Ass. ‘Io Salerno’: ‘Via Madonna di Fatima, un miracolo per la città’

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Via Madonna di Fatima ci era nota solo per la presenza della sede dell’Associazione Industriali.

Non aveva niente di attraente. Era una strada di quartiere, senza anima, come tante, stretta tra fabbricati di edilizia aggressiva realizzati secondo regole urbanistiche da era paleozoica.

Fu la fantasia di due noti fratelli imprenditori, che già erano riusciti a trasformare una modesta attività di distribuzione di bombole di gas in una primaria realtà nella vendita di prodotti della elettronica, a modificarne la qualità commerciale con l’apertura di un negozio “di moda – alla moda” e con il conseguente arrivo di una nuova tipologia di clientela, anche proveniente dalla provincia e da aree limitrofe, prima interessata solo ai negozi esclusivi del Centro, a quel tempo vera area “nobile” della Città.

Così, grazie anche all’insediamento di altre attività di pari livello, quella strada divenne la “via Condotti” della zona orientale: “Sa – ci dicevano le consorti dei proprietari, sempre gentilissime – vengono anche i turisti con gli autobus”. Non avevamo motivo di dubitare, anche perché lo sviluppo degli affari in zona trovava conferma nell’apertura, poco distante, di uno sportello bancario.

Poi, la crisi ha portato via tutto. Prima, con la chiusura del negozio “di moda – alla moda”, poi, con lo spegnimento graduale della più complessiva vitalità, la strada è tornata ad essere quella che avevamo conosciuto all’inizio: confusa, polverosa e senza anima. E senza neppure più lo sportello bancario.

Sebbene la crisi abbia interessato tutta la Città, come conseguenza della contrazione dei redditi familiari, della liberalizzazione senza limiti, dei nuovi centri commerciali realizzati “quasi in centro” e dello sviluppo del  commercio elettronico, è indubbio che la zona orientale sia stata colpita con maggiore durezza sia per la fragilità propria sia perché sono stati resi ininfluenti quegli elementi di differenziazione, che avrebbero potuto attenuarne gli effetti, legati allo sfruttamento della economia del mare (i lidi, il porticciolo di Pastena, il Polo Nautico).

Di vivace, nella zona è rimasto solo il traffico veicolare in funzione di causa di degrado e di effetto dello stesso.

La consapevolezza dei gravi danni subiti dal quartiere e la necessità di ricercare nuove opportunità per la sua ripresa hanno recentemente spinto alla elaborazione di una proposta che ha trovato la sua parte qualificante nella ipotizzata chiusura al traffico di via Trento nel corso dei week end.

Per quanto non privo di interesse, noi riteniamo che il progetto sia insufficiente rispetto all’obiettivo prefisso perché si basa su misure valide per due soli giorni settimanali, perché è sicura fonte di ulteriori difficoltà per il già caotico traffico cittadino e perché, comunque, non apporta quelle modifiche, anche comportamentali, che possono indurre a elevare il quartiere dalla quotidianità con innovative modalità di vita sociale.

In un precedente commento (cfr. salernonotizie.it – 06/12/17), abbiamo sostenuto che la crisi delle attività di vicinato può essere efficacemente affrontata solo con la formula dei “Centri Commerciali Naturali”, cioè attraverso interventi di urbanistica che coinvolgano le varie attività economiche applicando le logiche operative dei grandi Centri Commerciali.

Sinteticamente, il “Centro Commerciale Naturale” altro non è che un “percorso protetto di quartiere” costituito da una miscela integrata di attività ubicate sui fronti contrapposti delle strade, o in reticoli in buona parte pedonali, con negozi al minuto e attrattori sinergici quali: parrucchieri, farmacie, banche, agenzie di affari, assicurazioni, showroom, ambulatori medici, artigianato alimentare e non alimentare.

Ebbene, noi pensiamo che la soluzione più valida, alternativa al progetto di cui sopra, possa essere proprio quella rappresentata dalla realizzazione di un “Centro Commerciale Naturale” lungo via Madonna di Fatima e negli adiacenti reticoli.

