Cammarota e Peduto: «Delocalizzare il porto commerciale per La Città del Mare»

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Sabato 22 Aprile, alle ore 11, nella sede dell’associazione La Nostra Libertà in Salerno alla via Lucio Petrone 69, si terrà un incontro stampa aperto al contributo di tutti i cittadini per la presentazione delle proposte programmatiche del progetto “La Città del Mare”.

Nel corso dell’iniziativa, il Presidente della Commissione Trasparenza l’avv. Antonio Cammarota, e Rosario Peduto, che da qualche giorno ha aderito a La Nostra Libertà, insieme ai componenti e simpatizzanti dell’associazione illustreranno le proposte programmatiche del Progetto Salerno, con la produzione di schede, video, elaborati e rendering, nonché delle interpellanze e interrogazioni consiliari che accompagneranno le proposte.

Chiave di volta del progetto La Città del Mare sarà la proposta di delocalizzare il porto commerciale di Salerno, alla luce delle nuove opere necessarie al suo mantenimento, della inadeguatezza delle infrastrutture esistenti, dei guasti che comporta la collocazione all’ingresso della città turistica, e quindi per alimentare un dibattito che manca sul destino della nostra città, per cui verrà avviata una petizione popolare che farà da sfondo alle iniziative pubbliche ed istituzionali che seguiranno.
La Nostra Libertà

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5 COMMENTI

  1. Caro avvocato Cammarota,
    è una bella idea che, se mi consente, è stata mia prima che sua. Quando ero consigliere comunale,come lo è lei ora, ho cercato di aprire questo dibattito sia all’interno che all’esterno del Palazzo. Mi sono scontrato con la mia stessa maggioranza all’nterno della commissione urbanistica,
    arrivando a sospendere il giudizio dell’allora gruppo della “Margherita” sulla parte del PUC, che era in via di discussione e approvazione, che ineriva al porto ed alla sua zona limitrofa. Ho scritto articoli sui giornali. Sono intervenuto in tal senso nel corso di convegni e dibattiti. Il muro di gomma che protegge, da sempre, il “concetto porto” ha vanificato ogni azione, mia e di quelli, non pochi, che aveveano sposato, anche autorevolmente, questa idea. Le auguro maggior fortuna.

  2. Questa ipotesi fu oggetto di appassionate discussioni anche negli anni 50 del secolo scorso. Nonostante le condizioni al contorno fossero diverse (minore tasso di urbanizzazione dei territori a sud di Salerno, vocazione più orientata a sviluppo industriale che turistico nelle stesse aree, minore sensibilità alle problematiche di impatto ambientale, eccetera), non se ne fece nulla. Pur sottostimando la sfavorevole posizione del porto, si preferì programmarne l’ammodernamento e l’espansione a scapito degli stabilimenti balneari ivi esistenti. Questo ritorno di fiamma è tardivo e, nelle condizioni date, molto più improbabile che possa vedere la luce.
    E’ noto che i Comuni a sud di Salerno mirano alla creazione e valorizzazione del litorale fino all’area cilentana con insediamenti attrattivi per fini turistici. Si può immaginare che l’insediamento di un porto commerciale di media potenzialità – con tutti i condizionamenti che una simile operazione comporta in termini di impatti sul territorio e a mare – possa essere compatibile con i diversi progetti insediativi ipotizzati da altre amministrazioni?
    Allora, più che attivarsi su ipotesi che definirei velleitarie, sarebbe il caso di migliorare l’esistente che, nonostante tutto, produce reddito e occupazione.
    Occorre dotare il porto di idonea area retroportuale (per alleggerire lo stazionamento intensivo di container e autovetture sui piazzali) e di un collegamento ferroviario diretto con la rete nazionale (per diminuire il traffico veicolare su gomma che intasa il Viadotto Gatto e, in futuro, lo sbocco di Porta Ovest sugli svincoli autostradali).

