Calcio e violenza: dopo Matera e Taranto anche a Barletta esplode la follia

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Dopo Matera, Ancona, Catanzaro e Taranto (non più di una settimana fa), è toccato a Barletta strappare l’ennesimo articolo di cronaca nera nel calcio minore. Aggressioni senza tregua, raid punitivi, imboscate al campo d’allenamento, al bar o sotto casa: qualunque sia la modalità vile adottata dagli ultrà, la deriva del tifo violento ha davvero superato il limite di guardia. Nell’arco di poco più di un mese, dal 27 febbraio – quando si consumò l’aggressione ai danni dei calciatori lucani, passando per Ancona (9 marzo), Catanzaro (12 marzo) e Taranto (23 marzo) – ad oggi, il tifo violento si è trasformato in ordinaria follia. Ne ha fatto le spese il portiere del Barletta, squadra che milita nel campionato d’Eccellenza pugliese, Luigi Moschetto, preso a calci e pugni vicino casa dopo le deludenti prestazioni della squadra sconfitta nel derby con la Vigor Trani.

Un episodio di violenza che arriva a pochi giorni da uno analogo che ha visto protagonisti i giocatori del Taranto aggrediti con schiaffi e spintoni da un gruppo di circa 30 persone incappucciate. Il tecnico Salvatore Ciullo, arrivato appena un mese e mezzo fa per cercare di rivitalizzare la squadra e le chance di salvezza, prova a fare da paciere ma rimedia anche lui un paio di colpi. Oltre alle botte, ovviamente le minacce si sprecano. In segno di protesta contro tutti questi episodi di violenza, la Lega Pro aveva deciso di far iniziare con 15′ di ritardo le partite dell’ultimo week end. Una misura che sensibilizza forse le coscienze del tifo pulito ma che certo non scoraggia gli ultrà più violenti che già il 26 febbraio scorso avevano preso a calci e pugni due giocatori del Matera, Mirko Carretta e Marino Bifulco, il 9 marzo aggredito i giocatori dell’Ancona, dopo averli aspettati all’uscita dello Stadio Del Conero, e il 13 marzo assalito altri due calciatori del Catanzaro, Gomez e Leone, presi di mira dopo il ko al 90′ a Melfi.

Il ‘motivo’ di tanta violenza è sempre il solito: colpire chi si è impegnato poco. E’ da anni la legge della violenza ultrà che offre pero’ anche altre forme di bieco ricatto: dalle ‘bandiere’ issate e calpestate, alle maglie consegnate in curva, fino alle auto incendiate (ne sa qualcosa il presidente del Pescara, Sebastiani). Una volta erano gli arbitri il bersaglio preferito da chi la domenica sceglieva un campo di calcio per sfogare le proprie frustrazioni. Oggi, la vasta gamma della follia ultrà non risparmia nessuno: ne hanno fatto le spese protagonisti in campo e non, perche’ di mezzo ci sono andati anche, se non spesso, i dirigenti. Il presidente della Lazio, Claudio Lotito, si muove ancora sottoscorta da quando, poco meno di sette anni fa, gli venne recapitata una busta con alcuni proiettili. Ma non è il primo della lista: qualche anno prima, infatti, l’ex presidente del Cagliari, Massimo Cellino, aveva rivelato di essersi trasferito a Miami, perche’ alcuni suoi familiari erano stati minacciati. Anni dopo tocco’ all’ex patron del Catania, Antonino Pulvirenti, pure lui destinatario di una busta con proiettili, per la stagione poco convincente della squadra rossoazzurra. A Cagliari quest’anno, al portiere Storari, da poco trasferitosi al Milan, è stato impedito di indossare la fascia di capitano dagli ultrà.

(ANSA).

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