Salerno, Don Marco Russo (Caritas): “Le tenebre non si sconfiggono con le parole”

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cristo_maratea_salernoPer creare comunione e vivere la solidarietà Tutti ci affanniamo prima e durante la Santa Pasqua a inviare messaggi, messaggini, a fare buoni propositi ma poche volte ho visto continuare, dopo la Pasqua, la riflessione iniziata, promessa.

Quale il rischio?
Quello di ritrovarsi il prossimo anno a rimandare auguri, a inviare e fare promesse e così continuare all’infinito a far scorrere la nostra vita senza avere una crescita, senza una vita costruita mattone su mattone, senza una meta finale.
Tutti sappiamo che in questi giorni la Pasqua di Cristo genera la Chiesa: un nuovo popolo. Come l’Esodo è stata la Pasqua degli Ebrei, cosi il Cristo è la Pasqua della Chiesa.
Pertanto la logica della storia della salvez¬za è logica di comunione, di convocazione.
La realtà ultima verso la quale tutti noi siamo protesi non è la perfezione individuale, ma la comunione piena di uomini libe¬ri.

– Si, siamo “Liberi” perché liberati dal sospetto reciproco, dallo spirito di do-minio, dal desiderio di imporre la “propria” verità piuttosto che cer¬carla assieme, mettendosi al servizio degli altri.

– Sì, “Liberi” dalla logica del dominio, possiamo metterci in cammino per attuare una uma¬nità dove la diversità diventi celebrazione dell’unità e non una sua mortificazione.

Oggi, anche dopo i tristi avvenimenti, siamo consci che i cristiani sono nel cuore della storia.
E per noi, con le mani impastate nella quotidianità dell’uomo “povero”, la novità della Pasqua ci interpella radicalmente sul nostro mo¬do di intendere la vita e la solidarietà.

Nella Pasqua, annunciata, celebrata, e vissuta si rivela – ed è questo il primo aspetto, da far nostro e portare come frutto del cammino quaresimale, per noi tempo di conversione e di grazia, – la fedeltà e la solidarietà di Dio all’uomo, a ogni uomo.

Cristo, infatti, ha salvato l’uomo e la sua storia non respingendola, né criticandola dall’esterno;
l’ha salvata, invece, assumendola fino in fondo, vivendola pienamente, condividendola.

La salvezza si pone, a differenza del modo di vedere del mondo, nella linea della condivisione, della solidarietà e non dell’opposizione.

C’è, poi, un secondo aspetto: questa solidarietà si fa via di rivelazione.

Per il Cristo la solidarietà non è stata solo una dimen¬sione della sua esistenza, ma la costante, la logica, lo stile con cui si è attuata; non una delle sue caratteristiche quindi, ma la strut¬tura profonda.
Cristo ha dimostrato con la sua vita che l’unico modo per rea¬lizzare se stessi è quello di non possedersi, ma di donarsi, di conce¬pire la propria esistenza in termini di dono e di servizio.

Ma che si¬gnifica tutto questo per noi “oggi”, uomini e donne del 2000, sacerdoti e laici toccati dal Cristo Risorto.
Occasione per farci alcune domande, e dare risposte. Certi che desideriamo continuare il cammino intrapreso, di permettere al Risorto che si è fatto Via di non prendere scorciatoie, di non barattare la nostra vita; che non ci ha lasciato soli il Giovedì Santo ma è voluto rimanere tra noi attraverso il dono del suo Corpo e del suo Sangue; e di porci dietro di Lui obbedendo al comando di fare come Lui ha fatto.
Chiediamoci:
Sono certo che per me “Solidarietà” è accettare la realtà per quello che è e non per quel¬lo che ci piacerebbe che fosse.
Sono certo che per me il nostro tempo va accettato per quel¬lo che è: tempo di crisi, di incertezze, di ricerca di verità, di voglia di camminare assieme.
Lo sappiamo che “ Fedeltà all’uomo d’oggi ” significa accettare di camminare con ogni uomo che onestamente cerca nuove strade, nuove possibilità di creare spazi più umani.
Occorre al¬lora ricominciare a raccontare ciò che di buono e bello c’è attorno a noi. Le tenebre non le sconfiggeremo con le sole parole, con le buone promesse e col faremo domani ma accogliendo, spalancando il nostro cuore alla Luce, accettando di accendere la mia piccola luce, di portare la mia goccia per unirla alle luci e alle gocce del mondo per rischiarare la Terra e alimentare il Mare di Amore.
Continuiamo a dire che ovunque c’è male, che il peccato ci asse¬dia, che le forze del male prevalgono non è raccontare la lieta noti¬zia della risurrezione, ma dare spazio ancora all’“uomo vecchio” che è in noi.

Allora la Pasqua è la novità possibile e vivibile per l’uomo d’oggi.

Una speranza da annunciare e da “far vedere”, sempre, proprio perché siamo diventati testi¬moni della Pasqua.
Don Marco Russo

 

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2 COMMENTI

  1. Don Russo, grazie per il catechismo…ma lo abbiamo frequentato già tutti, la Caritas diocesana, che lei sicuramente rappresenta degnamente, farebbe più bella figura se si impegnasse più concretamente e fattivamente con aiuti economici alle varie associazioni di volontariato presenti sul nostro territorio. Se poi, la Curia non prevede sostegno economico, si rendesse più utile con SE Mons. Moretti a fare un po’ di spesa per la Mensa di S. Francesco.
    Quella è gente che produce FATTI e non parole.

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