Il consigliere regionale Paolino, in Consiglio, a testa alta: “Nulla di cui vergognarmi”

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Monica_Paolino_in_primoIl Consigliere regionale Monica Paolino, martedì pomeriggio, si è recata in consiglio regionale, dove, tra i vari punti all’ordine del giorno, ha spiegato le motivazioni delle sue dimissioni da presidente della commissione anticamorra e beni confiscati. “Ho voluto spiegare le mie ragioni al Consiglio nè per giustificarmi, né per difendermi, non è quella la sede opportuna, nè un’aula di tribunale. Mi sono recata in Consiglio a testa alta perché non ho nulla di cui vergognarmi e nulla da cui nascondermi.

Sono andata a gridare a voce alta che sono una persona perbene, onesta, ma soprattutto che in questi anni io e la mi famiglia, indagati rispettivamente, per associazione di tipo mafioso e per scambio elettorale politico mafioso, con la camorra, ‘non abbiamo mai avuto niente a che fare’, la camorra semmai l’abbiamo sempre contrastata, la camorra non ci ha fatto mai paura, la camorra ci fa solo schifo. Ad oggi, non conosciamo nessuno dei fatti che ci vengono contestati.

Siamo di fronte ad un  avviso di garanzia, un atto dovuto a tutela degli indagati per esercitare i diritti di difesa e, pertanto, non è un’anticipazione di condanna. La stessa perquisizione che ha destato un clamore senza fine rientra nelle attività di indagine, pertanto, un indagato giuridicamente non è né un condannato né un colpevole. Sulla questione dimissioni, non c’era assoluto bisogno di pressioni. La decisione di dimettermi dalla presidenza della commissione è maturata, sicuramente, da un lato, dall’alto senso di responsabilità e rispetto che ho delle istituzioni, dall’altro, per la delicatezza del ruolo della commissione che presiedevo, affinchè il lavoro da me avviato con grande impegno e dedizione potesse proseguire nella massima serenità. Posso garantire, però, che la decisione di rassegnare le mie dimissioni è maturata quella mattina stessa, quando, nel salutare i miei figli, ho letto nei loro occhi il terrore.

Mi è bastato sentir dire da mia figlia Rosaria, 13 anni: “Mamma torni?”. Il ruolo di mamma, prima di quello istituzionale, mi imponeva di difendere la mia famiglia e i miei figli da una gogna mediatica feroce, da una tempesta di accuse, costruite ad arte, per mettere in piedi ‘il caso’ e infangare la mia persona e la mia famiglia. In questi anni, abbiamo fatto del garantismo la nostra regola, lontani da giudizi e da un’assurda caccia alle streghe. Lo siamo sempre stati nei confronti di tutti, anche di condannati in I° e II° grado. Siamo sempre gli stessi. Non cambiamo a seconda dell’opportunità. Resto serena e fiduciosa nell’operato della Magistratura, che sta conducendo giustamente il suo lavoro. Siamo certi che riusciremo a dimostrare la nostra totale e assoluta estraneità ai fatti contestati, non appena sapremo le reali accuse che ci vengono mosse.

Sulla mia vicenda non consentirò a nessuno di strumentalizzare il dibattito sulla giustizia e sulla opportunità che un politico condannato possa essere o meno nelle istituzioni. Sono decisioni che appartengono alle regole ove esse sono scritte o alla sensibilità di ognuno di noi. La mia sensibilità è nelle dimissioni da presidente della commissione anticamorra. Lavoriamo tutti seriamente contro la camorra e nell’interesse della Campania: io ci sono”.

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3 COMMENTI

  1. Monica, ma se tuo marito faceva altro nella vita…..tipo il salumiere, tu mo stavi al Consiglio regionale?

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