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Olio d’Oliva a pochi euro, Coldiretti: ecco come viene corretto chimicamente

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Il calo della produzione di olio extravergine nell’annus horribilis per le olive moltiplica i tentativi di frodi a danno dei consumatori. A lanciare l’allarme è Coldiretti Campania, che invita i consumatori a controllare le etichette e a diffidare dai prezzi troppo bassi. “Un olio extravergine fatto al 100% con olive italiane e campane – spiega Angelo Petolicchio, vicepresidente Aprol Campania – non può costare meno di 6/8 euro al litro. In commercio si trovano miscele di oli, blend, realizzate con prodotti comunitari ed extracomunitari, in gran parte provenienti da Spagna, Marocco e Israele. Il rischio è che venga spacciato per extravergine italiano un olio che non ne ha né le caratteristiche organolettiche né qualitative.

Le miscele in molti casi sono fatte con 50% di olio importato, 40% di olio rettificato e il 10% di olio da olive italiane e campane. L’olio rettificato si ottiene attraverso un processo chimico. Prima viene privato di ogni odore e sapore, poi portato all’acidità di 0,8 Ph. Il colore verde viene ottenuto tramite l’aggiunta di clorofilla, così come odore e sentori di amaro e piccante vengono ottenuti in laboratorio. Il nostro olio extravergine è impossibile da imitare. L’Italia è l’unica nazione al mondo con più di 15.000 genotipi e varietà diverse. La Spagna ad esempio ne ha soltanto cinque. Ecco perché il consumatore deve essere attento a quello che compra, sapendo che un extravergine italiano è fatto solo con olive raccolte e molite qui. Il consiglio è acquistare direttamente dai produttori olivicoli, nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica”.




Le principali varietà olivicole campane sono: l’Ogliarola, la Marinese e la Ravece in provincia di Avellino; l’Ortice, l’Ortolana e la Racioppella in provincia di Benevento; l’Asprinia, la Tonda, la Caiazzana e la Sessana in provincia di Caserta; l’Olivo da olio (detta anche Cecinella o Minucciolo) in penisola Sorrentina, Napoli; la Rotondella, la Carpellese, la Nostrale, la Salella, la Biancolilla e la Pisciottana in provincia di Salerno. A queste autoctone andranno aggiunte varietà come il Leccino e il Frantoio, che pur non essendo autoctone sono presenti da lungo tempo in varie zone della regione.

Gli oli di oliva stranieri – precisa la Coldiretti – percorrono centinaia di chilometri in nave e/o in autobotti che non solo contribuiscono all’emissione di CO2 nell’atmosfera, ma proprio per le condizioni di trasporto si degradano. Gli oli di importazione vengono spesso mescolati con quelli nazionali per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici, magari ceduti all’estero, una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati nazionali ed esteri. Sotto accusa è la mancanza di trasparenza nonostante sia obbligatorio indicarla per legge in etichetta dal primo luglio 2009, in base al Regolamento comunitario n.182 del 6 marzo 2009.

Sulle bottiglie di extravergine ottenute da olive straniere in vendita nei supermercati è quasi impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva. La scritta è riportata in caratteri molto piccoli, posti dietro la bottiglia e, in molti casi, in una posizione sull’etichetta che la rende difficilmente visibile. Inoltre spesso bottiglie con extravergine ottenuto da olive straniere sono vendute con marchi italiani e riportano con grande evidenza immagini, frasi o nomi che richiamano all’italianità fortemente ingannevoli.

Ecco una piccola guida dei vari oli in commercio:

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