Salerno, vertenza Coin: protestano i dipendenti davanti al negozio

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Protesta_COIN_lavoratori_1Giornata di protesta dei dipendenti di Coin che questa mattina hanno manifestato davanti al negozio in attesa dell’incontro fissato per lunedì in Prefettura. I dipendenti con cartelli e striscioni hanno invitato i clienti a sostenerli in questa loro battaglia per salvare il posto di lavoro. “Crediamo non ci sia la volontà di tenere aperto questo punto vendita a Salerno”. Entro il 31 gennaio dovrebbe avvenire la chiusura dello storico punto vendita ubicato su Corso Vittorio Emanuele. Un destino che sembra già scritto e contro il quale si oppongono con forza sindacati e 13 lavoratori. Proprio per manifestare appieno la tensione sociale vissuta dai dipendenti COIN, la Filcams e la Fisascat hanno indetto una mobilitazione del personale che prevede lo sciopero per gli interi turni di lavoro iniziata sabato 10 gennaio e che continuerà domenica 11 e lunedì 12 gennaio con presidio presso il punto vendita sul Corso.

IL TAVOLO IN PREFETTURA. Intanto la FILCAMS CGIL e la FISASCAT CISL di Salerno accolgono con favore la convocazione ottenuta presso la Prefettura di Salerno per la mattinadi lunedì 12 gennaio, dimostrando così sensibilità da parte dell’Istituzione. Il punto vendita occupa 13 lavoratori il cui futuro sembra segnato da quella che appare una decisione irreversibile dell’Azienda, eppure gli uomini e le donne che lavorano nel punto vendita e le Organizzazioni Sindacali che li rappresentano non disperano che una soluzione sia ancora raggiungibile, magari proprio approfittando del tavolo prefettizio.

Secondo il segretario provinciale Filcams Cgil, Maria Rosaria Nappa: “la situazione diventa ancora più critica dal momento che, per adesso, non appare possibile una ipotesi di ricollocamento per questi tredici dipendenti. Abbiamo anche chiesto all’azienda di assorbire i lavoratori in altri sedi. Loro sono disposti anche ad eventuali trasferimenti, ma per ora nessuna risposta in merito. A questo si aggiunge il rammarico che un marchio storico come la Coin abbandoni la piazza di Salerno, scomparendo definitivamente dalla nostra provincia. Aspettiamo – rimarca il segretario Nappa – di partecipare all’incontro con il Prefetto che ringraziamo per la sensibilità dimostrata. Non trattandosi, questo, di un servizio essenziale poteva anche non accordarci l’incontro e invece ha compreso il disagio e la disperazione di tante famiglie. Alla riunione ci sarà anche l’azienda che dovrà illustrarci le decisione che intenderà prendere. Per l’incontro di lunedì, abbiamo chiesto – conclude – anche un interessamento al Comune di Salerno, dal momento che, vista la metratura del negozio, e’ di propria competenza la gestione”.

LA PROTESTA DEI LAVORATORI DELLA COIN

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2 COMMENTI

  1. Coin è una azienda privata che produce profitto e non assistenzialismo.Con la crisi tutti i punti vendita sono in ristrutturazione e in ridimensionamento.In economia questa e una logica da libero mercato,unica verità creare ricchezza,quindi smettetela con le sceneggiate fatte dal vostro sindacato e rimettetevi in gioco.Non ci sono altre verità o miracoli.Preferite l’economia statale??? Ma quella è fallita,si chiamava economia pianificata dello stato=Comunismo morto e sepolto.
    Un liberale nel libero mercato.

  2. Caro mio,quando ti ritroverai in mezzo ad una strada perché nessuno è insostituibile e prima o poi arriverà qualcuno a prenderti il lavoro ripensa alle tue parole.C’è gente di quasi 60 anni che non può certo rimettersi in gioco come dici tu.Il liberalismo sfrenato e la libera circolazione di merci e persone di cui ti fai “portavoce” sta producendo i disastri che vediamo ogni giorno,se tu pensi che l’unica verità è la produzione di ricchezza ti attende una ben misera vita,la ricchezza così prodotta è e sarà in mano a pochi,a multinazionali e grandi gruppi d’affari che hanno tempo e mezzi per rimettersi in gioco,agli altri fessi che credono di produrre ricchezza perché si sentono parte di questa fortunata categoria pur non essendolo attendono tante e tante delusioni.Ti sfugge che una ex-commessa,per di più disoccupata,non ha i mezzi per aprire un’attività,né la capacità di elusione del fisco che hanno i grandi,né il loro accesso al credito.

    Ma pur volendo se ora i dipendenti andranno in cassa integrazione secondo te chi la pagherà?Tu,io,noi.

    Mario

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