Salerno: mostra di Antonio Feola a Palazzo Genovese dal 20 al 27 febbraio

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A Palazzo Genovese a Salerno è in esposizione, fino al 27 febbraio, la mostra di Antonio Feola dal titolo ‘Esigenze’.

Antonio Feola nasce a Salerno nel 1986 e si diploma presso il Liceo Artistico della città, ma la sua formazione più importante avviene dal 2010 da autodidatta, studiando con passione antichi trattati e osservando numerosi dipinti dei grandi protagonisti del passato, sui quali fonderà la propria ricerca pittorica. Il suo metodo di lavoro, infatti, è basato su quello della antiche botteghe, partendo dalla scelta delle tavole e tele grezze, fino alla macinazione dei colori in modo da avere una completa padronanza della materia pittorica.

L’artista presenta uno studio, particilarmente attento e commosso, sul seicento, magnifiche vanitas e toccanti nature morte colpiscono il fruitore per la loro bellazza. l’ effimera condizione di vita e il profondo senso di precarietàche caratterizzarono la storia delXVII Secolo, contribuirono allo sviluppo del memento mori nell’arte che si arricchì di simbolismi tipici, quali la clessidra e la candela, emblemi del trascorrere inesorabile del tempo, o il teschio figurazione di morte.

Compare, dunque, nella sua nuda beltà ” LA BAGNANTE E LA MORTE” che con audacia invita l’osservatore a posare lo sguardo su di lei e, allo stesso tempo, sullo scheletro che sembra danzarle affianco; ma anche lo “STUDIO DEL PENSATORE” che espone sarcofagi strigilati, memori di un fausto vetusto che alternano scansie sulle quali campeggiano candele ardenti, teschi dolenti e teneri fiori dalla caduca grazia.

Tornano, così, alla mente i grandi maestri olandesi che, per primi, proposero il tema della fugacità della vita che tanto eco avrà nel resto dell’Europa e, naturalmente, le interpretazioni che ne darà il genio caravaggesco. A quest’ultimo è legato il tema della decollazione, che l’Artista, coerentemente al percorso di ricerca prefiguratosi, indaga con accuratezza: autoritratto come il Battista su un piatto d’oro.

Non poteva, ovviamente, mancare la rilettura della decapitazione più famosa, quella di Medusa per mano di Perseo, soggetto che sedusse Bernini, Cellini, Rubens, Caravaggio e che per le sue numeroseimplicazioni legate all’ancestralità e al mito, ancora oggi è temacaro agli artisti. Anche la figura femminile è analizzata da Antonio Feola omaggiando la grande storia dell’arte italiana tra Cinque e Seicento: le sue fanciulle adagiate su antichi triclini e circondate da drappi vermigli e bordeaux evocano gli splendidi abbandoni della Venere di Urbino e le pose arrendevoli e maliziose della Danae di Tiziano.
La mostra è visibile dal 20 al 27 Febbraio, tutti i giorni, dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 21.00 con ingresso gratuito.

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