Riscatto della laurea gratuito. Bisogna crederci (di Luca De Franciscis)

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Se ne sta parlando ma ora è il momento di passare ai fatti. Ci riferiamo al riscatto gratuito degli anni di studio universitario che il sottosegretario del Ministero dell’Economia e delle Finanze, On. Pier Paolo Baretta, ha annunciato in più occasioni come cosa auspicabile.

Il problema potrebbe essere quello di cercare i fondi, ma questo problema non dev’essere considerato insormontabile perché dovrebbe essere considerato argomento prioritario, come altri, per un welfare equo e indiscutibilmente rispettoso di quanti hanno creduto nello studio ed hanno impegnato tempo e sacrifici.

Ci sono famiglie che per far studiare i figli meritevoli arrivano a spogliarsi di tutto, sacrifici immensi e rinunce di ogni tipo. Vivere poi il dopo laurea con la spasmodica attesa per un lavoro, che non si trova, è raccapricciante.

E allora cosa si aspetta a dare una minima ricompensa a chi si è laureato con successo e premiare anche i genitori che a tanto hanno contribuito. I giovani laureati per poter riscattare gli anni di studio devono, allo stato dei fatti, sborsare molto denaro, anche se vien concesso un pagamento dilazionato in rate mensili; ma non finisce qui. Per il riscatto degli anni di studio devono continuare a chiedere denaro ai genitori, per sostenerli nel pagamento, e la storia continua.

Probabilmente le cose cambieranno. Affiorano novità che pare possono portare un aiuto che va nel verso giusto.

Molto interessante è quanto si legge dalla pagina del sito dell’On. Sottosegretario Baretta:

“La mia proposta di “fiscalizzazione” del periodo di studi universitari, fino alla laurea, ha suscitato un qualche interesse e domande; e necessita, perciò di alcune considerazioni e precisazioni.

La proposta è stata formulata in un convegno sul futuro previdenziale dei giovani (organizzato dalla cassa pensioni dei dottori commercialisti), soprattutto, con riferimento alla generazione dei “Millennials”.

Si inserisce, perciò, necessariamente, all’interno di un progetto più ampio che mira a creare le condizioni per un welfare più equo e sostenibile.

La pesante crisi economica e finanziaria; i mutamenti demografici (aumento da record dell’attesa di vita e scarsa natalità); il mercato del lavoro mutato, hanno creato un cortocircuito generazionale che ha pesantemente penalizzato i nati tra gli anni ’80 e gli anni 2000.

A dimostrarlo sono i dati. Questa generazione, quella dei cosiddetti Millennials, presenta non solo tassi di disoccupazione nettamente più elevati rispetto a quelli delle coorti successive, ma anche un ingresso posticipato nel mondo del lavoro e percorsi lavorativi nettamente più frammentati.

Lo Stato, da solo, ce la farà a colmare quello che si presenta come un vero e proprio divario generazionale? Penso di no. Per questo, accanto all’intervento a sostegno del diritto allo studio (che è, anche, un incentivo alla laurea – i dati Eurostat di oggi confermano che siamo penultimi in Europa, davanti solo alla Romania), ho proposto, da un lato, un’integrazione esplicita e organica tra pubblico e privato (ad esempio, incentivando, anche tra i più giovani, l’adesione ai fondi pensione integrativi) e, dall’altro, la riforma del sistema fiscale (a cominciare dalle tax expenditures: 700 voci e circa 250 miliardi di detrazioni e deduzioni a disposizione dei cittadini; figlie di un mercato del lavoro e di una domanda sociale ben diversa dalle nuove, attuali, esigenze).

Accanto a queste misure, serviranno sgravi contribuitivi per favorire l’ingresso e la permanenza nel mondo del lavoro, oltre a interventi di solidarietà sociale. Come ogni proposta di riforma, anche questa implica scelte e criteri perché la sua applicazione sia sostenibile da un punto di vista finanziario.

Non si tratta, quindi, di discriminazione, ma di riequilibrio per quelle generazioni che più di altre hanno subito le conseguenze della crisi economica.

