Elezioni USA: l’Amministrazione Obama è presto dimenticata (di Cosimo Risi)

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cosimo risiLa vittoria di Trump ha sconvolto i pronostici della vigilia,  pressoché unanimi nel ritenerlo inidoneo alla presidenza e perciò votato alla sconfitta. Invero non piaceva neppure la candidata democratica: sussiegosa, con qualche segreto di troppo, esponente del sistema per definizione da First Lady, senatrice, segretaria di stato. L’esperienza amministrativa e politica che vantava rispetto all’impreparazione del rivale ha giocato a suo sfavore in un voto che si è giocato nel contrasto fra sistema e antisistema.

La maggioranza dell’elettorato si è mostrata noncurante che il candidato repubblicano era anch’egli parte del sistema, di quel capitalismo rampante dell’immobiliare e delle televisioni che certo non si era mischiato coi problemi della rust belt , la cintura della ruggine degli stati a produzione industriale invecchiata e decotta. Un uomo del sistema che si presenta contro il sistema per battere il sistema. Sembra uno scioglilingua e invece è quanto è avvenuto nella fatale notte (per noi europei) dell’8 novembre. Una data da ricordare. Ed ora, cara e vecchia Europa?

Il Presidente eletto, di un decennio più anziano della firma dei Trattati di Roma, mette subito a nudo l’incertezza d’Europa a fronte delle crisi. Persino di questa crisi che pure non la minaccia da vicino come il DAESH nel Golfo e nel Mediterraneo meridionale né come il neonazionalismo russo né come  l’autoritarismo turco né come l’aggressività commerciale cinese.

Questa crisi viene dal passaggio istituzionale codificato dell’elezione presidenziale, che ogni quadriennio sospende l’agenda internazionale in attesa dell’Evento. Perché il Presidente americano è anche il Presidente di tutti noi, anche se a differenza degli americani non contribuiamo ad eleggerlo ma ne subiamo lo stesso l’influenza se non l’imperio. Il suo operato a volte ci pare indecifrabile e incontrollabile al pari di un evento naturale. Solo che qui non ci sta la Protezione Civile a soccorrere. Dobbiamo sopperire coi mezzi di bordo della politica e della diplomazia.

La vecchia Europa si scopre nuda davanti allo specchio dell’elezione americana. E non è un bel vedere. Le persone anziane hanno il pudore di non mostrarsi discinte, ma possono restare eleganti in qualche completo ben tagliato. Il sarto europeo ha scartato un lembo di stoffa con il Brexit del Regno Unito ma non ha cucito l’abito con la pezza restante. Le reazioni europee all’elezione sono affidate ai singoli governanti ed al Presidente della Commissione. Il quale stavolta interpreta in pieno il collettivo senso di smarrimento. Ci vorranno almeno due anni per spiegare al Presidente americano cosa sia l’Europa e dopo non è detto che la spiegazione sortisca l’effetto di fargliela apprezzare se non amare.

Un’onda d’incomprensione attraversa l’Atlantico increspato che può divenire tempestoso se qualche promessa elettorale particolarmente assertiva diverrà azione di governo. Si prenda il burden sharing, la distribuzione degli oneri, in seno alla NATO. La distribuzione implica che gli europei devono cominciare a pagare per la loro sicurezza, se vogliono continuare a sentirsi sicuri senza contare sull’assegno in bianco della copertura americana. La distribuzione implica che maggiori risorse pubbliche andranno devolute alla difesa a scapito degli impieghi civili, con le conseguenze sul piano politico che si possono immaginare.

Gli inguaribili pacifisti propenderanno al neutralismo tout court o, in maniera più sofisticata, all’intesa diplomatica coi potenziali nemici costi quel che costi. Tutto pur di non alimentare “la corsa al riarmo”. Gli europeisti, almeno quelli che restano fedeli alla bandiera azzurra con le stelle, potranno sempre evocare la difesa comune come mezzo per razionalizzare gli sforzi in materia di sicurezza esterna  e soprattutto dare l’idea che l’Europa ancora si tiene senza lasciarsi prendere dal male d’Atlantico.

Cosimo Risi

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