Fonderie e morti sospette, dubbi su 36 decessi. Il caso si sgonfia

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I risultati dello screening disposto dalla Procura sulle scrivanie dei sostituti procuratori Roberto Penna e Silvio Marco Guarriello.

I pm dal marzo dello scorso anno indagano sulle denunce dei comitati per stabilire se tra i fumi prodotti dall’impianto e i casi di tumore vi sia un nesso causale.

I periti hanno dovuto esaminare 39 cartelle cliniche, 36 di queste sono di persone decedute a causa di tumori e tre di persone malate ma ancora in vita. Secondo quanto emerso dallo screening dei medici, ci sarebbero alcuni parametri che lasciano aperte diverse ipotesi sulle cause che avrebbero prodotto l’insorgere della malattia: molti dei pazienti deceduti o semplicemente malati sarebbero anche accaniti fumatori.

Secondo quanto scrive Metropolis sulla vicenda ci sono diverse sentenze della Corte di Cassazione, anche in contrasto tra loro, che stabiliscono (la prima) che quando la causa della morte è prevalentemente derivata dal fumo non si può attribuirla alle polveri sottili. In altre, invece, se l’aspetto inquinante è determinante per un malato terminale va dimostrato con ulteriori indagini per capire in che modo abbia inciso.

Il caso tuttavia sembra sgonfarsi anche perchè nessun operaio delle Fonderie in decenni di attività nell’opifcio ha mai accusato patologie derivanti da polveri sottili. Quei decessi erano ritenuti anomali dal Comitato “Salute e Vita” presieduto da Lorenzo Forte che consegnò una lista di 215 persone decedute per cause che l’associazione non reputa siano morti in maniera naturale.

Quel folto incartamento, però, con il passare dei mesi si è assottigliato e da 215 nomi in lista ne erano rimasti 39 su cui la Procura sta cercando definitivamente di fare luce attraverso un’indagine a tutto campo, acquisendo innanzitutto le cartelle cliniche presso ospedali e cliniche dove i malati erano stati ricoverati per consegnarli a un pool di esperti oncologi che hanno relazionato il titolare del fascicolo di inchiesta.

Assieme all’elenco di nominativi – ricorda Il Mattino oggi in edicola – , agli inquirenti fu consegnata anche una mappa dove viene evidenziata la distribuzione dei casi sul territorio, nelle zone in linea d’aria più vicine all’impianto e che ricadono nei Comuni di Salerno e Pellezzano. Il quartiere da cui sono partite maggiori segnalazioni è quello di Matierno: 35 deceduti e 21 malati. I dati vanno dal 1980 fino ai primi mesi del2016.

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