Omicidio di Ciro D’Onofrio, il killer e il mandante hanno un volto

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Si va verso la stretta finale per l’arresto di assassino e mandanti di Ciro D’Onofrio, avvenuto a Pastena davanti alla sede dell’Asl lo scorso 30 luglio.

A darne notizia il quotidiano Le Cronache oggi in edicola

Gli elementi in mano agli investigatori – si legge sul quotidiano diretto da Tommaso D’Angelo –  avrebbero permesso di ricostruire la genesi dell’omicidio avvenuto nell’ambito del controllo della droga, di pagamenti che non sarebbero stati effettuati e dalla voglia di allargarsi sul mercato del gruppo di amici cui faceva parte D’Onofrio.

Le telecamere intorno alla zona, il telefonino e soprattutto l’opera di intercettazione avviata subito dopo il delitto hanno fornito elementi utili alle indagini che ovviamente hanno bisogno del sostegno di prove.

Perché è stato ammazzato Ciro D’Onofrio? E’ questa la domanda cui gli investigatori hanno tentato di dare una risposta per risalire al killer ed ai suoi complici. Certo, non la parentela con i Caserta piuttosto le frequentazioni ed alcuni episodi di violenza che si erano verificati nel passato a Matierno.

Dove, in una spedizione punitiva avrebbe partecipato come autista lo stesso D’Onofrio. Un episodio che di per sé non giustifica una reazione così grave anche se ad essere picchiato fu un parente di un vecchio boss. Ma l’episodio va inquadrato in un contesto più generale. Ad esempio: chi era al fianco d’o Camoscio nell’auto che sfuggì ai controlli dei carabinieri in via Duomo?

Chi era così importante che bisogna proteggere? In che ambito si muovono le nuove generazioni delinquenziali, divisi in tanti gruppi e per la maggior parte dediti allo spaccio della droga?

D’Onofrio paga per uno sgarro, per un avvertimento ai piani alti o c’è qualcuno che spinge l’acceleratore per prendersi il monopolio del traffico di stupefacenti? Un nome non nuovo ma certamente non legato alla vecchia malavita salernitana ormai scomparsa dal radar.

Panella è dissociato e non sta bene, Peppe D’Agostino è al 41 bis, carcere duro e senza possibilità di contatti, Ubbidiente da tempo è pentito, vive al nord e attende la liquidazione della sua collaborazione, almeno in parte.

E come schegge impazzite –il traffico di cocaina e cotto sarebbe molto consistente – c’è qualcuno che ogni tanto tenta di alzare la posta in palio. Individuato chi ha sparato ora gli investigatori puntano a chi ha commissionato l’omicidio per una retata che si annuncia clamorosa almeno in qualche numero.

Di nomi eccellenti, almeno per il momento, nemmeno l’ombra. Ma che si tratti di qualcosa che va al di là dell’omicidio c’è il fatto che non indaga solo la Polizia.

Fonte Le Cronache

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