Un pensiero “ardito” ma non troppo… Parigi, the day after (di Tony Ardito)

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tony_ardito_foto_2A poco più di una settimana dagli attacchi terroristici di Parigi, è difficile distogliere la attenzione da quanto ne è conseguito. Non c’è stato media, luogo di lavoro o piazza in cui non si sia parlato della tragedia e discusso su come, dal quel momento, si dovesse reagire ed affrontare il quotidiano. Mentre ciascuno ancora elaborava le proprie considerazioni, rimbalzava la notizia di un altro attentato, questa volta in Mali, all’interno del Radisson Blu Hotel di Bamako, nel centro della capitale. Decine di vittime innocenti si sono aggiunte ad una lunga scia di morte; tante di esse per la sola colpa di non conoscere i versetti del Corano.

Ci si rende sempre più conto che il nemico diventa invisibile, si insinua e confonde nelle nostre abitudini e, all’improvviso, in nome di un credo interpretato in modo distorto, fa esplodere sé e la sua crudeltà.

Sin da subito, a cominciare da Parigi, in tutta Europa, la risposta delle persone, a tanta inopinata violenza, è stata determinata ed orgogliosa. La gente è scesa copiosa nelle strade, ha affollato bar, ristoranti, cinema, stadi, nell’intento di manifestare e rivendicare il diritto alla propria normalità; di contro, però, è cresciuta la temuta psicosi del terrorismo.

Pure in Italia, in particolare a Roma e Milano, è bastato minimo segnale per far scattare, con l’allarme, poderose misure di sicurezza. A Bruxelles e nell’intero Belgio la tensione è altissima; il premier, Charles Michel, ha invitato la popolazione alla massima cautela e posto le città – divenute spettrali – sotto assedio; il rischio di attentati è serio.

“La Cultura è un argine fondamentale contro l’oscurantismo”, è il monito che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha pronunciato nel corso della recente visita a Napoli, quasi a stigmatizzare che, spesso, le raffinate menti le quali ordiscono il male, trovano terreno fertile e reclutano adepti ovunque perdurino arretratezza, ignoranza e miseria.

“Maledetti coloro che operano per la guerra e le armi” ha tuonato papa Francesco, ampliando, inequivocabilmente, responsabilità e colpe anche nei confronti di quelli che, attraverso i loro affari, supportano ed alimentano tensioni e conflitti nei diversi dove del pianeta.

I governi, qualora sottoposti a malevoli tentativi di condizionamento, facciano prevalere tutta la forza della democrazia che li esprime, proprio su quei gruppi di pressione e di potere, ovvero sulle “eminenze grigie” che, cinicamente, perseverano nel tramare onde orientare e telecomandare scelte al fine di esercitare un controllo e trarne bieco profitto. Ci sono lobby a cui piace confondere la finanza con il Monopoli e la guerra con il Risiko. La libertà, la civiltà, la religione, la vita degli individui non sono un gioco e ciò a cui stiamo assistendo non è, certo, una spy story con James Bond protagonista.

Se oggi i popoli ed i paesi del vecchio “Patto Atlantico” iniziano a manifestare attenzione ed interesse verso Vladimir Putin e la sua risolutezza, penso sia giunto il tempo che a Washington, e non solo, qualche interrogativo, sulle scelte operate in politica estera negli ultimi venticinque anni, comincino a porselo.

 

editoriale a cura di Tony Ardito, giornalista

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