Cavie umane per testare farmaci: scandalo in Svizzera, test illegali su pazienti

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Uno scandalo colpisce una delle più famose ditte farmaceutiche mondiali: SANDOZ. Secondo quanto rivela un’inchiesta del canale televisivo RTS, negli anni 50 questa società dette in appalto nuovi medicinali da testare su pazienti a loro insaputa. La clinica psichiatrica di Marsens nel canton Friburgo, all’epoca sovraffollata, accettò nel 1955 un’offerta di Sandoz ed effettuò dei test di farmaci sperimentali su pazienti ignari di servire da cavia. Fra questi anche un 34enne degente nella struttura dopo essere stato un bambino vittima di collocamento coatto. Articoli scientifici di quel decennio provano che nel 1958 non meno di una decina di sostanze sperimentali era già stata provata su “quasi un migliaio di persone”. Due avevano dovuto essere abbandonate perché dannose per la retina, finché i medici decisero di concentrarsi sulla promettente tioridazina.

Questa venne poi messa in commercio con il nome di Melleril, farmaco ritirato da Novartis, succeduta a Sandoz, nel 2005 dopo essere risultato troppo rischioso per le funzioni cardiache. Tanto la clinica quanto Novartis non hanno permesso alla RTS di consultare i loro archivi. Questo scandalo è sulla scia di un altro ben più grande sollevato nel 2012 dal Tagesspiegel di Berlino e la radio-tv Mitteldeutscher Rundfunk, che ha colpito le più famose ditte farmaceutiche mondiali: Bayer e Schering , Hoechst (oggi Sanofi), Boehringer Ingelheim e Goedecke (Pfizer), Sandoz (Novartis) Secondo quanto hanno scoperto negli anni 80 una cinquantina di queste società dettero in appalto a ospedali dell’ allora Ddr più di 150 nuovi medicinali da testare su pazienti della Germania dell’ Est. In questo altri casi di decessi in seguito alla sperimentazione si ebbero nel Madgeburgo dove la Sandoz (Novartis) testò un nuovo farmaco contro l’ ipertensione, il cui principio attivo era denominato spirapril. Morirono sei pazienti su 17, dall’inchiesta emerse che lo spirapril provocò fin dall’ inizio un peggioramento nei malati, tanto che alcuni si rifiutarono dopo qualche settimana di proseguire la cura.

Dai documenti dell’ ex ministero della Sanità della Ddr, non risulta che fosse stato richiesto ai pazienti nessun “consenso informato”. A dir poco agghiacciante, osserva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, in molti casi le persone volontariamente si mettono a disposizione di sperimentazioni per riuscire ad ottenere un “rimborso spese” notevole altre volte non sanno di essere cavie di laboratorio. E’ sconvolgente pensare agli effetti collaterali che si possono riscontrare a breve e lungo termine. Nel migliore dei casi si verificano lievi complicazioni, nei peggiori si può morire ed i soldi di certo non possono comprare un’altro corpo. Se ci pensiamo bene tutti noi assumiamo farmaci che creano dipendenza ed a loro volta curano una malattia e provocano un’altro tipo di patologia. Avere la conferma di essere cavie inconsapevoli è veramente terrificante.

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