Quelli di “una vita in vacanza” (di Tony Ardito)

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Sono 47.1545 i pensionati italiani che da 37 anni, cioè da 1980, ricevono un assegno di vecchiaia.

Quindi, da circa 40 anni, l’1% della popolazione percepisce la pensione.

Il numero sale a più di 700 mila  se si considerano  anche quelli che beneficiano di una pensione liquidata da almeno 35 anni.

Da questa cifra sono esclusi tutti coloro con trattamenti di invalidità e anche le pensioni sociali. I dati provengono dagli osservatori statistici dell’Inps, e si riferiscono a quanti, negli anni scorsi, hanno interrotto l’attività lavorativa con tempistiche molto più rapide rispetto a quelle odierne.

Venti anni di contributi, nel caso dei lavoratori pubblici, per i cosiddetti “trattamenti baby” (addirittura 14 anni, sei mesi e un giorno per le donne con figli). Va precisato che le pensioni private antecedenti il 1980 sono 41.3157, le pubbliche sono 58.388.

E’ interessante notare come prima di quell’anno, l’età alla decorrenza delle pensioni fosse di 49,9 anni (vecchiaia) e 46,4 (anzianità). Per ciò che concerne i superstiti: da assicurato (ossia una persona deceduta mentre ancora lavorava) 41,5 anni, da pensionato 45,7.

Va da sé che per il settore pubblico influiscano in modo decisivo i “trattamenti baby”. Per i pensionati del settore privato l’età sale di qualche numero: per i trattamenti di vecchiaia (compresa l’anzianità) sono 54,7 anni, per i superstiti siamo a 40,7 anni al momento della liquidazione della pensione.

In merito agli importi medi si registra qualche divergenza: sugli assegni liquidati prima del 1980 per le pensioni del settore privato la cifra è sotto i mille euro al mese (807 per i trattamenti di vecchiaia, 526 euro ai superstiti), mentre per quello pubblico sale addirittura oltre la soglia del migliaio (importo medio sopra i 1.660 euro al mese nel caso della vecchiaia e i 1.465 in quello dell’anzianità).

Anche per i superstiti (pensioni erogate prima dell’80) l’ammontare è di oltre i mille euro per il settore pubblico: 1.125 euro per i superstiti da assicurato e 1.190 euro per i superstiti da pensionato.

Come sempre, gli eccessi perpetrati nel passato finiscono con l’incidere in senso opposto sulle scelte successive e rappresentare dunque motivo di iniquità di trattamento verso coloro che oggi son costretti a pensare alla agognata meta come fosse un miraggio.

Ed allora appare chiaro che in Italia, Paese nel quale da ogni parte si dichiara guerra alle disuguaglianze sociali, si è arrivati ad adottare, nel tempo, due pesi e due misure ed a favorire nei fatti forme di disparità. Per dirla con Sanremo: da un lato ci sono i fortunati, quelli di “Una vita in vacanza” e dall’altro l’esercito della “Fornero si, Fornero no”.

Editoriale a cura di Tony Ardito, giornalista

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