Università telematiche, un futuro a rischio (di Tony Ardito)

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tony-arditoIl ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Stefania Giannini, il 12 dicembre, prima di accommiatarsi, ha emanato il decreto n. 987 che di fatto potrebbe mettere in crisi l’intero settore delle università telematiche. Una elementare formula matematica lega il numero degli studenti a quello dei docenti e fissa per esse paletti difficilmente sormontabili.

In pratica, tutti gli atenei telematici dovranno avere per ogni 150 studenti (in media per ciascun corso) almeno 6 docenti. Ad allarmare l’intero comparto dell’apprendimento via web è il rapporto tra il costo medio di una retta (2 mila euro all’anno) e lo stipendio di un professore (60 mila euro all’anno). Con una semplice moltiplicazione si comprende che per gli imprenditori che operano nel settore risulta sconveniente. A fronte di 300 mila euro incassati dalle rette bisognerebbe riconoscerne ai soli professori 360 mila.

Le università telematiche nascono nel 2001, quando l’Unione Europea emanò una risoluzione riguardante l’e-learning. Nel 2003, grazie alla intesa tra l’allora ministro della Pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini, e quello per l’Innovazione, Lucio Stanca, approdarono in Italia.

Oggi nel nostro Paese ne sono undici e contano oltre 60 mila iscritti, distribuiti in maniera piuttosto uniforme sull’intero territorio nazionale. Secondo Universitaly-Miur – ricerca del Ministero dell’Istruzione – solo il 2015 ha visto crescere il trend del +16,9%; con previsioni che parlano di una quota che, entro il 2017/2018, si attesterà su oltre 75 mila iscritti. Il 72% proviene da atenei statali e la maggior parte è costituita da lavoratori over 30 che, per diverse ragioni, non possono approcciare alle università tradizionali; mentre sempre più spesso decidono di iscriversi a quelle online professionisti che già posseggono un titolo accademico, ma che ambiscono ad acquisire altre specializzazioni. Una percentuale molto minore è costituita da studenti over 20.

Se in Europa la età media degli iscritti sfiora i 40 anni, negli Stati Uniti la quota è decisamente più bassa: gli studenti degli atenei via web hanno in media poco più di trent’anni. Ciò dimostra che oltre oceano i giovani hanno meglio apprezzato le potenzialità di tale offerta .

Che ci siano regole e controlli rigorosi da parte degli organi preposti lo trovo un necessario elemento di garanzia, in primis per la utenza; tuttavia, per coloro che, nel fare impresa rendono questo utile servizio, ciò non deve diventare motivo di insostenibile aggravio o, peggio, di resa. Bisogna tener vivo il confronto fra istituzioni ed imprenditori onde scongiurare pericolosi riverberi che potrebbero porre in discussione innanzitutto numerosi posti di lavoro, ma anche un indotto rilevante. Ci sarebbe altresì da considerare che miglia di persone si vedrebbero così denegata una importante opportunità di crescita. Sono davvero tanti, infatti, quelli che in questi anni hanno potuto recuperare ritardi, colmare lacune, appagare una aspirazione personale o professionale; molti son quelli che vorrebbero ancora intraprendere una strada del genere per poterci riuscire.

editoriale a cura di Tony Ardito

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1 COMMENTO

  1. Piccolo dettaglio, col ca…o che ti iscrivi con 2.000 euro all’anno. Ce ne vogliono almeno il doppio! Ecco che i conti tornano.

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