Calcio e Business, Dirty Soccer : tifosi e club, quale “valutazione del danno d’immagine”!

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sanges_1In caso di presunto coinvolgimento di un club di calcio, nell’inchiesta Dirty Soccer, verificata successivamente l’estraneita’ della societa’ dall’indagine in questione , la governance ed i tifosi come possono valutare i “danni d’immagine subiti”?
I “metodi di valutazione delle societa’ di calcio”, potrebbero essere elementi di riferimento, per quantificare il “danno d’immagine”, subito da un club, inesattamente coinvolto nell’inchiesta Dirty Soccer.

Per valutare una società di calcio, risultano utilizzabili il “metodo patrimoniale” , “metodo reddituale” e “metodo discounted cash flow”
Il “metodo patrimoniale” esprime il valore del Patrimonio Netto Contabile, rettificato (aumento e diminuzione) in base alle plusvalenze e/o minusvalenze latenti del parco giocatori.

Il “metodo reddituale” evidenzia, invece, la gestione diretta degli stadi ed impianti sportivi, il patrimonio d’immagine ed il senso di appartenenza della tifoseria, la gestione del marchio.
Il metodo “discounted cash flow” (ultimamente usato dall’Inter per valutare il proprio club), mette in relazione, il valore aziendale, alla capacita’ di produrre un livello di flussi finanziari adeguato a soddisfare le aspettative di remunerazione di un investitore.

Il “calcio malato” determina un danno d’immagine ai club calcistici, con conseguente svalutazione del proprio brand, e allontanamento dall’azienda calcio di tifosi e aziende sponsor.

La “carenza di spettatori” si traduce in termini aziendali, in un decremento di ricavi da botteghino, e relativa diminuzione di fatturato per investimenti pubblicitari, marketing, merchandising e sponsorizzazioni.

Il “calcio malato” potrebbe quantificare riflessi negativi sui bilanci delle società, che vedono aumentare i costi fissi di gestione , diminuire la voce dei ricavi tipici di gestione , con relativa determinazione di perdite d’esercizio.

Il fenomeno aziendale del “calcio malato” impone altresi alla “governance” dei club , di valutare con attenzione, la “variabile dei minori investimenti” verso le società calcio, da parte di sponsor e soci di capitale.
Allo stato i club di calcio, si presentano sul mercato, come “soggetti sui generis”, rispetto al “prodotto commercializzato” , ed ai “fattori della produzione” utilizzati.

Il “prodotto” spettacolo , ed i “calciatori” fattori della produzione, rendono i club di calcio oggetto di osservazione per i classici “stakeolder” , per il mercato di riferimento, per i tifosi, e per le aziende sponsor.
Per vincere la sfida al calcio malato, bisogna fidelizzare i tifosi, anche grazie al sistema di ”customer relationship management” (CRM).

Con tale strategia, le società di calcio, possono ampliare le proprie capacità attrattive, sia nei confronti dei propri supporters e sia verso gli sponsor, determinando la soluzione ideale, per gestire l’intera sfera relazionale, che si identifica verso la propria squadra del cuore.
Tifosi “aziendalisti” e “tifosi ultras”risultano avere due modi differenti di “amare” la propria squadra del cuore.

Il tifoso “aziendalista” partecipa agli eventi agonistici e parimenti s’interessa anche degli aspetti societari del proprio club, il tifoso “ultras” preferisce invece, godersi e motivare il risultato agonistico rispetto a quello aziendale.
“ Customer relationschip management” per vincere la sfida al calcio malato?

Antonio Sanges dottore commercialista

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