Omicidio di Ravello 23 anni a Vincenza Dipino

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Ventitré anni di carcere per Vincenza Dipino, la 57enne di Ravello accusata di avere ucciso, in concorso con l’amante Giuseppe Lima, la 45enne scafatese Patrizia Attruia strangolandola con le sue mani.

Il pm aveva chiesto l’ergastolo per la donna mentre i giudici della Corte d’Assise del tribunale di Salerno l’hanno invece condannata a 23 anni di reclusione (22 per omicidio volontario e uno per occultamento di cadavere) sentenziando che non fu la gelosia a far maturare il delitto messo a segno nella notte tra il 26 ed il 27 marzo 2015 all’interno dell’appartamento della Dipino, in via San Cosma, nella zona periferica di Ravello e rinvenuta cadavere il 27 marzo in una cassapanca.

La Dipino alla lettura del dispositivo è scoppiata in lacrime. La donna è statacondannata anche ad una provvisionale di 5mila euro per ogni parte civile costituita e alla misura di sicurezza per la durata di 3 anni, dovrà poi affrontare un nuovo procedimento in sede civile per il risarcimento dei danni.

La sentenza ha “ridisegnato” i contorni di un omicidio che, in un primo momento, era stato ricostruito in maniera diversa. Il primo colpo di scena si è infatti registratolo scorso gennaio quando, in seguito ad un’ordinanza di custodia cautelare, Giuseppe Lima accusato inizialmente solo di occultamento di cadavere e favoreggiamento personale, è finito dietro le sbarre con l’accusa di concorso in omicidio. Caduta l’aggravante della premeditazione a carico della Dipino, accusata in un primo momento di aver sedato Patrizia Attruia con una dose massiccia di barbiturici, è stata esclusa anche l’aggravante dei futili motivi.

Le motivazioni della sentenza saranno pubblicate ad inizio luglio. Ora, dopo la sentenza di questa mattina si attende la richiesta di rinvio a giudizio e l’avvio del processo per Giuseppe Lima arrestato all’inizio di quest’anno per concorso in omicidio. Alla base dell’omicidio, probabilmente motivi passionali: vittima e carnefice pare fossero innamorate dello stesso.

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