L’Italia e la Campania viste da fuori: tutto quanto fa immagine (di Cosimo Risi)

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Nel nostro dibattito ricorre la domanda “cosa diranno all’estero di noi?”. La frase non è pronunciata in tono autocritico da chi l’ha sparata grossa e si chiede “vediamo l’effetto che fa oltre la cerchia degli interlocutori”.

La domanda è retorica e sottintende la risposta critica e piena di “sconcerto” (altra parola abusata) verso un comportamento che si vuole irriguardoso o irrituale. Queste domande circolano nella vicenda Bankitalia, condite dalla preoccupazione per quanto dirà la BCE e, malis in fundo, la Bundesbank che al solo evocarla vengono i brividi.

Tutti ricordiamo la resistenza della banca federale tedesca nell’ammetterci nell’euro ed il suo desiderio di allontanarci appena scoppiò la crisi del debito sovrano. La BCE e la Bundesbank, ambedue collocate a Francoforte, ci agitano il dito tedesco sotto al naso (Massimo Troisi) per minacciare sfracelli se  continuiamo a peccare in superficialità.

Il giudizio estero pesa. Ciascun paese, a cominciare dai nostri partner dell’Unione europea, ha la sede diplomatica a Roma che, al pari delle nostre sedi diplomatiche all’estero, riferisce alla capitale quanto apprende qui.

I rapporti sono ovviamente riservati, a volte però trapelano come accadde nella vicenda Wikileaks coi dispacci dell’Ambasciata americana di Via Veneto. Le valutazioni che potemmo leggere sul nostro conto  non erano proprio commendevoli.

Altra epoca, si dirà, ora abbiamo messo la testa a partito ed il nostro ranking internazionale (il voto che ci danno fuori) è in rialzo al pari della nostra economia reale. Ne siamo sinceramente lieti. Qualche scivolata pare inevitabile. La campagna elettorale è perenne, i sondaggi incombono, bisogna inseguire gli umori popolari.

L’immagine dell’Italia, che si riflette sulla sua reputazione in quadro internazionale, sta in prima pagina,  siamo uno stato membro importante dell’Unione, con noi dentro l’euro ha un senso che non avrebbe con noi fuori.

A costruire l’immagine contribuiscono  i media e la produzione artistica. E qui veniamo ad un tema assai dibattuto in Campania. La nostra Regione è parte importante di uno stato membro importante, l’immagine campana fa reputazione.

Abbiamo  il turismo in crescita, complice il terrorismo che ha infestato certi paesi mediterranei e spinto i viaggiatori qui. Abbiamo credibilità in campo enogastronomico e paesaggistico. Abbiamo lo stesso ranking in campo culturale?

Lo sceneggiato Gomorra sta per entrare nella terza stagione dopo il successo mondiale delle prime due serie.

Genny e Ciruzzo sono personaggi internazionalmente riconosciuti. Gomorra non offre una grande immagine della Campania. In apparenza. In realtà l’ordito è così articolato che, a leggerlo bene, propone un quadro della vita di periferia tanto crudo quanto ironicamente distaccato.

Si avverte la lezione di Quentin Tarantino. L’uso totalizzante del napoletano porta alla ribalta una lingua che ha la sua grammatica e la sua sintassi. La nostra lingua è del popolo e dell’élite. Nonché dell’alta  letteratura: si pensi solo alla drammaturgia di Eduardo.

Dopo il festival di Venezia, arriva in sala Ammore e malavita. Ispirato a Gomorra e La la land, il film dei Manetti Bros guarda al tema della criminalità con l’occhio di chi esaspera i comportamenti per lanciare il messaggio opposto.

Una reminiscenza del cinema splatter, un tocco di avanspettacolo, un richiamo alla musicalità  della canzone napoletana. Tutto fa immagine.

Cosimo Risi

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