Site icon Salernonotizie.it

«La crisi punisce i lavoratori edili. Aumenta l’esposizione ad infortuni e malattie»

Stampa
Dopo un mese di iniziative di sensibilizzazione in tutti i cantieri, è stato proclamato per il 7 novembre lo sciopero nazionale di un’ora degli edili per dire basta alle morti sul lavoro e per rafforzare ulteriormente la mobilitazione di tutte le comunità territoriali sul tema della sicurezza a fronte di dati sempre più allarmanti su infortuni, morti e malattie professionali.

“Corriamo il rischio gravissimo – sottolinea Patrizia Spinelli, segretaria provinciale di Salerno della Feneal Uil – di farci ingannare dalle cifre che segnalano una situazione di relativa stasi nel delicato ambito della sicurezza sul lavoro nell’edilizia. Il vero problema è invece, legato agli infortuni ed alle malattie che diventano più impattanti sulla forza/lavoro. Nei cantieri occorre vigilare, ma non basta agire solo sul piano della repressione. Da sempre come sindacato riteniamo indispensabile mettere in campo significative azioni di prevenzione.

A cominciare da una capillare diffusione della cultura della sicurezza, aumentando adeguatamente la formazione finalizzata al raggiungimento di standard sempre più elevati nei cantieri. Si tratta di un complesso di iniziative che vanno realizzate prioritariamente attraverso il braccio operativo degli Enti Bilaterali del comparto edile, come il CPT Salerno (Comitato Paritetico per la Sicurezza) che rappresenta senza dubbio un’eccellenza nel suo ambito di competenze”.

“Ribadiamo – aggiunge Spinelli – la nostra preoccupazione per la mancata e piena attuazione delle sedici ore obbligatorie (previste in materia di formazione / sicurezza dal T.U. artt.36/37) per tutti i lavoratori assunti, che spesso sfuggono al circuito Enti Bilaterali. E’una situazione che si determina in quanto l’accordo Stato/Regioni contempla che sia lo stesso datore di lavoro ad avere la possibilità di impartire le nozioni sul rischio inerente le mansioni che il lavoratore deve svolgere.

Un accordo capestro che si trasforma troppo spesso in un mero passaggio burocratico del tutto inaccettabile. Abbiamo, invece, bisogno di promuovere una diffusa consapevolezza della centralità della prevenzione: sono disponibili strumenti legislativi funzionali e si può evitare che i costi per la sicurezza al ribasso si trasformino in un illecito profitto per l’azienda. Perché quando avviene un incidente in un luogo di lavoro, molto probabilmente qualche attore del processo non ha svolto fino in fondo il proprio dovere”.

“La crisi- evidenzia Spinelli – ha indebolito non solo le tutele contrattuali con aumenti sospetti di partite Iva e di lavoratori a vario titolo autonomi o occasionali (basti pensare allo scandalo dei voucher), ma ha anche e soprattutto bloccato il turnover anagrafico. I numeri dei primi nove mesi del 2016 da questo punto di vista parlano chiaro: su 46 infortuni dichiarati, il 45,7% riguarda lavoratori nati tra il 1955 ed il 1966. In altre parole, aumentano i rischi perché si restringe la forza/lavoro”.

“Sul piano più generale – conclude la segretaria provinciale di Salerno di Feneal Uil – si ravvisa anche una componente importante dal punto di vista della redditività finanziaria delle imprese che attiva riflessi negativi sul comparto. Malattie ed infortuni sul lavoro bruciano più del 3% del Pil nazionale (Fonte OIL, Organizzazione Internazionale del Lavoro). Per ogni euro investito in sicurezza si generano ritorni per 2,2 euro. La sicurezza, quindi, negli ambienti di lavoro rappresenta anche un fattore economico rilevante sia per le aziende, sia per il sistema economico e produttivo nel suo complesso e, quindi, è una delle leve imprescindibili di crescita del comparto”.

Morti sul lavoro. Il quadro nazionale e la situazione della provincia di Salerno.

Le statistiche nazionali.

L’analisi dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre (dati Inail) rimarca che da gennaio ad agosto 2016 sono 651 le persone che hanno perso la vita sul lavoro in Italia: in media 81 vittime al mese, circa 20 alla settimana. Nello specifico, sono 476 gli infortuni mortali rilevati in occasione di lavoro e 175 quelli accaduti in itinere. L’unico dato positivo è rappresentato dal decremento della mortalità in occasione di lavoro pari al 12,8 per cento rispetto allo stesso periodo del 2015.

Se si analizza l’incidenza della mortalità rispetto alla popolazione lavorativa per macro aree, emerge che è il Sud Italia a registrare il dato peggiore con un indice di 31,1% (per milione di occupati) contro una media nazionale del 21,2%.

Il settore economico che registra il maggior numero di morti bianche (64 pari al 13,4% del totale dei casi di morte in occasione di lavoro) è rappresentato dall’Edilizia.

La fascia d’età più colpita – che costituisce il 33,8 per cento di tutte le morti rilevate in occasione di lavoro – è sempre quella compresa tra i 45 e i 54 anni. Ma l’incidenza più elevata della mortalità rispetto alla popolazione lavorativa coinvolge gli ultra sessantacinquenni.

Il quadro della provincia di Salerno.

In provincia di Salerno – nel periodo gennaio/agosto 2016 – si sono registrati 12 morti sul lavoro (a fronte dei 13 del pari periodo 2015). Il territorio salernitano si colloca all’8° posto nella graduatoria nazionale per casi totali, mentre è al 25° posto in base all’indice di incidenza sugli occupati (che viene calcolato rapportando il numero di infortuni mortali ogni milione di occupati): 35,7. A livello regionale per casi totali la provincia di Salerno precede quella di Napoli al 9° posto per casi totali (11 morti sul lavoro) anche per indice di incidenza (14,3), 81° posto.

Complessivamente in Campania si è registrato un consistente calo di infortuni mortali sul lavoro: da 52 (gennaio/agosto 2015) a 36 (gennaio/agosto 2016).

Nello specifico delle singole province: Salerno 12 (13 nel 2015), Napoli 11 (20); Avellino 6 (8); Caserta 5 (3) unico caso in controtendenza; Benevento 2 (8).

Exit mobile version