Elezioni Politiche 2018: E ora? (di Angelo Giubileo)

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E ora? Occorre prima una breve premessa. Con la caduta della politica dei due blocchi, statunitense e sovietico, e l’avvento dell’Unione Europea, gli stati membri nazionali europei devono fare i conti innanzitutto con L’Ue e grazie all’Ue.

La storia, invece, di quanto è accaduto ieri in Italia, con il voto politico, inizia all’incirca quasi dieci anni fa con la crisi del debito pubblico degli stati sovrani. Ufficialmente, è l’autunno del 2009, e sappiamo tutti com’è inizialmente andata e andrà poi a finire in Grecia.

Uscita parzialmente dalla crisi economica – in particolare per quanto ha riguardato la situazione di Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna (PIIGS) -, per l’Unione si è aperta immediatamente una nuova crisi incentrata sui temi dell’immigrazione.

Le crisi dell’economia e dell’immigrazione hanno portato, in rapida successione, alle questioni dell’uscita del Regno Unito dall’Ue (Brexit), dell’alleanza di Visegrad tra Polonia Repubblica Ceca Slovacchia e Ungheria che osteggia le politiche migratorie della Commissione Juncker, dell’indipendenza della Catalogna in Spagna, degli esiti delle elezioni politiche in Europa e, ultime in ordine di tempo, oggi in Italia.

Come se ne esce da tutte queste crisi? Inevitabilmente, promuovendo accordi con l’Unione e nell’ambito dell’Unione. E così toccherà fare da oggi anche in Italia, all’esito delle elezioni. Innanzitutto, il dato generale stabilisce che:

1) in Parlamento saranno presenti soltanto 6 partiti – di cui 3 in coalizione di centrodestra (Lega, FI e FdI), 2 di centrosinistra (Pd e LeU) e il M5S -, effetto cercato per l’intera durata della seconda Repubblica su base maggioritaria, ma al momento raggiunto invece con un sistema per 1/3 maggioritario e 2/3 proporzionale;

2) in base alla proiezione dei seggi, per Camera e Senato, e ipotizzando che la coalizione di centrodestra non si divida, una maggioranza di governo potrebbe ragionevolmente formarsi in base a 3 ipotesi concrete e alternative di accordo:

2.a) un governo di centrodestra-Pd (probabilmente, senza LeU) con una maggioranza che oscilla tra 355 e 395 seggi alla Camera e tra 168 e 208 seggi al Senato. Un’ampia maggioranza alla Camera, ma nient’affatto al Senato, in cui presumibilmente dovrebbero essere la Lega e il Pd ad assumersi la responsabilità di guidare le altre forze di governo. In pratica, quasi impossibile che possano replicare l’accordo politico maturato in Germania, dopo sette mesi circa dalle elezioni, tra CDU e SPD.

2.b) un governo di centrodestra-M5S con una maggioranza che oscilla tra 464 e 504 seggi alla Camera e tra 226 e 266 seggi al Senato. Una maggioranza qualificata superiore ai 2/3 in entrambi i rami del Parlamento, tuttavia con la presenza al governo di 2 forze-guida considerate dagli ambienti Ue, antisistema, e per giunta in possesso di una maggioranza rappresentativa del voto pari a circa il 50% dell’elettorato.

2.c) un governo Pd-M5S (probabilmente, con l’aggiunta di LeU) con una maggioranza che oscilla tra 334 e 384 seggi alla Camera ma incerta al Senato con una forbice compresa tra 152 e 196 seggi.

E quindi, per sondare gli scenari di governo più plausibili, occorre necessariamente attendere l’ufficializzazione dell’attribuzione dei seggi.

3) occorrerà infine attendere eventuali ma probabili smottamenti politici che seguiranno all’interno sia della coalizione di centrodestra che del Pd, LeU e, dopo più di 25 anni, all’interno di FI, ininterrotti, a guida Berlusconi.

Unica certezza, al momento, è che l’apertura di ogni trattativa avvenga nell’ambito dell’Unione europea.

   Angelo Giubileo

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