A Salerno comandano sempre i D’Agostino-Panella, la relazione della DIA

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E’ stata pubblicata la consueta relazione semestrale della DIA al Parlamento, in cui sono riepilogati, per area geografica, i dati relativi alle attività svolte e ai risultati conseguiti, derivati dall’analisi delle fattispecie delittuose che nell’ultimo semetre del 2016 hanno interessato la Provincia e la città di Salerno. Gli equilibri e le dinamiche interne della criminalità sono rimasti sostanzialmente stabili. L’azione repressiva, condotta anche con il contributo di collaboratori di giustizia, ha inciso sull’operatività di storici sodalizi, privati della guida di capi carismatici. Di contro, si sono affacciati sulla scena criminale nuovi gruppi che non esitano a commettere delitti efferati pur di ritagliarsi spazi sul territorio, come confermano alcuni reati spia, quali gli attentati dinamitardi e incendiari in danno di attività imprenditoriali del posto.

Le prioritarie attività illecite dei sodalizi locali – si legge nella relazione – rimangono le estorsioni, l’usura, l’esercizio abusivo del credito, il traffico e lo spaccio di stupefacenti, il cui approvvigionamento avverrebbe per lo più dall’area vesuviana e napoletana. Nella
città di Salerno, nonostante i tentativi di imporsi da parte di gruppi emergenti, lo storico clan D’AGOSTINO-PANELLA rimane punto di riferimento per la gestione del traffico di stupefacenti, dell’usura e delle estorsioni (Il 26 novembre 2016, l’Arma dei Carabinieri ha eseguito l’ordinanza del G.I.P. del Tribunale di Salerno, a carico di affiliati ad un’organizzazione dedita al traffico di stupefacenti, diretta da uno storico elemento di spicco del clan D’AGOSTINO-PANELLA).

A Vietri sul Mare si segnala l’interesse criminale di un gruppo facente capo alla famiglia APICELLA. L’Agro Nocerino-Sarnese è la zona della provincia di Salerno in cui la criminalità organizzata di stampo camorristico e quella comune hanno segnato maggiormente il tessuto economico locale. Nel passato hanno operato sulla zona
clan capeggiati da personaggi di elevato spessore criminale, tutti sodali all’organizzazione camorristica definita “Nuova Famiglia”. L’attività repressiva condotta nel tempo ha eroso le strutture dei sodalizi più articolati, generando di conseguenza gruppi minori autonomi, che starebbero comunque risentendo dell’influenza dei clan più articolati dell’area napoletana o avellinese (FONTANELLA di Sant’Antonio Abate, CESARANO di Pompei e Castellammare di Stabia, ANNUNZIATA-AQUINO di Boscoreale, GRAZIANO di Quindici).

Il comune di Cava dei Tirreni, contiguo all’agro nocerino-sarnese, continua a subire l’influenza delle organizzazioni dell’area limitrofa. Sebbene fortemente ridimensionato, il clan BISOGNO risulta tuttora attivo nelle estorsioni, mentre si starebbe maggiormente affermando il gruppo CELENTANO, dedito ad attività di natura usuraia, estorsiva ed al
traffico di stupefacenti. La rilevanza della città di Cava dei Tirreni e la centralità avuta in passato negli interessi della criminalità organizzata campana è confermata dall’esecuzione, nel mese di ottobre, da parte della D.I.A. di Salerno, del decreto di confisca dei beni, per un valore di circa 5 milioni di euro, a carico di un imprenditore del settore petrolifero, affiliato alla citata “Nuova Famiglia”.

A Nocera Inferiore, l’azione di contrasto delle Forze di Polizia sembrerebbe confermare il predominio del sodalizio MARINIELLO, i cui interessi illeciti si sarebbero affermati nello spaccio di stupefacenti, nell’infiltrazione degli appalti pubblici, nell’usura e nelle estorsioni.
Sul territorio è stata comprovata la presenza di altri tre gruppi; si tratta dei clan CUOMO, capeggiato da un ex affiliato al gruppo CONTALDO di Pagani, in passato egemone in gran parte dell’agro nocerino-sarnese; D’ELIA, operante nel quartiere di Piedimonte e BERGAMINELLI. L’equilibrio criminale tra questi gruppi risulta alquanto instabile in ragione dei convergenti interessi nel settore degli stupefacenti.

Nel comune di Angri, le attività di contrasto che hanno colpito il clan NOCERA, alias dei “Tempesta”, avrebbero spinto giovani pregiudicati a tentare di conquistarne la leadership, anche con il sostegno dei clan attivi nei limitrofi centri dell’entroterra vesuviano. Proprio ad Angri, nel mese di ottobre, la D.I.A. di Salerno ha eseguito la confisca di un immobile del valore di oltre duecentomila euro, nella disponibilità di un pluripregiudicato condannato per associazione per delinquere, usura, estorsione e sfruttamento della prostituzione.

