Ass. ‘Io Salerno’: “Salerno città d’arte, di storia e di cultura”

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(segue da Mercoledì 13/12/2017). Conoscemmo i “turisti”, per la prima volta, vedendo passare in Stazione il “treno dei francesi” che ogni settimana portava i villeggianti al “Club Méditerranée” di Palinuro.

Non ci era possibile seguirli, per tanti motivi. Ma ci bastava il primo: non avevamo i soldi. Ammesso che avessimo avuto il permesso.

E, così, si favoleggiava con gli amici mentre, con l’immancabile “Super Santos” tra le mani e gli zoccoli di legno ai piedi, scendevamo al  “nostro” mare, al Porto, fermandoci a riempire la borraccia con l’acqua fresca della fontanella nei pressi della “fabbrica del ghiaccio” e del mercato del pesce.

Ma di turisti, qui, neppure l’ombra.

In verità, qualcuno pure veniva da noi, ma era invisibile perché, come per il veloce passaggio dei francesi, svoltava alla prima curva a destra per raggiungere la Costiera Amalfitana.

La nostra Città non ha mai avuto forza attrattiva nei confronti del turismo fino agli inizi degli anni ’90, quando si decise di investire sulla riqualificazione della sua parte storica e si iniziò a valorizzare le memorie romane, longobarde e medioevali, ed esaltare la preziosità delle creazioni artistiche tradizionali.

Si dette vita, così, a quella “nuova domanda turistica” che, con progressive sollecitazioni, ha poi generato crescenti movimenti di visitatori trovando la sua più evidente manifestazione nelle ondate di viaggiatori stranieri portati dalle navi da crociera.

La “scossa” impressa dal turismo crocieristico è nei fatti: nell’anno “di grazia” 2015 gli arrivi hanno raggiunto il livello di 189.545 unità in conseguenza dell’attracco di 99 navi (fonte Aut. Portuale).

Poi, però, è iniziata una veloce e malaugurata fase di flessione con la riduzione degli approdi a 70 navi, nel 2016, per 111.395 passeggeri, e a 48, nel corrente anno, per 65.018 passeggeri.

In sostanza, in tre anni si sono persi 51 approdi e ben oltre 134.000 visitatori. Quanti sono gli abitanti della Città.

Certo, c’è il problema dei dragaggi, ma probabilmente la causa principale è da individuare nell’abbandono dello scalo da parte della MSC Crociere, prima, e nella riduzione degli attracchi della Costa Crociere, poi.

Del tutto opposto si è mostrato, collateralmente, il traffico in ambito locale (“le Vie del Mare”) per il quale si è passati dai 364.916 passeggeri dell’anno 2015 ai 439.580 del 2016. Ci manca il dato 2017. Non tutti turisti, ovviamente, ma certamente tali in buona parte.

Una ulteriore spinta all’arrivo di visitatori è stata poi impressa dagli eventi organizzati in Città, soprattutto a fine Anno. Sul loro apporto in termini numerici non ci esprimiamo per la diversità delle quantificazioni effettuate dalle varie fonti di rilevazione in conseguenza di calcoli solo induttivi (numero auto o autobus arrivati, passeggeri arrivati per ferrovia).

In ogni caso, per le similari caratteristiche, tutti questi afflussi hanno procurato – certamente – molto “movimento” ma non hanno determinato correlati benefici economici in favore di tutta la Città sia perché di natura estremamente volatile, poche ore di permanenza, sia perché costituiti in prevalenza da “visitatori fai da te”, sia, infine, perché le presenze si sono concentrate nella zona centrale compresa tra il Teatro Verdi e la Stazione.

Noi pensiamo che per un turismo effettivamente “di vantaggio” sia necessario incentivare più solidi flussi “stanziali”, cioè di visitatori che restino almeno un giorno o più, il cui contributo appare ancora oggi insoddisfacente e anche di difficile quantificazione per l’assenza di certezze sulla entità “ufficiale” della offerta dei posti letto secondo le diverse modalità ricettive.

Al fine di evitare ogni possibile contestazione, ci limitiamo solo a riferire che in Città, a fine 2015, sono state rilevate 10 strutture alberghiere, con 1.319 posti letto, e 192 attività ricettive diverse, con 1.119 posti letto (Istat). In totale, quindi, sono 2.438 posti letto utilizzati mediamente all’80% nei (pochi) fine-settimana “di richiamo” e al 20-25% su base annua. Siamo tra le 200.000 e le 250.000 presenze (salvo errore). Non poche, ma non esaltanti.

In sostanza, ci sembra di poter concludere che la nostra Città svolga tuttora una prevalente funzione di “centro di smistamento” dei visitatori verso altre destinazioni e non riesca ad assumere un ruolo di “attrattore qualificato” nei confronti delle tipologie “più qualificate” del flusso turistico. Va molto meglio, certo, rispetto al tempo dei “treni dei francesi”, ma siamo di fronte a risultati ancora inadeguati.

Non ci appare difficile spiegarne il motivo.

L’Italia è al primo posto fra le destinazioni di viaggio desiderate dagli stranieri, prima di Stati Uniti e Australia, con il 37% di gradimento rispetto al 32% e 31% (indagine 2016 Ipsos per Enit).