Sarebbe sproporzionato prevedere la fiscalizzazione degli anni di studio fuori corso (sebbene il riferimento non sia solo a chi sia ancora studente, ma anche a chi si è già laureato) o delle seconde e terze lauree (per percorso standard intendiamo una vecchia laurea quinquennale o il cosiddetto 3+2). Criteri più specifici e puntuali rispetto a platea, età e modalità di riscatto dovranno, infine, essere verificati in base alle coperture finanziarie disponibili.

Si tratta di un ragionamento ambizioso e coraggioso, per certi versi controcorrente; ma solo guardando avanti e discutendo insieme troveremo la strada giusta”: Pier Paolo Baretta. Sin qui la proposta e le delucidazioni del sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Tutti ne parlano e questo è un fatto molto positivo. La proposta va sostenuta.

Non dimentichiamo mai che tutto quello che si fa per i giovani è sempre utile e non è mai troppo.

La notizia è stata raccolta da molti.

Viene riportata oltre che dai quotidiani anche da importanti testate on line e portali web come PMI.it che in un articolo di Noemi Ricci, del 14 luglio 2017 scrive:

“Il riscatto degli anni accademici previsti per il conseguimento della laurea consentono ai lavoratori sia di maturare anni di contributi necessari per accedere alla pensione anticipata, sia di ottenere una pensione di anzianità più alta, a chi scelga questa opzione.

Ad oggi il riscatto della laurea è a titolo oneroso, a carico del richiedente, con costi tanto minori quanto prima si inoltra domanda. Negli ultimi tempi però si è prospettata la possibilità di un riscatto della laurea gratuito, a proporlo è stato il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, il quale ha inviato all’INPS la richiesta di calcolare le risorse necessarie per questa misura.

E proprio dal presidente INPS, Tito Boeri, era arrivato il suggerimento di far anticipare allo Stato alcuni anni di contributi ai più giovani a fronte di un mercato del lavoro sempre più caratterizzato da carriere discontinue e precarie. Il beneficio spetterebbe però solo agli studenti più meritevoli, ovvero quelli che conseguono la laurea nei tempi previsti dagli ordinamenti accademici, senza andare fuori corso.

Si ipotizza anche la possibilità di un provvedimento retroattivo, ovvero applicabile anche ai nati tra il 1980 e il 2000, ma in questo caso i costi lieviterebbero notevolmente”.

Altri siti riportano e commentano la stessa notizia.

Riflessioni e considerazioni giustissime.

Proposta e riflessioni encomiabili. Tutto si può fare, nella convinzione che tutte le difficoltà possano essere superate.

Occorre molto impegno e volontà ma, soprattutto, bisogna crederci.

Tutti i bonus sono da accogliere con apprezzamento e anche questo del riscatto degli anni di laurea sarà sicuramente accolto con pieni consensi. Inoltre bisogna considerare che per le famiglie evitare un ulteriore esborso di denaro, significherà poter realizzare economie e quanto non speso per il riscatto, potrà essere rimesso sul mercato per acquisti diversi.

Non bisogna dimenticare che anche i laureati, come tutti i lavoratori, rappresentano patrimonio dello Stato e nuovo sostegno per le imprese.

I più volte citati “Millennial” o anche “Generazione Y”, sono i nati tra i primi anni ’80 e i primi anni 2000.

Alcuni ritengono che la proposta del sottosegretario Baretta potrebbe rientrare nella prossima manovra d’autunno. Non ci resta che attendere.

Ad oggi, però, il riscatto degli anni di laurea è possibile solo a pagamento.

Per come farlo è disponibile il sito INPS che con molta chiarezza fornisce in maniera dettagliata la procedura: Riscatto della laurea ai fini pensionistici.

dott. Luca De Franciscis

dottore commercialista

www.studiodefranciscis.it

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1 COMMENTO

  1. Le solite cazzate. Mi spiegate perchè chi è nato nella seconda metà degli anni 70 ha gli stessi problemi. perchè la crisi ha interessato anche i nati dopo gli anni 80. Ovviamente in Italia si fa sempre a chi figli e figliastri. Vergognoso

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