E, conseguentemente, manifestiamo la nostra delusione per l’evidente abbandono di un validissimo programma di riqualificazione, pur presentato anni fa come imminente, che avrebbe potuto costituire, oggi, la base della nuova strutturazione del quartiere.

Con quel progetto, si prevedeva di realizzare il nuovo Viale Madonna di Fatima, per tutta la sua lunghezza, a partire dalla Chiesa e fino alla Associazione Industriali, con la ri-sagomatura dell’asse viario, la sistemazione dei marciapiedi, l’arredo, le luci e una nuova piantumazione. Un altro viale, ortogonale ad esso, era previsto con partenza dal Polo Nautico e arrivo su via Trento a seguito della bonifica della spina di fabbricati oggi esistenti.

In sostanza, si proponeva un intervento radicale, rivoluzionario, che apriva il quartiere verso il mare e poneva le premesse per un’area vasta di grande qualità urbana e vivibilità sociale.

Opportunamente rivista, con la creazione di una z.t.l., l’insediamento di strutture esterne alle attività di somministrazione, l’apertura di locali musicali dal vivo, botteghe librarie, scherzi d’acqua, giardini, panchine, aree per bimbi, anche ubicate al di sotto dei porticati, la realizzazione di quella proposta potrebbe favorire il recupero economico di tutto il quartiere, estendendo la sua influenza fino a via Trento e oltre, perché in grado di costituire un polmone di spazi, di aria e di luce con grande forza di attrazione nei confronti dei giovani, delle famiglie e degli anziani.

Una mirata serie di interventi urbanistici, in grado di favorire la mobilità e la sosta dei consumatori, aggiunta ad una opportuna scelta delle tipologie commerciali, nel rispetto del principio secondo il quale “non tutto va bene dappertutto”, potrebbe infine favorire attività promozionali complessive riproducenti, in ambito urbano, le stesse azioni oggi poste in essere nei centri commerciali.

Con questa innovativa impostazione, si realizzerebbe un “uso diffuso” del quartiere, si favorirebbe la “funzione sociale” delle attività di vicinato, si proteggerebbe la identità dei luoghi, si difenderebbe il tessuto urbano, si offrirebbero nuove opportunità di relazioni interpersonali.

In una visione più complessiva, noi riteniamo che la estensione a tutta la nostra Città di una mirata “pianificazione urbanistica commerciale” possa favorire la ripresa dell’intero territorio nel rispetto dei bisogni e dei fabbisogni della popolazione nelle sue componenti più deboli e indifese.

Facciamo crescere questa Città con amore.

Associazione Io Salerno – Officina di Pensiero

 

P.S.: la nostra associazione non ha finalità politiche. Epperò non ci sfugge l’importanza del rispetto dei tempi della politica. Per tale motivo, riteniamo di dover sospendere le nostre pubblicazioni in vista dell’imminente impegno elettorale.

Riprenderemo al suo compimento.

Arrivederci.

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1 COMMENTO

  1. Pastena offre una ampia varietà di tipologia di esercizi commerciali, il consumatore locale può utilizzarli agevolmente a piedi, essendo relativamente raggruppate in un quartiere intensamente urbanizzato. Ma questa massiccia urbanizzazione è allo stesso tempo il suo maggior problema per l’acquirente proveniente da altre zone della città o da fuori: è infatti pressoché impossibile posteggiare regolarmente l’auto. La circolazione, essendo ormai le sue strade adibite a sosta più che a circolazione, è perennemente intasata, a nulla vale la presenza o meno di vigili, che è ininfluente. I presupposti urbanistici su cui è stato costruito il quartiere, o almeno la sua parte più vicina al mare: strade strette, tortuosi sensi di marcia, traverse privatizzate interamente, assenza di collegamenti diretti mare/monte o est/ovest rappresentano l’ostacolo insormontabile su cui si arresta qualsiasi ipotesi di rivitalizzazione. La mancanza di spazi pedonali è il suo ulteriore problema alla vivibilità e fruibilità commerciale del quartiere. Il tutto è quindi riconducibile alla speculazione edilizia e assenza di programmazione urbanistica delle sue origini. Va aggiunto per ultimo il basso tenore di vita medio della sua popolazione residente.

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