Gli stranieri ci preferiscono per la qualità della vita, la creatività, l’inventiva, la storia, l’arte e monumenti (49% degli intervistati) e, infine, per l’offerta enogastronomica che è ormai primaria motivazione di viaggio (48% degli intervistati). Secondo la Food Travel Monitor (2016), l’Italia è al primo posto al mondo come destinazione enogastronomica.

Cioè, chi viene “stabilmente” non cerca né divertimenti né parchi giochi né campi da golf né grattacieli. Viene per meravigliarsi, per studiare, per apprendere, per vivere le Città e i territori, per i colori dell’ambiente, per il calore degli abitanti, per i profumi dei giardini, per gli odori e i sapori delle nostre cucine. Perché se vuole fare i bagni a mare, va alle Baleari, e per i grattacieli, a Dubai.

Su tali presupposti, noi pensiamo che il richiamo turistico della nostra Città debba trovare forza proprio nelle caratteristiche identitarie e, quindi, nel territorio, nella sua natura mediterranea e meridionale, mirando ad ampliare un’offerta tuttora incentrata su pochi attrattori (lungomare, San Pietro a Corte, Duomo, Giardini della Minerva e, per chi ci riesce dopo un percorso tortuoso e talora degradato, Castello di Arechi). Con quattro/cinque ore si chiude il circuito. Anche visitando i Musei.

Per adeguare l’offerta alle tendenze della domanda, noi riteniamo sia necessario riavviare gli investimenti sulla parte storica, unica “vera” ricchezza, con progetti idonei ad esaltarne le potenzialità inespresse grazie alla riqualificazione dell’ambiente urbano, alla ricostruzione degli edifici, sia di culto che privati, e al ripristino delle botteghe artigiane per trasformare in “vie del commercio e delle arti” il circuito pedonale compreso tra le Fornelle, il Duomo, Via Tasso, Via Porta di Ronca, i Giardini, largo Scuola Medica, le rampe di San Lorenzo, via San Massimo fino a Montevergine e, ancora più su, fino a via de Renzi e al Conservatorio. Ne abbiamo già parlato in passato. Non ci ripetiamo.

Noi pensiamo si debba iniziare subito dalla riconversione in strutture alberghiere di fabbricati ora disabitati (esempio: ex Convitto Pascoli, ex Clinica Villa Medici) e degli “edifici mondo” perché siamo convinti che per avere visitatori “stanziali” sia necessario portarli nel “centro del centro”. Solo così il turismo può vivere la Città e la Città può vivere il turismo.

Sentiamo spesso parlare di “investitori” pronti a “investire”. Lo facciano, e subito. Non per stravolgere la nostra identità, cementificando terra e mare, ma per dare alla nostra comunità una nuova vita, più consapevole, più degna e più equa.

Non può mancare, in tutto ciò, la diffusione di  una appropriata “cultura dell’accoglienza” in grado di elevare veramente ai livelli europei la qualità dei comportamenti e dei servizi. Ci riferiamo, in particolare, alla conoscenza della lingua inglese nei locali commerciali e tra i vigili municipali, alla cura della dignità dei luoghi, al decoro e alla pulizia dei rioni, alla qualità dell’arredo, fino alla disponibilità di servizi igienici decorosi. Anche di questo, abbiamo già parlato.

L’arte, il sapere e il saper fare hanno consentito la crescita della nostra comunità. Noi siamo convinti che possano ancora costituire un supporto solido, originale e ineguagliabile, sul quale poggiare concreti progetti di sviluppo. Abbiamo descritto, nell’intervento di Mercoledì scorso, le nostre proposte per far emergere il talento innato della nostra gente e per trasformarlo in fonte di lavoro soprattutto per i giovani non professionalmente preparati. Per fare di Salerno la “Città dell’Arte, della Storia e della Cultura”.

Solo che si voglia. Veramente.

Questa Città ha bisogno di amore.

Associazione Io Salerno – Officina di Pensiero

(P.S.: con questo intervento si chiude il ciclo dedicato al lavoro in Città. Abbiamo iniziato il 25 Ottobre scorso e abbiamo trattato, ogni Mercoledì, i diversi settori produttivi fornendo, per ciascuno, le nostre proposte semplici e, forse, ingenue, ma frutto del forte sentimento che ci lega alla Città. Siamo a disposizione di chi voglia veramente dare vita ad un nuovo “rinascimento”. Noi ci siamo. Confidiamo di non essere i soli. Riprenderemo nel Nuovo Anno. AUGURI).

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1 COMMENTO

  1. Leggo anche oggi un’ottima analisi. Il mio modesto parere sarebbe che l’associazione merita maggior spazio in questo contesto ed anche altrove, provo ad avanzare una proposta, intanto per questo sito: perché non inserire un link mediante il quale accedere tutti i giorni e non solo il mercoledì, a tutti gli articoli settimanalmente pubblicati?
    Potrebbe essere anche interessante poter contattare l’associazione, perché non pubblicare un riferimento? Ringrazio per la cortese attenzione con la quale vorrete pubblicare questo commento e ricambio tanti auguri a tutti.

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