  3. Gentile sig. Anonimo
    leggo con interesse il Suo articolato e propositivo commento alla proposta “velleitaria” di trasferimento
    del porto Commerciale, che tutti, nonostante tutto, riteniamo una ricchezza da preservare.
    Quanto da Lei esposto è ragionevole, ma Lei si arrende facilmente di fronte alle difficoltà che si
    presenterebbero di fronte all’eventuale trasferimento della struttura.
    Era ancora più complicato trasferire l’Ospedale, il Tribunale, l’Università: eppure è accaduto e, pare,
    con buoni risultati. Le Sue obiezioni, pertanto, sarebbero facilmente superabili immaginando gli
    straordinari vantaggi economici e di immagine che si avrebbero nel ricreare una zona
    paesaggistica e nel rafforzare la vocazione turistica tanto presente nell’impegno delle ultime
    amministrazioni cittadine.
    Lei espone ragioni tecniche che, TUTTE, non tengono conto di un elemento: l’uomo.
    Lei in quale zona di Salerno vive?
    Cosa ne direbbe di passare qualche ora, di giorno, di notte, in giorno festivo o feriale, a Natale
    o Pasqua, o Capodanno, d’estate o d’inverno, in una delle nostre case?
    Posso avere l’onore di invitarla nella mia?
    Così potrà meglio apprezzare l’aria impregnata di smog e polveri sottili, gli assordanti rumori che
    provengono da mercantili, mezzi operativi in perpetuo movimento,migliaia di TIR, bisarche,
    autotreni che percorrono senza tregua il viadotto, micidiali emissioni dell’inceneritore (in
    ulteriore ampliamento.)
    Potrà constatare le vibrazioni che scuotono le nostre case (tutte preesistenti al Porto) prodotte
    dai mezzi di trasporto sul viadotto in prossimo, inevitabile collasso.
    Potrà meglio rendersi conto dell’orrore estetico di una installazione che offende e deturpa la città.
    Tutto nell’indifferenza di tutti. E vedo anche della Sua.
    Parlerebbe allo stesso modo se abitasse qui?
    Venga, La prego. Condivideremo una esperienza che non dimenticherà e che, ne sono certa,
    non vorrà ripetere.
    La saluto cordialmente.
    GLORIA

  4. Gentile Gloria,
    leggo solo ora il suo commento alle mie considerazioni sulla possibilità o meno di delocalizzare il porto. Lei quasi mi accusa di essere indifferente ai gravi disagi, dettagliatamente descritti, che il viadotto Gatto arreca ai residenti in quell’area. Purtroppo non conosce le tante volte con cui da oltre dieci anni vado criticando chi a suo tempo concepì e realizzò un obbrobrio di tal genere, infelice oltretutto anche dal punto di vista tecnico-funzionale che da quello paesaggistico. Più volte mi sono chiesto dove erano gli ambientalisti e i Comitati di quartiere che avrebbero dovuto opporsi alla edificazione di massicci piloni e incombenti travature su edifici di civili abitazioni.
    Non era quella la soluzione e ora se ne pagano le conseguenze.
    Il porto è rimasto privo di un collegamento ferroviario diretto con la rete nazionale e continua a illudersi di poter smaltire la movimentazione delle merci e dei container unicamente con veicoli su gomma, ignorando che altrove va consolidandosi il trasporto su ferro quale vettore vincente sotto il profilo dell’efficacia funzionale, del risparmio energetico, dell’economicità e della salvaguardia ambientale.
    Quanto alla delocalizzazione, continuo a ritenerla una ipotesi velleitaria.
    Uno scalo marittimo di media potenzialità non è paragonabile ad un Ospedale, un Tribunale, un’Università. Esso impone un impatto sul territorio e sull’Habitat marino che, nelle condizioni date, sarebbe difficilmente sostenibile e compatibile con la situazione a sud o a nord(?) della città.
    Vanno quindi esplorate altre vie per il transito delle merci, dato che anche la Porta Ovest (quando sarà) comincia a destare qualche dubbio sulla piena efficacia al riguardo.
    21.10.2017

  5. Vorrei anche sapere se gli estensori della petizione per la delocalizzazione, tanto assidui nel sottolineare l’improvvida posizione del porto all’inizio della costiera amalfitana, hanno inserito nel testo anche la richiesta che vengano delocalizzati per analoghi motivi altri porti italiani. Qualche esempio: il porto della Spezia situato nel golfo dei poeti all’inizio del litorale di Lerici; il porto di Genova proteso per tutto il fronte a mare della città fino a Sampierdarena; lo stesso porto di Napoli che lambisce Mergellina e il promontorio di Posillipo.
    Bando ai voli pindarici!
    Certe ipotesi progettuali dovevano essere concepite e realizzate nell’immediato dopoguerra del secolo scorso. Ora deve essere opera meritoria battersi per migliorare l’esistente, eliminando storture e disagi (Viadotto Gatto) e colmando lacune infrastrutturali di cui il porto soffre.

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