Fonderie Pisano: 10 milioni per la delocalizzazione

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fonderie-pisano-protesta-tetti-7Nel corso dell’incontro che ha avuto luogo questa mattina nella sede del Ministero per lo  Sviluppo Economico a Roma sono state illustrate le iniziative messe in atto – dopo l’incontro del 4 luglio scorso – in merito all’ipotesi di delocalizzazione dell’impianto produttivo di Fratte/Via dei Greci in Salerno.

 

La proprietà delle Fonderie Pisano ha presentato la seguente documentazione:

 

  • Atto di compravendita del sito (industriale) ubicato in zona industriale nel territorio della provincia di Salerno;
  • Progetto architettonico con ingombri e superfici dei nuovi manufatti, previa bonifica e ristrutturazione dei corpi di fabbrica esistenti;
  • Ipotesi di piano economico e finanziario per l’attivazione del nuovo stabilimento;
  • Descrizione tecnica dell’impianto di produzione da rendere operativo nel nuovo sito con particolare riferimento all’impatto ambientale e presentazione dei relativi preventivi di spesa richiesti ai maggiori produttori europei di questa tipologia di impianti.

 

La proprietà delle Fonderie Pisano ha evidenziato la disponibilità ad investire proprie risorse – a copertura dell’intero investimento – da implementare (come specificato nel piano economico e finanziario) con i fondi derivanti dagli strumenti di incentivazione alle imprese attualmente operativi.

 

Come si ricorderà, già nella precedente riunione in sede Mise la proprietà delle Fonderie Pisano rese noto che intendeva attivare un investimento complessivo dell’entità di oltre 40 milioni di euro.

 

In quella stessa circostanza fu rimarcato che è stato richiesto ad uno dei principali top player del settore impiantistico lo studio relativo alla dinamica delle emissioni al netto del contenimento dei fumi e delle polveri derivanti dalla lavorazione.

Il forno fusorio individuato è di ultima generazione con camera di post combustione e cogenerazione di energia elettrica  con  emissioni pari ad un quinto dei limiti attualmente imposti dall’Unione Europea in relazione all’Italia. Tutte le operazioni di carico e scarico delle materie prime avverranno in ambienti coperti ed i trasporti  delle terre saranno realizzati mediante l’utilizzo di nastri chiusi e depressurizzati .

 

Nella riunione odierna è stato rilanciato l’appello alle Istituzioni competenti affinché si possa giungere al più presto alla definizione del quadro amministrativo indispensabile a dare il via libera al complesso disegno delocalizzativo. La proprietà – che ha già richiesto incontri nelle sedi istituzionali al Comune di Campagna, alla Regione Campania, alla Provincia ed al Comune di Salerno – auspica di potere riscontrare un clima collaborativo ed non oppositivo: senza questo presupposto di fondo ogni tentativo di procedere alla realizzazione di un nuovo sito produttivo nel territorio salernitano è destinato a rimanere lettera morta.

 

Nella stessa riunione di oggi la proprietà ha, altresì, rimarcato che permane un problema molto serio di continuità produttiva che non può essere accantonato: la disdetta delle commesse ha già causato l’attivazione della procedura di mobilità per 120 addetti. E’ del tutto evidente che la ripresa della produzione nel sito di Fratte – nelle modalità che le Autorità competenti eventualmente potranno decidere – resta per la proprietà un presupposto indispensabile per giungere alla piena delocalizzazione con l’azienda in condizioni di sopravvivere e di competere, per quanto ancora possibile, sul mercato.

 F.to. Mario Pisano (Presidente Fonderie Pisano & C. SpA)

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2 COMMENTI

  1. fuffa, non c’è nulla di nuovo rispetto al 4 luglio. BLUFF puro, pisano tende solo a riaprire. a proposito, il sindaco di campagna che dice?

  2. Ma scusate perchè chiede un incontro alla provincia se le stesse sono state eliminati da Renzi? Come è possibile? E’ un’altra menzogna del premier abusivo? Poi mi permetto di osservare che se i proprietari della fonderia hanno chiamato le migliori ditte europee che fanno sistemi di abbattimento, vuol dire che sapeva che bisognava utilizzarli. Allora perchè non li ha fatti installare prima? Ci sono voluti tanti morti di tumore e la caparbietà di Martina per farlo convincere dopo l’inchiesta della magistratura? Chi ha coperto costoro non facendo i controlli nonostante le proteste continue dei residenti ed il registro tumore che diceva quanto venuto fuori? Speriamo non finisca tutto a tarallucci e vino perchè a pagare al momento sono solo gli operai che perdono il posto di lavoro ed i residenti che o si sono ammalati o hanno perso la vita

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