Dopo Lino tocca a Beniamino: la maledizione del Porto di Salerno

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Dopo la terribile morte di Lino Trezza il 34enne schiacciato da un muletto mentre operava vicino ad un cargo straniero nel porto di Salerno appena un anno fa, un’ ennesima tragedia ha colpito i lavoratori dell’Autorità portuale del capoluogo. Il dramma si è consumato poco dopo le 13 nella zona dei magazzini generali dello scalo salernitano. Un operaio Beniamino Tafuri di 42anni, stando a una prima ricostruzione dei fatti, sarebbe rimasto schiacciato da un carrello. L’impatto gli ha causato gravissime ferite, rendendo vana anche la disperata corsa verso il “San Giovanni di Dio e Ruggi di Salerno”. I sanitari del 118 hanno fatto di tutto per tenere in vita il 42enne salernitano che è spirato in ospedale. Drammatiche e strazianti le scene vissute da familiari e parenti all’obitorio. Distrutti per aver perso un altro compagno di lavoro i ragazzi del Porto di Salerno. Beniamino come Lino era un ragazzo pieno di vita. Amava il suo lavoro e la sua città. E ovviamente dopo la sua famiglia l’amore era per la Salernitana, che giovedi avrebbe seguito con gli altri amici allo stadio Arechi. Beniamino lascia la moglie e una figlia di 8 anni. Destino  terribilmente simile a Lino. Ora per gli amici e ragazzi del Porto, il paradiso ha due operai e due stelle in più…

Foto tratta dal sito Cronache della Campania

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2 COMMENTI

  1. Mettiamo anche questa drammatica morte sul carico della coscienza di chi ha stuprato quello
    splendido tratto di costa che esisteva, per creare un mostro che tutto divora, persone, aria, paesaggi, case,
    e che, in nome del profitto, non riesce a ripensare e a riparare errori tragici per tutta la città che
    continueranno a portare nefaste conseguenze per tutti.
    Queste tragedie continueranno a verificarsi, e forse ad aumentare, fino a che si fingerà di non
    capire che il PORTO COMMERCIALE E’ MICROSCOPICO in relazione alla mole di lavoro che pretende
    di svolgere. Saranno i lavoratori quelli che pagheranno il prezzo maggiore della megalomania di chi comanda, perchè ottenere parametri accettabili di sicurezza è pressochè impossibile in spazi così angusti, svolgendo attività tanto pericolose, spessissimo anche di notte, con evidente moltiplicazione dei rischi.

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