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L’arduo compito dei numeri 10 della Salernitana

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Dura la vita dei fantasisti, a Salerno, in particolare. Quello che si è scatenato attorno al ruolo di Rosina nella squadra di Sannino è un dibattito che ha più meno coinvolto tutti i fantasisti che sono transitati in granata. Più recentemente era toccato a Gabionetta essere protagonista di una serie di teorie sulla posizione più adatta ad esaltarne le caratteristiche, ma riavvolgendo ulteriormente il nastro, ci si imbatte in altri protagonisti della recente storia del calcio salernitano, da Calil, a Foggia, alla meteora Grassi, passando per Mounard, fino ad arrivare al Maradona delle Ande, Roberto Merino. Inquadrare o ingabbiare in determinati moduli giocatori con queste caratteristiche si è sempre rivelata un’impresa piuttosto ardua.

Quello che è accaduto con il brasiliano Gabionetta è l’esempio più recente. Il sudamericano è stato impiegato un po’ ovunque in Lega Pro, seppur con il contagocce e nella passata stagione di B si era ritrovato a partire da esterno del tridente offensivo, con necessari compiti di copertura ai quali spesso e volentieri finiva col sottrarsi o viceversa che ne compromettevano la lucidità e la tenuta in fase offensiva. Così, nel precedente campionato da trascinatore è diventato un problema da risolvere. “Gabionetta gioca troppo lontano dalla porta” si sentiva dire a più riprese, fino a quando non ha giocato più, se non in Cina, dove si è trasferito a gennaio.




Al di là della “saudade” del brasiliano, la storia si era ripetuta qualche tempo prima con Foggia, per il quale il problema della collocazione in campo, condizione fisica del giocatore a parte, è rimasto praticamente irrisolto. Singolare fu l’impiego di Grassi che dopo la favola vissuta col Pontedera, si ritrovò ingabbiato a centrocampo da Sanderra, salvo, poi, fare le valigie, dopo aver intuito quale sarebbe stato il suo destino in granata e ritornare di gran carriera in Toscana.

Il coraggio di osare e di puntare sulla fantasia al potere e sacrificarla in virtù degli equilibri tattici da mantenere ha finito per infiammare i dibattiti sui trequartisti, anche nel corso delle stagioni di B di qualche anno fa, quando lo stesso Merino faticava ad essere inquadrato in un determinato sistema di gioco in grado di conciliare varie esigenze, consentendogli di fare la differenza. Tornando alla questione attuale, quella che vede al centro Rosina, utilizzato da interno di centrocampo come succedeva a Mounard in Seconda Divisione, per uscire dall’equivoco tattico, occorrerebbe trovare una soluzione in grado di mantenere l’equilibrio, consentendogli di dare libero sfogo alle sue capacità. A Sannino l’arduo compito.

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