Carrefour: procedura per 500 licenziamenti, chiude Pontecagnano

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Carrefour, catena francese della grande distribuzione, ha aperto la procedura di mobilità per 500 lavoratori di 32 dei 57 ipermercati italiani. Tre le chiusure previste: Trofarello (Torino) e Borgomanero (Vercelli) in Piemonte, Pontecagnano (Salerno) in Campania.

Ora ci saranno 45 giorni di tempo per raggiungere un accordo sindacale sulla mobilità, più altri trenta in sede ministeriale. Previste nei prossimi giorni le assemblee con i lavoratori. I sindacati chiederanno un incontro con l’azienda per conoscere il piano industriale e già minacciano nuovi scioperi, dopo quelli effettuati il 27 e 28 gennaio.

“Licenziamenti inaccettabili. La totale liberalizzazione degli orari di apertura, l’utilizzo improprio dei voucher e il frequente ricorso alle terziarizzazioni non sono serviti alla tenuta degli ipermercati messi a dura prova dalla crisi dei consumi”, affermano la segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan e il segretario della Fisascat, Pierangelo Raineri.

“I 500 esuberi di Carrefour sono il completo fallimento della politica del sempre aperto: dopo un anno e mezzo di sperimentazioni di aperture domenicali, notturne, nei festivi, questo è il risultato”, commenta Luca Sanna della Filcams Cgil Torino. “Speriamo si possa trovare una diversa soluzione che possa salvaguardare i posti di lavoro. E’ evidente, comunque, che questa scelta è indicatrice della crisi in atto”, dice Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. Il Piemonte con 167 esuberi e la chiusura di 2 punti vendita è la regione più colpita.

“L’avvio della procedura di mobilità rischia di avere conseguenze molto gravi per la nostra regione con la perdita di posti di lavoro proprio in quei settori che negli ultimi anni hanno mostrato propensione ad assumere”, dichiara l’assessore regionale al Lavoro, Gianna Pentenero. Il gruppo Carrefour ha circa 20.000 dipendenti in Italia (8.574 negli ipermercati), il 97% assunto con contratto a tempo indeterminato.

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9 COMMENTI

  1. Mi espongo solo per quello che accade nel territorio salernitano. In 10 anni quasi 1000 famiglie tra Ideal Standard , Etheco , Filtrona e ex Pennitalia sono finite in mezzo alla strada. Ma questi centri commerciali come sperano di rimanere aperti se la disoccupazione aumenta? Se la gente non guadagna non spende. Poveri voi che date retta a quel mentecatto di De Luca. Il cafone lucano dovrebbe sapere che senza industrie la mia città è morta. Il prossimo alla chiusura? Il neo aperto a Fratte. Nemmeno a Roma ( che fa 3 milioni di abitanti ) ho visto un centro commerciale cosi grande. La differenza è che Salerno è la 20esima parte di Roma. Poveri noi. Solidale con i lavoratori di Pontecagnano che a breve si ritroveranno come me e tanti miei ex colleghi.

  2. dimentichi la aziende battipagliesi BTP TECNO, Paif e tante altre che hanno messo sul lastrico centinaia di famiglie.
    Io andavo tutte le settimane a fare spesa al Carrefour e come me tante altre famiglie ,approfittando di offerte e sconti.
    Oltre a queste aziende chiuse, c’è tutto l’indotto che perde lavoro.

  3. Caro Antonio chiami Cafone un Lucano, allora sei ancora più Cafone tu, la Lucania è terra di grandi uomini, tu purtroppo sei cresciuto nella cafonaggine della tua famiglia auguri

  4. Sei ridicolo, cosa c’entra De Luca con l’azienda francese,francese francese di Carrefour……ripeto franceseee francese la nazione dei Borbone…..e il loro giglietto pornografico, visto che certa gente non capisce manco cosa significhi quel giglio sulla stessa dei Borbone di Francia Francia….

  5. Carrefour di pontecagnano chiude x la gioia di tutti i corrieri e autisti, tornatevene a Napoli a vendere cazettini,avete finito di fare aspettare 4 ore x scaricare mezza pedana. L’importante e che rimane aperto il maximall.

  6. Ritorniamo alle piccole botteghe di vicinato che consentiva a tantissime famiglie di vivere dignitosamente.Oggi tanti ex salumieri lavorano in questi centri con stipendi da fame e turni vergognosi. Ma poi vorrei sapere a che cazzo serve stare aperti h24 quando i soldi della gente sono sempre gli stessi?

  7. X Carmine e per anonimo delle 9.52
    Quando non capite i commenti potete pure evitare di scrivere.De Luca centra eccome. Quando paventa 800 posti di lavoro alle cotoniere , è giusto che sappiate che non sono posti Pubblici o Statali , ma posti privati , e che se i negozi guadagnano guadagnano anche i dipendenti. Ma purtroppo voi fate parte della massa che si entusiasma per i numeri e non capisce che il cafone lucano non ha proprio interesse a tenere le industrie a Salerno

  8. Quindi la soluzione quale sarebbe? quella di fare come De Mita negli anni 70 e 80, andare in ginocchio dagli Agnelli che con la scusa del terremoto si è fatto mandare milioni di euro per aprire nuove aziende per sfamare le famiglie avellinese?? De Luca, il cafone come lo chiami tu, appena prova a portare un misero cantiere in Provincia di Salerno viene subito attaccato “dai napoletani e casertani” di essere “Salernocentristra” che pensa solo a Salerno e non a loro…perchè loro pensano di essere superiori a tutti, pensano che sulla faccia della Terra esista prima Napoli e poi il resto, lo dico sempre si facessero due regione a parte, da una parte tutto Caserta-Napoli-Agro Nocerino l’altra regione il resto delle province, forse riusciranno a risolvere i “loro problemi” dalla monnezza sotterrata sotto terra, alla mela annurca alla diossina ecc.

  9. Quando non sai cosa rispondere inizi a parlare dei De Mita e dei lucani. Evidentemente tu non hai il problema di mettere il piatto a tavola e quindi spari enormi c……te. Si parla di una cosa e tu ne metti in mezzo un ‘altra ( comunque De Mita ha fatto gli interessi della sua gente , e se non sbaglio Avellino si trova in Campania , ma guarda caso a differenza del cafone lucano non ebbe nessun problema da parte di nessuno a portare industrie ad Avellino)
    Ma di che cosa vogliamo parlare. Difendi l’indifendibile

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