Archivio di Stato: “L’Italia non è in svendita e Salerno non fa eccezione”

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Una battaglia che va avanti da mesi e che questa mattina è culminata nella protesta di un gruppo di attivisti provenienti giunti a Salerno per ascoltare il Consiglio provinciale. Con loro il Consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Michele Cammarano e il Deputato Angelo Tofalo. All’ottavo punto all’ordine del giorno in consiglio provinciale, l’approvazione dell’elenco costituente il Piano delle alienazioni e/o valorizzazioni immobiliari per il triennio 2017/2019.

Angelo Tofalo Deputato: “No alla svendita dell’archivio di stato della provincia di Salerno. Abbiamo il dovere di tutelare la nostra memoria storica. Una comunità che svende così il proprio passato non ha futuro. Ci stiamo attivando in ogni istituzione in cui siamo presenti e ricordiamo che tutte le province d’Italia stanno andando verso il fallimento per gli effetti della Legge firmata da Graziano Del Rio e votata dal PD. Non possiamo però tollerare la vendita a privati del cuore della storia e della cultura di Salerno. Il palazzo dell’Archivio non va venduto e il suo valore non è suscettibile di quantificazione pecuniaria”.

Michele Cammarano Consigliere Regione Campania: “Oltre ventiquattromila volumi, mille pergamene, centomila documenti. Tra questi anche gli atti del Collegio medico salernitano. E poi la cappella di San Ludovico con affreschi trecenteschi. Un patrimonio di tutti di cui va garantita la fruibilità e che non può essere esposto al rischio di spostamenti, verso eventuali sedi ancora indeterminate. La nostra proposta portata avanti dai nostri attivisti di Salerno e resa pubblica nel marzo scorso proprio al termine di un incontro con il presidente Canfora, è di rivedere il Piano delle alienazioni o, al più, di avviare una trattativa con il Mibact per una cessione diretta, così da tutelare anche le esigenze di cassa della Provincia. Prendiamo atto che il Presidente della provincia Canfora ha promesso pubblicamente che l’Archivio di Stato di Salerno non si venderà mai in ogni caso vigileremo a difesa della nostra storia”. 

La vicenda amministrativa – Oggi l’Archivio di Stato di Salerno custodisce un patrimonio costituito da circa 30 km di documentazione che copre un arco temporale compreso tra la prima metà del XIV secolo e gli anni Sessanta del Novecento.

  • La Provincia di Salerno nel 2015, con delibera n. 223 del Consiglio provinciale in data 21/12/2015, ha inserito nel “Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari 2015-2017” anche il palazzo che ospita l’Archivio di Stato di Salerno.
  • ​Nel marzo 2016, il Ministero dei Beni e Attività Culturali e del Turismo ha impugnato presso il TAR la delibera al fine di chiederne l’annullamento per effetto della legge 125 del 2015, che consentirebbe l’eventuale trasferimento al Mibact degli immobili demaniali di proprietà delle Province adibiti a sede degli archivi di Stato.
  • Purtroppo nel marzo 2017 i giudici della seconda sezione del Tar di Salerno (presidente Francesco Riccio, primo referendario Rita Luce, estensore Maurizio Santise) hanno deciso di respingere il ricorso del Ministero, in quanto il Mibact avrebbe dovuto adottare un piano di razionalizzazione degli archivi e degli altri istituti culturali delle Province entro il 31 ottobre 2015, mentre il piano di alienazione degli immobili è stato deliberato dal Consiglio provinciale il 21 dicembre 2015, dunque circa due mesi dopo il termine previsto dalla citata legge 125.

La storia – La messa in vendita dello storico edificio, simbolo di identità culturale dell’intera cittadinanza, oltre a far sorgere la problematica della conservazione e della futura fruibilità del patrimonio archivistico ivi conservato, costituisce un atto di estrema gravità che commetterebbe la Provincia, la quale renderebbe privato un edificio monumentale della città di Salerno sottraendolo alla collettività.

L’edificio salernitano al civico 7 di largo Abate Conforti, che attualmente ospita l’Archivio di Stato, fu costruito nel XV secolo. In esso ebbe sede la Regia Udienza, istituzione aragonese soppressa nel 1806 e poi sostituita da altre magistrature. Divenne infatti sede del Tribunale di Prima istanza e della Gran Corte Criminale. Quando, nel 1934, gli uffici giudiziari si trasferirono nel nuovo Palazzo di Giustizia, divenne sede dell’Archivio provinciale (in seguito Archivio di Stato), fino a quel momento collocato nel Palazzo d’Avossa in via Botteghelle.

Degne di nota, e di particolare pregio storico, sono le celle ancora conservate delle vecchie magistrature nonché la tardomedievale cappella di San Ludovico posta al pianterreno dello stabile, così chiamata per l’affresco che raffigura Ludovico d’Angiò che fu scoperto nel 2009 durante lavori di restauro di quell’ambiente, fino a quel momento utilizzato come deposito.

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