Ass. ‘Io Salerno’: la ‘resurrezione’ della chiesa del Monte dei Morti

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Non eravamo contenti di andare in Cattedrale a seguire la funzione domenicale.

Un poco, perché la Chiesa ci incuteva timore, così grande, alta e fredda, e un altro poco perché, per arrivarci, dovevamo utilizzare il sottopasso di Via Vernieri, che ci spaventava ancora di più.

In verità, era tutta la strada da fare a non piacerci, così spoglia, spesso sporca, assolutamente anonima, al punto che non ci attraeva neppure la possibilità di vedere i treni al passaggio a livello, dove pure ci fermavamo per un istante a sognare viaggi verso Città lontane che, piccoli come eravamo, non riuscivamo nemmeno a immaginare.

Ci piaceva, però, che la mamma ci consentisse di andare avanti da soli, mano nella mano, ma solo fino allo spigolo di un vecchio fabbricato sul quale era stampata la scritta – off limits – per noi assolutamente incomprensibile e di cui non ci venne mai spiegato il significato.

Molto tempo è passato, per noi, e molti significati abbiamo capito e molti treni abbiamo preso.

Ma, per quei luoghi, nulla sembra cambiato.

E, infatti, a parte la novità del trincerone, serpentone di cemento la cui “indubbia utilità” si sposa con la sua “indubbia mostruosità”, non sembrano mutate le condizioni originarie di degrado e di desolazione che, anzi, appaiono ancor più accresciute proprio dal grigiore del cemento a vista della nuova struttura viaria, dall’infima qualità estetica e dall’abbandono nel quale versano le due scale di accesso alla strada, realizzate ai lati del sottopasso, divenute luoghi di sfogo per graffitari, di bivacchi, di devianze e di esercizio dei bisogni fisici a cielo aperto.

Tutto l’ambiente urbano è piatto, ignudo, senza anima, privo di spunti di vitalità, e la rete delle strade, con attività commerciali praticamente inesistenti, è divenuta una grande area per la sosta delle auto e per il gioco a pallone di qualche giovane residente.

Eppure, stiamo parlando della porta di ingresso da nord al cuore della Città, alle sue memorie storiche più importanti, alla Cattedrale, alle tradizionali attività commerciali di via Botteghelle e di via Duomo, al decumano di Via Tasso, che sale verso il Castello con le sue case nobili, al cardo di Via dei Canali, e, cambiando verso, all’area dell’OrtoMagno con il Castel Terracena, il complesso di San Benedetto ed altro ancora.

Un’area fondamentale per la conoscenza delle varie fasi di evoluzione della nostra comunità grazie ai resti di insediamenti romani, ebraici, longobardi e normanni, comprese le imponenti costruzioni religiose, Monasteri e Chiese, qui realizzate in gran numero e oggi in parte divenute sedi di Istituzioni militari e civili (TAR, Polizia Stradale, Guardia di Finanza, etc.) in conseguenza della legge napoleonica del 1807.

Solo nel “quadrilatero del Duomo”, possiamo contare almeno 8 memorie storiche di prima grandezza, tutte meritevoli di interesse e attenzione in un eventuale percorso di conoscenza delle nostre origini intrapreso da visitatori “volatili” e ospiti “stanziali”.

Per questo, nell’ottica dell’auspicato sviluppo turistico della Città, noi riteniamo indispensabile puntare sulla prioritaria valorizzazione di quest’area e ri-attribuire, ad essa, la funzione storicamente svolta quando, nel periodo di splendore della “Opulenta Salernum”, costituivano il primo impatto per i visitatori in transito sotto la Porta Rotese.

L’intervento principale di qualificazione dovrebbe iniziare dal Largo del Plebiscito, a partire proprio dall’attuale piazza PortaRotese, elevandone la dignità urbana attraverso il rifacimento della pavimentazione e delle fonti di illuminazione e una adeguata dotazione di arredi.

Il grigiore dell’asfalto dovrebbe essere sostituito con un lastricato di pietre, in prosecuzione di quello di Via Guarna, da estendere alla vicina Via Bastioni per arrivare a congiungersi con le rinnovate Via San Benedetto, Via Torretta e Via Velia secondo le proposte da noi formulate nei commenti del 21 e del 28 Marzo (cfr salernonotizie.it).

Verrebbe a realizzarsi, in tal modo, un “circuito” di grande qualità urbana in grado di mettere in diretta relazione la zona della vitalità commerciale, il Corso V. Emanuele, con i luoghi della memoria storica, della cultura e della tradizione, ricchezze reali e fonti di orgoglio per la comunità.

La desolazione del Largo del Plebiscito dovrebbe essere contrastata con la installazione di panchine per la sosta e per il riposo, magari disposte intorno a spazi alberati, la posa di nuovi diffusori luminosi a tema e di elementi di arredo in ceramica dei nostri maestri d’arte con piccoli giochi d’acqua.

Un’area di qualità, a servizio della Città, dove poter anche svolgere, nei periodi opportuni, concerti, mostre d’arte, esposizioni floreali e manifestazioni aperte alla comunità.

Un progetto specifico dovrebbe essere riservato alla Chiesa del Monte dei Morti, piccolo gioiello storico caduto nel più disonorevole degrado a causa di incuria e disinteresse.

Ristrutturata negli anni post-sisma, la sua prima riapertura coincise con il periodo di risveglio della Città sotto la spinta di interventi di riqualificazione che cambiarono i “connotati” a molti quartieri con effetti sorprendenti sulla comunità, sia sotto il profilo psicologico che sotto l’aspetto economico/sociale.

