Associazione ‘Io Salerno’: Chiare, fresche e dolci acque

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La “pischera”, sia detto a beneficio dei giovani “millennials”, era una grande vasca con pareti di pietra, di forma rettangolare o quadrata e anche con più bacini degradanti, che i nostri avi costruivano lungo i fiumi o presso le sorgenti per raccogliere l’acqua da usare per scopi personali, dopo averla trasportata a casa con i secchi di lamiera o di legno (mica c’erano le reti idriche!), e per la lavatura dei panni.

Ma era anche il luogo dove la comunità si dava appuntamento per incontrarsi, per discutere, per socializzare.

Il loro uso è durato nei secoli, almeno fino alla metà dell’ultimo, e trova testimonianza in tante opere, anche di elevato livello architettonico, tuttora presenti nei centri di molti paesini della nostra provincia e d’Italia.

La corsa alla “pischera” era uno dei momenti più gioiosi delle nostre estati a casa dei nonni, quando avevamo i pantaloncini corti, perché ci piaceva affondare le mani nell’acqua gelida e trasparente, giocare con gli schizzi, seguire i tanti rivoli della cascata che alimentava la vasca inferiore, ascoltare le storie che le donne del posto raccontavano mentre, disposte tutt’intorno, strofinavano violentemente i loro panni con grossi pezzi di sapone “casereccio”, fatto con la soda, la cenere, l’olio di oliva e il grasso del maiale, e li immergevano nell’acqua pulita strizzandoli con forza.

Questi ricordi ci vengono alla mente, oggi, ogni volta che attraversiamo il tunnel finale della lungoirno, sbucando di fronte al Grand Hotel, ovvero percorriamo via Torrione, da un lato, o il lungomare Tafuri, dall’altro, e volgiamo lo sguardo verso l’enorme fontana realizzata lungo la facciata principale della struttura alberghiera.

E pensiamo che, probabilmente, eguali ricordi guidarono la mano del progettista che, sempre probabilmente, immaginò quella forma proprio con la finalità di creare un luogo di aggregazione, di incontro e di emozione, per cittadini e ospiti, puntando sulle monumentali dimensioni, sui giochi d’acqua, sul fresco e allegro tintinnio degli zampilli.

Per questo motivo, ci appare incomprensibile lo stato di incuria in cui versa oggi la struttura, non funzionante da tempo immemore, con acqua putrida e spazzatura galleggiante, così come egualmente incomprensibile ci sembra il degrado di quella parte dell’albergo che affaccia su via Torrione dove insistono, presumibilmente, ingressi secondari.

Qui, gli spazi e le rientranze a piano strada, rispondenti a finalità architettoniche, sono oggi nella disponibilità di migranti, nomadi, vagabondi e di tutti coloro che non dispongono, purtroppo, di un tetto qualsiasi sotto il quale ripararsi.

Eppure, via Torrione è una delle principali vie di accesso alla Città.

Eppure, a pochi metri, sono presenti locali di intrattenimento e di ristorazione fortemente accorsati.

Eppure, qualche metro più in là, c’è la piazza della Stazione, punto di arrivo di tanti viaggiatori e luogo di inizio di quella che, forse con eccessiva pomposità, viene definita la “City”.

Eppure, ancora a pochi metri, c’è il lungomare, ci sono i campi sportivi e la spiaggia.

Forse, dice qualcuno, la fontana non è più utilizzabile per un errore nel calcolo del peso sopportabile dal sottostante solaio di copertura del parcheggio pubblico, come sarebbe dimostrato da alcuni avvallamenti presenti nella strada lungo la fontana.

Forse, dice qualche altro, l’intera area deve subire un integrale ridisegno a seguito dello sbocco della lungoirno, come sarebbe dimostrato dalle provvisorie transenne.

Noi non sappiamo quale sia la verità.

Sappiamo, però, che lo stato dei luoghi costituisce una grave offesa alla dignità di questa Città e, per proprietà transitiva, a quella dei suoi cittadini.

Per questo, e proprio per questo, noi riteniamo indispensabile un immediato intervento di riqualificazione di tutta l’area che sia esteso al “lato B” della struttura alberghiera anche con la messa in funzione degli accessi per impedire ulteriori vandalismi.

E chiediamo che sia deciso il futuro della fontana.

Non importa se dovesse essere rimossa, per cause strutturali o per agevolare la mobilità.

Se, poi, fossero questi i motivi, sarebbe da irresponsabili non intervenire.

Tanto, per come è ridotta, è un monumento “a sfavore” della Città, senza alcuna funzione, neanche di “pischera”.

E, comunque, essa non sarebbe la prima a scomparire visto che la stagione dell’arredo urbano, caratterizzato anche dalla installazione di fontane, appare lontana ere geologiche.

C’erano gli alti zampilli che, in mare, facevano da scenario alla vista dal lungomare e che – nei nostri pensieri – ci faceva sentire a Ginevra dove, da sempre, un grande getto d’acqua costituisce elemento caratteristico del lago: non c’è più, forse distrutto da qualche mareggiata.

C’era la fontana con giochi d’acqua di piazza Montpellier: non c’è più, trasformata in una enorme aiuola.

C’erano gli scherzi d’acqua di largo Ambrosoli, al Torrione: non funzionano più da tempo.

C’era la fontana a cascate sul Trincerone: non funziona più, forse per i lavori in corso (ma ben distanti).

C’era la fontana Falcone e Borsellino che emozionava per l’acqua grondante dai grandi lastroni di vetro: non funziona più, forse per il medesimo motivo.

C’era la fontana di San Francesco, con il suo enorme zampillo e i giochi d’acqua, nella omonima piazza: non funziona più da tempo.

E c’era, lo ricordiamo alla fine per il grande affetto, la “fontana felice”, irraggiungibile esempio di arte e creatività, di fantasia e visione, di purezza e ingenuità, che con il suo esile zampillo incantava il visitatore: non c’è più, distrutta da vandali e poi “sotterrata” da una aiuola a imperitura testimonianza di come la barbarie di pochi possa avere il sopravvento sulla civiltà di molti.

Poco ci resta, in verità, di quel periodo.

Noi pensiamo che questa non sia una condizione accettabile per la nostra Città, proposta e esaltata come Città Europea ma nei fatti ben distante da una qualsiasi di esse.

Eppure Salerno è la casa delle nostre famiglie, la dimora dei nostri figli e dei nostri nipoti, è il luogo nel quale si sviluppano le nostre attività, i nostri rapporti e i nostri sentimenti.

E’ un mondo che dovremmo, tutti, tutelare e amare.

Questa Città ha bisogno di amore.

Associazione Io Salerno – Officina di Pensiero

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2 COMMENTI

  1. Io questo non condivido,realizzare opere faraoniche con soldi pubblici e poi o sono progettate male,o non ci sono mezzi e soldi per farle funzionare.Come al solito nessuno è responsabile e il risultato è sotto gli occhi di tutti.

  2. Ha bisogno di AMORE ……dei suoi cittadini.la MAGGIOR PARTE maleducati, ALTRO CHE POCHI. Il Comune, poi, aveva creato le occasioni d’incontro e, a mio parere, non ha colpa del degrado!!!!

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