La nuova proposta di rafforzamento dei prestiti da parte della BCE intervista ad Angelo Giubileo

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angelo_giubileo_2Con la nuova manovra di QE (alleggerimento quantitativo della moneta), la BCE concederà in prestito alle banche nazionali maggiori somme d’investimento rispetto a quelle già elargite e programmate. L’offerta, calendarizzata da aprile 2016 a marzo 2017, prevede la concessione di liquidità per 80 miliardi di euro mensili, anziché 60 come previsto in ordine ai 12 mesi precedenti. Lo scopo dichiarato è quello di finanziare l’economia reale attraverso forme indirette di prestito a famiglie e imprese.

Ritiene che la nuova liquidità, che sarà concessa alle banche, servirà all’economia reale?

Finora non è stato così come sperato, ma il presidente della BCE Draghi dice che con la nuova manovra di QE la situazione possa cambiare.

Quali sono le garanzie che questo, che finora non è stato, accada in futuro?

In cambio di aiuti all’economia reale, i prestiti alle banche a breve saranno effettuati dalla BCE al tasso dello 0%. In relazione alla previsione e al raggiungimento dello scopo del finanziamento a famiglie e imprese, i prestiti a lungo termine saranno invece concessi al tasso addirittura negativo dello 0,4%. In tal caso, la BCE pagherebbe le banche per la concessione dei relativi prestiti.

Ritiene che si tratti di un tasso allettante, o quanto meno concorrenziale, al fine di garantire l’impiego previsto della liquidità?

Più facilmente, riterrei di no. Pur se Draghi ha detto di ritenere le nuove misure di tasso molto attraenti in periodi di alta volatilità dei mercati.

Come giudica la prima reazione dei mercati?

Senz’altro timida. A parte un successivo rialzo.

Si attendevano forse di più’?

No, a quanto si è detto, proprio no.

Se una tale manovra non ha suscitato particolare entusiasmo tra gli investitori, non crede che l’ipotesi del nuovo finanziamento possa essere un modo come un altro per ripianare o consolidare i bilanci delle banche ancora in difficoltà?

Direi piuttosto di sì, considerato soprattutto che in determinate situazioni i disavanzi di bilancio delle banche dipendono ancora dalle mancate riforme della politica. O, diversamente, dalla volontà della politica di volerne ancora profittare.

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