Porto di Salerno, Gallozzi incontra il Sindaco e ribadisce no all’accorpamento

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protesta_porto_salerno_prefettura_7Agostino Gallozzi, presidente di Assotutela ha incontrato il sindaco di Salerno Vincenzo Napoli e l’Assessore Mimmo De Maio consegnando un documento nel quale mette tutto nero su bianco confermando le motivazioni del “NO” sull’accorpamento delle Autorità Portuali di Salerno a Napoli e sull’inutilità del provvedimento non ha nulla a che vedere con la soluzione dei problemi veri della portualità italiana.

Gallozzi pensa che questa soluzione avrebbe un effetto negativo, rispondendo non ad un criterio di premialità delle buone pratiche e del merito, ma ad una rappresentazione, puramente demagogica, di una spending review che neanche verrebbe conseguita. Né ha alcuna fondatezza la tesi secondo cui l’accorpamento di alcune Autorità possa determinare la crescita dei traffici portuali in Italia, né tanto meno che possa consentire economie di scala, premessa di una maggiore capacità competitiva.

I singoli porti resteranno, ovviamente, fisicamente separati e la competitività andrà ricercata in ciascuno di essi, in modo direttamente proporzionale al livello di efficienza che ogni singolo scalo sarà in grado di mettere in campo, puntando alle specializzazioni che ciascuno ha maturato negli anni, con le attività dei propri imprenditori e delle proprie maestranze, anche in relazione agli investimenti privati e pubblici già realizzati o in corso di realizzazione.

I principali problemi della portualità del Paese sono oggi rappresentati da: farraginosità delle procedure per la nomina dei presidenti; eccesso di iper-burocratizzazione dei processi; difficoltà di realizzare i dragaggi e di elaborare i piani regolatori; criticità nell’attuazione di interventi di riqualificazione infrastrutturale; spesa effettiva e certificata delle risorse finanziarie Ue. Nessuno, decisamente nessuno, di questi problemi viene minimamente risolto dall’accorpamento.

Anzi, ci sarà un effetto decisamente opposto allorquando l’Autorità Portuale di Sistema, nel nostro caso Napoli, sarà responsabile per Salerno proprio di elaborare e portare a termine i programmi di investimento, il piano regolatore, la destinazione d’uso delle aree, i dragaggi, gli adeguamenti infrastrutturali. È davvero ben strano il nostro Paese: invece di salvaguardare ciò che funziona e che funziona bene, come il porto di Salerno, tutelandone sviluppo e crescita, si pensa di fare il contrario. Si cancella ciò che funziona e si mantiene e si rafforza ciò che non ha funzionato.

“Il parere negativo – si legge – non è per ‘campanilismo’ ma per una serie di considerazioni tra cui l’assoluta inutilità dell’accorpamento rispetto alla soluzione dei problemi della portualità del Paese; l’irragionevolezza della soppressione di ciò che funziona molto bene; l’irrilevanza dell’accorpamento rispetto alla competitività del porti; la perdita della capacità di Salerno di gestire il proprio futuro portuale a causa del trasferimento della responsabilità decisionale all’Autorità di Napoli della competenza in merito a:

  1. piano di investimenti;
  2. 2. adozione del piano regolatore;
  3. individuazione della destinazione funzionale delle aree;
  4. indirizzo, programmazione, coordinamento, regolazione, promozione e controllo delle operazioni e servizi portuali.

Auguriamo al porto di Napoli – dice Gallozzi – ogni successo e di ritrovare presto la propria strada verso la normalizzazione della sua piena operatività. Non possiamo però tollerare che si immagini di fare tutto ciò a spese del porto di Salerno, che sul campo e per propri meriti si è conquistato la sua posizione sui mercati internazionali. Né appare possibile – qualora si proseguisse sulla strada tracciata dal Governo – recuperare, nell’ambito dell’attuale impostazione della norma, margini di reale autonomia gestionale ed operativa per il porto di Salerno.

A questo punto, la soluzione più coerente e funzionale agli attuali scenari operativi dei porti italiani consiste nell’aumentare il numero delle Autorità Portuali da 15 a 16, inserendo anche Salerno, così come si è fatto all’ultimo momento con il salvataggio di Bari e conferendo alla Campania due Autorità Portuali, come in Liguria, Puglia e Sicilia. Questa soluzione – conclude – non danneggerebbe nessuno e poiché non danneggerebbe nessuno, insistere e forzare sul contrario alimenta una legittima domanda: non sarà mica vero che tra gli obiettivi, tutto sommato, ci sia anche quello di ridimensionare Salerno?”

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3 COMMENTI

  1. Come può l’autorità portuale di Napoli, che negli ultimi anni è stata capace di perdere traffici, competività e credibilità agli occhi degli imprenditori e delle Linee di navigazione riuscire a salvaguardare non uno ma due / tre porti ?
    Se sciaguratamente ciò dovesse avvenire Salerno farebbe la fine di Napoli e di Taranto, due porti agonizzanti ma dalle potenziali capacità mai espresse perchè guidati da incapaci.
    Ma questa è la politica odierna, piazzare degli amici, incapaci, ai posti di comando ma ciò, come dimostrato in tutti i campi, porta al declino.
    Il porto di Salerno, come è sempre stato, deve rimanere indipendente.
    Non capisco però una cosa, vedo solo il gruppo Gallozzi in prima linea ma gli altri imprenditori, Amoruso, Cantalamessa, De Cesare, etc. ect. dove sono ? Come pure non vedo proteste o proclami da parte dei Piloti, Ormeggiatori e associazioni di spedizionieri.

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