La tentata dissociazione camorristica del ’94 nell’ultimo libro del giornalista Massimiliano Amato

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libro_trattativa_stato_mafiaIl 16 febbraio del 1994 una Fiat Tipo piena di armi venne fatta ritrovare in un garage di corso Garibaldi, nel pieno centro cittadino di Salerno, proprio di fronte all’ingresso principale del Palazzo di Giustizia. Fu un fatto che destò enorme impressione in città, ma pochi riuscirono a coglierne il senso preciso.

In realtà, quel clamoroso ritrovamento fu una delle tappe salienti, probabilmente la più importante, di una trattativa che un ampio fronte di detenuti per associazione camorristica aveva avviato da mesi con le istituzioni per il tramite del vescovo di Acerra, monsignor Antonio Riboldi. A Salerno, il presule ebbe come interlocutori l’allora coordinatore della Direzione distrettuale antimafia, il pubblico ministero Alfredo Greco, e l’avvocato Diego Cacciatore, figura storica del Foro cittadino, difensore del boss di Scafati Pasquale Loreto.

 

Dopo la strage di Capaci, dunque, lo Stato si trovò a trattare non solo con la mafia, ma anche con la camorra. Molti boss e gregari dell’organizzazione criminale campana erano infatti pronti a deporre le armi, dissociandosi. È quanto rivela, con un approfondito lavoro di scavo in fonti, documenti e atti processuali dell’epoca, il giornalista e scrittore Massimiliano Amato nel suo ultimo libro, “L’altra trattativa. La vera storia del fallito accordo Stato-camorra”, edito per i tipi della casa editrice napoletana Cento Autori, da qualche giorno sugli scaffali di tutte le librerie italiane.

 

L’idea di superare la stagione dei pentimenti attraverso una ‘resa di massa’ nacque nello studio di un noto legale napoletano, Saverio Senese, difensore di Angelo “Enzuccio” Moccia, boss di Afragola e numero 3 della Cupola di Nuova Famiglia, dietro Carmine Alfieri e Pasquale Galasso. La proposta di Senese, che negli anni Settanta aveva fatto parte del pool di professionisti di Soccorso Rosso, era tutta racchiusa in un termine, dissociazione, che evocava un’altra stagione della storia italiana: quella degli anni di piombo.

 

Senese ne parlò don Riboldi, fin dai primissimi anni Ottanta impegnato nella trincea anticamorra. Il vescovo di Acerra, a sua volta, informò il ministro dell’Interno, Nicola Mancino, il quale inviò a Napoli il Capo della Polizia, Vincenzo Parisi, e quello della Dia, Gianni De Gennaro. In questo clima, s’inserì anche un tentativo di collaborazione del superboss della Nuova Camorra Organizzata Raffaele Cutolo, che nel carcere casertano di Carinola cominciò a parlare con lo stesso Greco e con il coordinatore dell’antimafia napoletana, Franco Roberti, attualmente Procuratore nazionale antimafia.

 

Quella di Cutolo rimarrà solo un’intenzione – chiarisce Amato – perché subito dopo il fondatore della Nco fece marcia indietro. Comunque, la trattativa andò avanti fino all’insediamento del governo Berlusconi, ma il netto rifiuto del capo storico dei Casalesi, Francesco ‘Sandokan’ Schiavone, mandò a monte l’intero progetto.

 

Il volume sarà presentato, su iniziativa dell’Associazione Laboratorio 20 di Salerno, lunedì 9 marzo (alle ore 18) alla libreria  La Feltrinelli di corso Vittorio Emanuele a Salerno.

 

Introdurrà il portavoce di Laboratorio 20, Nello De Luca. Previsti gli interventi di Michelangelo Russo, magistrato della Corte d’Appello di Salerno, Cecchino Cacciatore, avvocato del Foro di Salerno, Enzo D’Antona, direttore del quotidiano “La Città”. Modera il giornalista Franco Esposito, direttore di Telecolore Salerno. Reading dei testi a cura di Brunella Caputo, attrice e regista teatrale.

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