Vesuvio: geologi, esercitazioni per vedere se piani di emergenza funzionano

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vesuvioIn Campania “non tutto è stato fatto bene nell’affrontare il rischio Vesuvio”, “ci sono molte cose da perfezionare, ma potremo farlo dopo aver provato i piani per vedere cosa non funziona”. Lo ha detto Gian Vito Graziano, presidente dell’Ordine nazionale dei geologi, nel convegno nazionale dei geologi sul rischio vulcanico in corso a Napoli. Sui piani di emergenza, Graziano spiega che “bisogna chiedersi se vanno perfezionati per un ragionamento a monte o se si è fatta una prova e qualcosa non ha funzionato. Come faccio a valutare l’efficacia di un piano se non lo provo sul campo? Se non faccio un’esercitazione? Credo che su questo non si sia fatto molto. Ci vorrebbero più esercitazioni che sono l’esito finale di un percorso di informazione che dobbiamo cominciare a dare in modo sistematico ai cittadini. Se la cittadinanza non ha acquisito perfettamente cosa fare nel momento della paura, i piani di protezioni civile in un’area così densamente abitata come quella vesuviana non sono efficaci”.
Purtroppo a Napoli, conclude Graziano “quando si parla di rischio vulcanico il cittadino pensa che stia succedendo, qualcosa. Forse anche oggi dopo questo convegno qualcuno penserà che ci sono rischi. Non sta succedendo nulla e per fortuna abbiamo tempo per portare informazioni ai cittadini”. Per affrontare il rischio vulcanico del Vesuvio è necessario “un percorso parallelo ai piani di emergenza, che abbia come obiettivo il diradamento della popolazione nelle aree a rischio. E’ questa l’unica strada da percorrere per evitare un fiume di profughi alla disperata ricerca di alloggi e sostentamento”. Lo ha detto Francesco Peduto, presidente dell’ordine dei geologi della Campania, nella giornata sulla riduzione dei disastri naturali organizzata dall’Ordine nazionale dei geologi.
Peduto ha rilevato che tutto il territorio della Campania è classificato a rischio sismico e che, su 551 comuni, ben 129 ricadono in aree ad alto rischio e 360 in aree a rischio medio. In queste aree vive oltre il 90% della popolazione e ci sono circa 900.000 edifici pubblici e privati, tra cui 4.608 scuole e 259 ospedali: di queste strutture, ha sottolineato, più del 70% non sono state costruite con criteri antisismici. “Il Vesuvio – ha spiegato – per ira gode di ottima salute. Per questo possiamo parlare con serenità delle cose che non vanno, a partire dal nuovo piano di evacuazione e di emergenza cui si dovrebbe affiancare un progetto per il diradamento delle popolazioni in quelle aree”. Il problema, ha proseguito,”sarebbe gestire nel momento dell’emergenza 700.000 persone che vivono nella zona rossa, ma la cifra arriverebbe a due milioni con quelli che che vivono nelle aree circostanti, fino alle province di Avellino e Caserta. Si potrebbero pensare incentivi con posti di lavoro altrove”. Sulle costruzioni abusive nelle aree a rischio, Peduto ha detto che “ci sono migliaia di edifici da controllare per verificarne la tenuta, ma anche la posizione, perché potrebbero trovarsi in territori a rischio idrogeologico”.
Per l’assessore alla Protezione civile della Campania, Eduardo Cosenza, “l’edilizia nella zona rossa è ferma da dieci anni e nello stesso periodo la popolazione è diminuita del 4-5%, un calo di circa 20.000 persone. E’ chiaro che si deve fare di più con politiche sull’allontanamento, ma non è facile perché nessuno si vuole allontanare”. Per Cosenza, inoltre, ”l’abusivismo non sanato deve essere abbattuto senza pietà, ma gli edifici condonati devono essere messi in sicurezza. C’è chi dice che non si dovrebbe intervenire sui solai per paura che si possa approfittare per costruire altri manufatti abusivi, ma questo non può frenare la messa in sicurezza”.
Fonte Ansa
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