La lettera di un trentenne suicida

Facebook   Twitter   Whatsapp   Google plus   Condividi via Mail
3
Stampa
«Perdonatemi, mamma e papà, se potete, ma ora sono di nuovo a casa. Sto bene». Aveva trent’anni Michele. Ha deciso di farla finita l’ultimo giorno di gennaio. Prima, però, ha scritto una lettera. Un j’accuse che è stato pubblicato ieri, per volontà dei genitori, sulle pagine del Messaggero Veneto , il quotidiano regionale del Friuli.
«Ho vissuto (male) per trent’anni. Qualcuno dirà che è troppo poco», scrive come incipit Michele. Non erano pochi per lui che racconta di essere «stufo di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di colloqui di lavoro come grafico inutili».

Parole stanche, ma lucide. Capaci di entrare nel dramma della precarietà, quella fotografata dall’Istat con l’indice di disoccupazione che tra i più giovani (15-24 anni) ha toccato il 40,1%. Quasi uno su due non lavora. «È una realtà sbagliata – spiega Michele – una dimensione dove conta la praticità che non premia i talenti, le alternative, sbeffeggia le ambizioni e insulta i sogni».

Non è solo male di vivere, quello che emerge dalle ultime parole di Michele. C’è dell’altro. La sua intende essere un’accusa di un’intera generazione. «Non è assolutamente questo il mondo che mi doveva essere consegnato», ragiona. «Non posso passare la vita a combattere solo per sopravvivere, per avere lo spazio che sarebbe dovuto, o quello che spetta di diritto. Di “no” come risposta non si vive, di “no” si muore».

Ecco perché l’ultimo suo atto, il suicidio, è rivolto a questa società che, scrive Michele, «si permette di accantonarmi, invece di accogliermi come dovrebbe fare». Un gesto che chiede confronto: «Siete voi che fate i conti con me». E ancora: «Questa è un’accusa di alto tradimento al contesto». In chiusura chiede scusa ai suoi cari e cita in un post scriptum il ministro del Lavoro («Complimenti a Poletti. Lui sì che valorizza noi stronzi»). E poi la resa: «Ho resistito finché ho potuto».

«Emerge un forte senso di ingiustizia incompresa», commenta Paolo Baiocchi, medico psichiatra e psicoterapeuta . E spiega: «Del resto sono tutte le statistiche nazionali che fanno emergere come i giovani siano quelli che hanno meno speranza in questo periodo storico. Se parte una spirale emozionale negativa il rischio può essere anche quello di sfogare la rabbia su se stessi», spiega il direttore dell’Istituto Gestalt di Trieste che, proprio in Friuli Venezia Giulia, ha lanciato un progetto sociale gratuito rivolto ai disoccupati. «Il nostro metodo – aggiunge – si basa proprio sulla condivisione in gruppo delle sfide: la forza dello stare insieme in questi casi è fondamentale».

Più dura l’analisi di Massimiliano Santarossa, scrittore friulano e narratore realista delle periferie italiane e degli esclusi. «La colpa non è dell’economia in sé, ma di chi ha fatto dell’economia un Dio», dice. «In Friuli, come in Veneto, con la crisi economica e la globalizzazione è crollato un intero sistema di valori che era incentrato solo sul lavoro». C’è un’altra faccia dietro al mito del Nord-Est produttivo, insomma. «Certo che c’è: è la storia di chi ne è rimasto escluso, come questo ragazzo, o come dei tanti che ritrovi al bar ogni giorno, senza più speranze né sogni».

Fonte Lastampa.it

Facebook   Twitter   Whatsapp   Google plus   Condividi via Mail

3 COMMENTI

  1. questo è l’ennesimo omicidio di stato:
    POLITICI ITALIANI SIETE LA PEGGIORE FECCIA.
    Sapete solo far finta di litigare ,ma non vi interessa risolvere i problemi degli ITALIANI che soffrono per la vostra ingordigia ed incapacità.

  2. che la terra ti sia lieve!…io ho 37 anni attualmente disoccupato cn si e no 6 anni di contributi fatti presso un ente pubblico a tempo determinato! …cm immagino il futuro?…ma quale futuro ?ce solo paura di quel che verra’…accompafnata da solo rabbia tanta tanta tanta rabbia e odio!

Commenta

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente. I commenti di questo blog non sono moderati nella fase di inserimento, ma Salernonotizie si riserva la facoltà di cancellare immediatamente contenuti illegali, offensivi, pornografici, osceni, diffamatori o discriminanti. Per la rimozione immediata di commenti non adeguati contattare la redazione 360935513 – salernonotizie@gmail.com Salernonotizie.it non e’ in alcun modo responsabile del contenuto dei commenti inseriti dagli utenti del blog: questi ultimi, pertanto, se ne assumono la totale responsabilità. Salernonotizie.it si riserva la possibilità di rilevare e conservare i dati identificativi, la data, l’ora e indirizzo IP del computer da cui vengono inseriti i commenti al fine di consegnarli, dietro richiesta, alle autorità competenti. Salernonotizie.it non è responsabile del contenuto dei commenti agli articoli inseriti dagli utenti. Gli utenti inviando il loro commento accettano in pieno tutte le note di questo documento e dichiarano altresì di aver preso visione e accettato le Policy sulla Privacy.