Un periodo che, oggi, sembra lontano anni luce.

La visione della Chiesa è devastante per chi sente vivo il legame di appartenenza alla comunità.

E certamente lo è anche per il visitatore, in presenza dell’evidente abbandono di cui è massima espressione la serie di paletti di metallo, con relative catene, che recintano la struttura a mo’ di sagrato.

Una vergogna per la Chiesa e per la Città visto che, proprio di fronte, si erge il Museo Diocesano, meta di attenzione primaria da parte dei flussi turistici.

E’ questo il nostro turismo di qualita?

Edificato nel 1500 in onore dei Santi Sebastiano, Cosma e Damiano, l’edificio fu ampliato negli anni successivi dalla Confraternita del Pio Monte dei Morti divenendone sede e luogo di culto.

La pianta ottagonale lo rende raro esempio di struttura religiosa della specie e gli interni, riccamente decorati, risentono dei successivi miglioramenti apportati dalla devozione popolare, anche per riparare i danni causati da qualche terremoto.

L’esterno, all’opposto, è di grande sobrietà e pulizia, è privo di qualsiasi aggiustamento architettonico e presenta, sui lati del portale, una peculiare riproduzione di teschi e scheletri in linea con gli orientamenti del tempo.

La sua auspicata riapertura restituirebbe alla Città un luogo di grande interesse storico-religioso e consentirebbe di ampliare ulteriormente l’offerta di punti di attrazione turistica.    

Noi pensiamo che la nostra Città abbia bisogno di un “nuova fioritura”. Da diversi anni, ormai, non si muove più foglia e si sta perdendo tutto quello che era stato avviato e, talora, purtroppo, anche non completato.

La “resurrezione” è passaggio, cambiamento, trasformazione.

La “resurrezione” della Chiesa del Monte dei Morti, con la riqualificazione dell’area antistante, sarebbe la dimostrazione della volontà di questa comunità di avviare un percorso di crescita del tutto nuovo fondato su una diversa modalità di vivere la vita.

Questa comunità ha bisogno di amore.

Associazione Io Salerno – Officina di Pensiero

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6 COMMENTI

  1. Come non essere d’accordo, analisi impeccabile, concreta, intelligente! Ma occorre osservare che tutto quanto proposto da “Io Salerno”, per essere realizzato, richiede uno staff nel comune fatto da persone serie, competenti per le varie esigenze, oneste ed intelligenti (almeno quanto lo sono le analisi dell’Associazione). Il mio modesto parere sarebbe che occorra parallelamente analizzare anche il “capitale umano” di cui questa meravigliosa città è dotato, una nuova fioritura di cittadini per bene, in modo che alle prossime amministrative si possa avere una rosa di candidati degni del nostro voto. Si può fare? Grazie per l’attenzione.

  2. Non ho capito di che passaggio a livello si parli: ricordo perfettamente il brutto, sporco e maleodorante sottopasso di via Vernieri (via Silvatico), ma non ricordo passaggi a livello, anche perché non era possibile per le strade incrociarsi con i binari. Dal lato del Duomo, c’era un ristretto ponte (che oggi corrisponde ad una parte della rotonda), delimitato da un muretto su ambo i lati. Via dei Principati passava al di sopra dei binari nel medesimo modo. Non c’era necessità di passaggi a livelli, il traffico ferroviario scorreva indipendentemente dal quello stradale.

  3. Ma possibile che in questa città si pensa solo all’ arredo urbano. Ma pensiamo a valorizzare quel poco che abbiamo di storico iniziando a creare piccoli musei togliendo da quelle strutture la polizia ed altri enti. Recuperiamo l arte quindi chiese statue etc. Dei marciapiedi dell’ illuminazione non c’è ne frega

  4. Da un giornale del ’47:
    “Via Michele Vernieri, questa via ci viene segnalata da molti lettori come una strada di completo abbandono, con la penuria di lampade di sera….ma i guai di Via Vernieri non sono tutti qui perché resta sempre da considerare il barboso passaggio a livello,il quale viene chiuso regolarmente un’ora prima del passaggio del treno che a sua volta ama sempre fare una mezzoretta di ritardo.”
    Per il resto, noi vorremmo far crescere una coscienza nuova, di partecipazione e di proposta, per risollevare la Città dal suo abbandono, evidente dappertutto, nonostante ogni diversa affermazione.
    Continueremo a fare le nostre osservazioni, realistiche o fantastiche, con l’auspicio che possano servire da stimolo nei confronti dei responsabili e da collante in favore della comunità.

  5. Buongiorno , nonostante i miei sforzi non sono riuscito a trovare indirizzo dell’associazione di cui sopra …salerno notizie a qualche notizia in merito…o trattasi di associazione fasulla?

  6. Volevo solo segnalare che da tempo i cittadini residenti si battono, quantomeno di farsi che la piazza non diventi un parcheggio, come accade ogni fine settimana.
    L’impalcatura che da anni fa da scena alla Chiesa, come più volte segnalato è un pericolo pubblico, in quanto restringe l’ingresso a via Bastioni, spesso le auto finiscono nei ponteggi.
    Per quanto riguarda il passaggio a livello, vi invito a frequentare, come accade a molti noi, le scale che sovrastano i binari e che portano al parcheggio del trincerone, sono un vero segno di civiltà:
    Anche qui sono state fatte diverse segnalazioni del tutto inascoltate.
    Bene è che ci sia un interesse per migliorare la qualità della vita dei cittadini e la qualità ambientale della città.

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