A Sandro Petrone il premio “Ambasciatore di Pace 2018 “ degli Sbandieratori Cavensi

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Sarà Sandro Petrone, giornalista Rai, inviato di guerra e testimone diretto dei conflitti più “crudi” che hanno attraversato il secolo scorso ed anche questo, a ricevere, sabato 4 agosto, nel corso della serata finale della XXIX edizione del “Festival internazionale delle Torri,  il titolo  di “Ambasciatore di Pace”, riconoscimento internazionale che ogni anno l’Ente culturale ed educativo Sbandieratori Cavensi assegna ad un personaggio che si è particolarmente distinto nel divulgare, attraverso il suo lavoro, il messaggio di pace e di fratellanza.

Testimone “diretto” del nostro tempo, uomo che ha descritto, con professionalità più unica che rara, le guerre che hanno e stanno devastando il mondo, raccontando nei suoi servizi, le immagini, dure, di posti che sono o sono stati devastati dalle guerre, non ha mai mancato di sottolineare il difficile, ma importante processo di pace,richiamando le nazioni e gli uomini alle loro responsabilità.

Il giornalismo, e la musica sono stati il suo lavoro ed il suo hobby, e quasi sempre, dopo lunghi periodi di lavoro in posti in cui la guerra era ed è la normalità, ha scritto alcune canzoni  di una struggente  bellezza,  come “Torno a casa blues” dedicata agli inviti di guerra o “Ground Zero Ballad” dedicata alla distruzione delle “Twin Tower” a New York, in quel tragico 11 settembre 2001. Docente di comunicazione di massa e di giornalismo (la Sapienza, Scuola di giornalismo di Perugia, Iulm), scrittore e autore, esordisce diciottenne come copywriter nell’azienda di famiglia, Octa Marketing e comunicazione (Assap-Assocomunicazione), nella quale dà poi vita al settore audiovisivo.

Attraverso l’esperienza delle primissime radio private approda al giornalismo, anche in quotidiani e poi dal 1979 alla Rai, dove conduce programmi e partecipa a progetti innovativi. Dal 1987 sviluppa l’esperienza internazionale nella Telemontecarlo dei brasiliani (Rede Globo), inviato speciale in Italia e all’estero, reporter di guerra e conduttore. Tornato alla Rai nel 1993, è inviato e conduttore,dal 1997 al 2012, delll’edizione delle 13 del Tg2. Dal 1989 insegna comunicazione di massa e giornalismo in scuole e università, anche all’estero. Il suo libro “Il linguaggio delle news – strumenti e regole del giornalismo” è edito da Rizzoli.

Fin da giovane ha coltivato la passione per lo spettacolo, soprattutto in campo musicale e televisivo, sia come autore, sia come conduttore.Negli anni settanta esponente della corrente culturale e musicale partenopea cosiddetta Vesu-wave,legato al movimento dei cantautori italiani, con la raccolta di canzoni “Blues in blu” ha vinto il Premio Santa Marinella 2003. Nel 2010 ha pubblicato l’album “Last call – note di un inviato” e nel 2016 il progetto crossmediale “Solo fumo”.

Dopo gli studi giuridici, gli esordi in pubblicità, nelle prime emittenti private e a Radio Rai, si è specializzato in comunicazione. Come inviato (primo italiano a trasmettere dal Kuwait liberato, ex Jugoslavia, Kosovo, Iraq, Libano, Attentati dell’11 settembre in Usa, attentati dell’11 marzo a Madrid, Iran, Afghanistan, Libano, Libia) è stato anche il primo giornalista italiano a coprire grandi eventi adoperando una propria telecamera (Guerra del Golfo, crollo dell’URSS, Guerra in Jugoslavia).

Ha lavorato nelle sedi di corrispondenza di New York, Londra, Parigi, Mosca. Segue dal 1992 le elezioni presidenziali americane, con lunghe permanenze negli Stati Uniti.Autore di programmi, nel 1982 è stato tra i realizzatori di Rai Radiosoftware di RaidioTre, la prima trasmissione d’Europa a comunicare con i computer via etere e a stabilire un circuito interattivo con gli ascoltatori.

Autore di documentari, nel 1988 ha vinto il premio Federchimica con un’inchiesta sulle fabbriche a rischio. Nel 1994, in un reportage dietro le quinte della prostituzione, ha rivelato la radicale trasformazione del mercato del sesso in Italia. Segnalati anche i dossier sull’Iraq, l’Iran, l’11 settembre, i musicisti italiani negli Stati Uniti.Nel 1993 con il programma Antennopolis in sette puntate ha fotografato lo stato della televisione -e in particolare dell’informazione tv- in Italia al giro di boa di Tangentopoli.

Tenace critico del sistema di lottizzazione, si è costantemente battuto per la libertà di stampa e per l’imparzialità nell’informazione, per il giornalismo come strumento di controllo democratico sulle istituzioni (cfr “Il linguaggio delle news”). “Chi fa informazione -sostiene- è al servizio dei cittadini. Le informazioni servono alle persone per vivere, per avere una rappresentazione corretta del mondo in cui devono muoversi. Truccare le carte vuol dire truccare la vita della gente. È come un omicidio. Fisico, non solo ideologico”.

Dall’89 ha insegnato giornalismo e comunicazione per istituzioni come l’Ordine Nazionale dei giornalisti, l’Europeanjournalist training association, il Corso di giornalismo della Svizzera Italiana, la Scuola di giornalismo di Perugia e quella di Bologna, la facoltà di scienze della comunicazione dell’Università di Macerata, La Scuola Rai, il Media Institute di Tirana.Dopo aver lasciato in gioventù l’attività di cantautore nella Napoli degli amici Edoardo Bennato, Enzo Gragnaniello, Pino Daniele, Tony Cercola, per dedicarsi al giornalismo, ha continuato a scrivere canzoni, spesso ispirate ai fatti di cronaca o alle situazioni incontrate nei paesi visitati. Negli ultimi anni ha collaborato con diversi giovani musicisti.

“Mi piace raccontare le storie degli uomini –ha scritto su Myspace– e le storie che servono a denunciare gli abusi che minacciano la democrazia. Perciò per molti anni ho fatto il cantautore del NeapolitanPower. Quando non potevo ancora fare il giornalista. E da giornalista ho continuato a comporre canzoni, soprattutto durante i reportage all’estero, parole spinte dalle emozioni che nei servizi televisivi non trovavano posto. Canzoni che gli altri possano cantare. Anche la musica serve a mantenere in vita la gente. La musica è vita. E le parole in musica, un filo conduttore dell’esistenza”.

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