A Pagani, sebbene sensibilmente limitato nella sua operatività dall’azione di contrasto della Magistratura, si conferma il predominio del sodalizio FEZZA-PETROSINO-D’AURIA, particolarmente propenso ad infiltrare le attività imprenditoriali del posto. L’usura e le estorsioni, unitamente al traffico di stupefacenti, perpetrati in concorso con esponenti di organizzazioni camorristiche dell’hinterland vesuviano, risultano, in generale, le principali attività illecite condotte dalle restanti organizzazioni paganesi.

A Sarno è attivo il clan SERINO e si conferma la presenza di una propaggine del clan GRAZIANO (originario dell’avellinese), che risulta operativa anche sui limitrofi comuni di Siano e Bracigliano.

A Sant’Egidio del Monte Albino si registra una situazione criminale dagli equilibri mutevoli. Lo storico clan SORRENTINO, la cui struttura organizzativa è stata fortemente minata dalle operazioni di polizia, continuerebbe a gestire le attività illecite sul territorio con l’ausilio di personaggi collegati alle organizzazioni attive a Pagani e Nocera Inferiore.

A Scafati permane il clan LORETO-RIDOSSO, i cui vertici sono stati colpiti con l’operazione “Sarastra” 376, conclusa nel mese di luglio dalla D.I.A. di Salerno e dall’Arma dei Carabinieri con l’esecuzione di un fermo di indiziato di delitto nei confronti di quattro soggetti, responsabili di diverse estorsioni nei confronti di imprenditori del settore ortofrutticolo della zona. La collaborazione con la giustizia di uno dei maggiori esponenti del citato clan ha peraltro disvelato le connivenze dell’organizzazione con organi amministrativi locali.

Nella Valle dell’Irno, dove insistono i comuni di Baronissi, Fisciano, Lancusi, Mercato San Severino, Montoro e Solofra, interessati dalla presenza di importanti insediamenti commerciali, permane l’influenza del clan GENOVESE. Oltre a quest’ultimo, a Mercato San Severino è attivo un gruppo promosso da un pregiudicato di Pagani che, attraverso
sodali della zona, starebbe tentando di assumere il controllo delle attività estorsive e del traffico di stupefacenti.

Per quanto concerne la Piana del Sele, nei comuni di Eboli, Battipaglia e Pontecagnano, storicamente soggetti all’egemonia del clan PECORARO-RENNA, la frattura realizzatasi in seno allo stesso ad opera di alcuni affiliati, aveva determinato la costituzione dei sodalizi TRIMARCO, FRAPPAOLO e GIFFONI.

A Bellizzi il controllo delle attività illecite sarebbe mantenuto dal clan DE FEO, anch’esso nel tempo indebolito. Più di recente è emersa l’operatività criminale di nuove leve nel traffico degli stupefacenti, acquistati a Napoli e nel suo hinterland. Allo stesso tempo sempre grazie ad opera di giovani leve, è ripresa l’attività del clan PECORARO/RENNA.

Passando all’Alto Cilento, ad Agropoli si segnalano alcuni membri del menzionato clan napoletano FABBROCINO e la famiglia di nomadi MAROTTA. L’area del Medio e Basso Cilento, esposta anche alle mire della criminalità organizzata calabrese, si caratterizza per l’operatività dei gruppi facenti capo alle famiglie GALLO e BALSAMO di Sala Consilina,
in passato consorziate in un unico sodalizio e oggi divise. Nello specifico, la famiglia GALLO è risultata in contatto con cosche dell’alto Ionio e Tirreno cosentino. È quanto emerge dall’operazione “Frontiera”, conclusa dall’Arma dei Carabinieri nel mese di luglio con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti di 58 indagati per associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, rapina, usura e altri gravi reati.

Contestualmente è stata data esecuzione a un decreto di sequestro preventivo di beni mobili e immobili del valore di circa 7 milioni di euro. I provvedimenti scaturiscono da un’indagine avviata nei confronti di pregiudicati salernitani appartenenti alla citata famiglia GALLO, attivi nei territori del Cilento e del Vallo di Diano e risultati in collegamento
con esponenti delle cosche ‘ndranghetiste MUTO di Cetraro (CS) e VALENTE-STUMMO di Scalea (CS).

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1 COMMENTO

  1. azz formisà ultimamente gominci a ragionare meglio si vete che hai abbandonato le nazionali senza filtro,e ti sei dato al calumet della pace beato te che hai raggiunto la pace dei senzi come ti invitio

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