Taodue pensa fiction su Rigopiano. Famiglia Feniello:”Irrispettosi”

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La instant fiction potrebbe essere trasmessa nel gennaio 2018, primo anniversario dell’inferno di ghiaccio: evidentemente a Pietro Valsecchi, ad della Taodue, produttore di Checco Zalone e di fiction su mafia e delitti vari, non piace perdere tempo. Possibile? Possibile, la notizia è già uscita e non diciamo nulla di nuovo. Una novità però c’è, e sono le dichiarazioni che alcuni sopravvissuti hanno rilasciato a commento del progetto (che, con ulteriore dubbio gusto, dovrebbe chiamarsi “La valanga”).

“Ma non ci posso credere. Premesso che non la guarderei, mi sembra prematuro. Se proprio vuoi fare un film sarebbe il caso di lasciar passare un po’ di tempo”. Ha detto al Corriere della sera Giorgia Galassi, sopravvissuta sia alla valanga che alla ferocia del web (su facebook c’è addirittura una pagina intitolata “Giorgia Galassi sei una vergogna”) innescata dalla conferenza stampa convocata con il fidanzato poco dopo il recupero di entrambi dalle macerie dell’hotel.




Critico anche Giampiero Parete, il cuoco che si è salvato perché al momento della valanga era uscito dall’hotel e che successivamente ha potuto riabbracciare moglie e figli. “Ma lo possono fare? Non si può impedire?” si chiede Parete, che fu il primo a dare l’allarme nella telefonata al suo ormai celebre titolare, Quintino Marcella. “Potrebbero anche lasciar perdere – continua Parete, sempre nelle dichiarazioni rilasciate al Corriere della Sera – A momenti non hanno manco fatto i funerali di tutte le vittime, e stiamo già a farci il film? Ci vuole rispetto e sensibilità, in certe cose”.

Ora non resta che vedere se il produttore Valsecchi ci ripenserà o se andrà avanti con il progetto, magari confidando nel fatto che poi, tra un anno, staremo tutti incollati alla tv per vedere “La valanga”. Speriamo che tra le comparse non ci sia nessuno dei protagonisti veri della tragedia dell’hotel Rigopiano e che quello che lo stesso Valsecchi ha definito cinema militante non si risolva invece in un più banale cinema rivoltante. Che poi il problema non è tanto nel fatto di fare un film ispirato alla tragedia – in fondo al genere “disaster movie”, i cosiddetti film catastrofici, appartengono anche pellicole dignitose come “The Impossible”, sullo tsunami in Tailandia, o l’interessante “Vajont-La diga del disonore”. Quello che si digerisce a fatica è che si pensi alla fiction – che ovviamente è anche un’operazione commerciale – quando le ferite sono aperte, quando il dolore non si è ancora sedimentato, quando non esiste una verità ufficiale, una verità che probabilmente né la valanga vera né quella finta sono ancora in grado di raccontarci.

FAMIGLIA FENIELLO: “SCELTA IRRISPETTOSA”

“Sembra solo una scelta irrispettosa per le vittime e i loro familiari, dettata probabilmente da scopi unicamente commerciali”. Così l’avvocato Camillo Graziano, legale dei familiari di Stefano Feniello, una delle 29 vittime della tragedia dell’hotel Rigopiano, commenta a nome dei suoi assistiti la notizia di una fiction televisiva sulla valanga, che la Taodue ha annunciato di voler realizzare. “Apprendiamo con enorme stupore – dice il legale – che la casa produttrice Taodue ha in programma di realizzare una fiction televisiva sulla tragedia di Rigopiano. Stupore dettato, soprattutto, dalle tempistiche: a nemmeno un mese dal fatto, c’è già chi pensa a trasformare un dramma di tali proporzioni in una serie tv.

Leggiamo, inoltre, che le riprese inizieranno a settembre per andare in onda a gennaio 2018 e che addirittura stanno già lavorando al progetto, con ‘il supporto e il coinvolgimento di chi ha vissuto in prima persona questa vicenda: superstiti, famigliari delle vittime, soccorritori’”. “Precisato che supporto e coinvolgimento alla famiglia Feniello non ne è stato mai chiesto – sottolinea l’avvocato Graziano – ci chiediamo che senso abbia, in questo momento, una fiction il cui scopo, a dire del signor Valsecchi, sarebbe anche quello di ‘fare luce sulla verità dei fatti’. La verità dei fatti la sapremo solo quando si saranno celebrati tutti i gradi di giudizio, non certo dopo aver visto una serie televisiva scritta all’indomani della tragedia”, conclude il legale della famiglia Feniello.

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