentello ad essere deviato ed incanalato. Le aggiungo poco: in uno di quei palazzi, non voglio farne il nome, risiede il massimo esponente cittadino di Italia Nostra.
    Sa qual è quello strano modo di ragionare? Che ogni volta che qualcuno viola la buona volontà, immediatamente il medesimo provvede ad appellarsi a regole che egli stesso ha di conseguenza sottoscritto affinchè, sottolineo, quello che è già successo non abbia più a verificarsi e si diventa ambientalisti per il proprio tornaconto. Insomma si difende quel proprio che è stato conquistato, diciamo, in assenza di regole. Poi sostengono quelli che le fanno, certi anche in prima fila (perché hanno tanto da difendere o ancora da guadagnare).

  19. Complimenti signora Rita per il contributo di informazioni che ci sta illuminando,Lei frusta con la penna tutti questi saccenti soloni che credono di sapere.Complimenti e grazie.

  20. io nel 1954 non ero ancora nata, sono nata nel 1960, la memoria storica mi e’ stata tramandata dai miei genitori.
    So perfettamente che dopo l’alluvione si e’ costruito in modo dissennato senza tener conto di alcuna regola in materia di edilizia, soprattutto la parte orientale di Salerno.
    Non e’ necessario essere un’ambientalista per capire che e’ un dovere dell’uomo tutelare l’ambiente e il territorio.
    Se nel passato si e’ sbaglaito e oggi si stanno pagando gli errori della passata speculazione edilizia, perche’ dobbiamo continuare a sbagliare a deturpare il territorio, a ferirlo per i propri interessi personali?
    Quell’area andava sanata, bonificata, recuperata e restituita alla citta’, ma non offenderla e costuire un condominio privato che alla citta’ non dara’ nulla, se non a pochi.
    La piazza della Liberta’ e’ crollata? e’ costruita sulla sabbia.
    Ma possibile che la maggior parte di quelli che scrivono non hanno senso critico, non riescono a ragionare con la propria testa e nell’interesse di tutti?
    De Luca passa, i danni restano anche e soprattutto per le future generazioni.

  21. Continuate così, vi state screditando con le vostre mani. Anche la magistratura più scellerata vi direbbe che vi state arrampicando sugli specchi come solo chi ha un doppio fine può fare. Siete vergogonsi!

  22. x Antonio, la normativa in materia di edilizia parla chiara, credo che sugli specchi si sta arrampicando lei e chi vuole continuare a difendere un’opera che di pubblico non ha niente, la magistratura sta facendo chiarezza se tutte le norme e le regole sono state rispettate.
    Inoltre, sta lavorando per tutti i cittadini e a tutela dell’ambiente e del territorio, cosa che e’ dovere di ogni cittadino, anche il sindaco, rispettare.
    Credo che si dovrebbe vergognare chi come lei non ha argomentazioni valide per sostenere le sue idee, ignora o vuole ignorare la legge e vuole imporre per verita’ assoluta cio’ che forse non e’.
    Chi vuole chiarezza e verita’ non ha doppi fini, forse ne hanno i committenti.

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