Processo contro l’aguzzino di Chicca: Comitato il 5 maggio incontra stampa

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Era il 15 febbraio 2017, un mercoledì pomeriggio in cui una notizia ha iniziato a girare ed è rimbalzata da cellulare in cellulare: una cagnolina di circa sei mesi era stata uccisa a calci nel popoloso quartiere Pastena dall’uomo che avrebbe dovuto amarla e proteggerla. In poche ore il nome dell’orco, un pluripregiudicato che in quel momento avrebbe potuto sfogare la sua rabbia su chiunque, era noto a tutti, tanto che anche il Sindaco di Salerno Vincenzo Napoli, con un post su Facebook, dichiarò: “Il Comune di Salerno si costituirà parte civile nel processo che si terrà contro l’uomo che ha massacrato di botte la sua cagnolina di nome Chicca”.
Questa barbara uccisione ha smosso le coscienze, è sorto un comitato spontaneo ed appena quattro giorni dopo, domenica 19 febbraio, centinaia di persone, da semplici cittadini a volontari appartenenti ad associazioni animaliste, si sono ritrovate in piazza per chiedere giustizia. Sebbene il responsabile di tale orrore, reo confesso, sia stato individuato la sera stessa, questo tipo di reato non prevede l’arresto e lui è attualmente ancora a piede libero, in mezzo a noi. La sua casa dista poche decine di metri da una scuola materna ed elementare. Il Comitato Spontaneo Uniti per Chicca, nato con l’obiettivo di chiedere giustizia non solo per lei ma per tutti gli animali vittime dell’uomo, oltre ad essersi attivato in questi mesi con denunce su diversi fronti ed azioni di sensibilizzazione nelle piazze e nelle scuole, sulla vicenda di Chicca non ha mai abbassato la guardia.
Esattamente un anno fa, il 27 aprile 2017, sono state consegnate al Procuratore Generale della Repubblica ed al Presidente del Tribunale di Salerno le migliaia di firme raccolte per chiedere calendarizzazione per una definizione celere. Poche settimane più tardi, il 12 maggio, il Presidente del Tribunale di Salerno, dott. Giovanni Pentagallo, ha ricevuto alcune rappresentanti del comitato, assicurando che, non appena il procedimento arriverà dalla Procura, in qualità di Presidente si attiverà affinché il processo abbia il giusto risalto e sia trattato con la dovuta risonanza. Un nuovo sit-in davanti alla Procura è stato organizzato lo scorso 26 ottobre ed è stata consegnata nuova richiesta di sollecito, sottolineando che, dopo oltre otto mesi dal vile ed atroce gesto e sei mesi dalla consegna della lettera aperta sottoscritta da migliaia di cittadini, tutto era ancora fermo a quel giorno di metà febbraio.
Finalmente ci siamo: il processo inizierà lunedì 7 maggio 2018. Dalle ore 9.00 ci saremo anche noi davanti al Tribunale di Salerno (ingresso corso Vittorio Emanuele) ed invitiamo la cittadinanza a partecipare al presidio con striscioni, cartelloni ed un fiocco rosa intorno al braccio in ricordo di Chicca, simbolo di tutti gli animali maltrattati. Non vogliamo che anche questo caso finisca come per Spike, cane bruciato vivo a Pozzuoli (NA), “colpevole” di essersi accoppiato con la cagnetta di chi lo ha poi torturato ed il cui processo si è concluso con l’assoluzione dell’unico imputato, o come per Angelo, dolcissimo cagnone bianco barbaramente seviziato ed ucciso a colpi di pala a Sangineto (CS), dopo essere stato legato ed appeso ad un albero da quattro gi­ovani del posto che, dopo l’uccisione, avevano addirittura pubblicato su Facebook il video del loro crudele gesto e che, sebbene condannati a sedici mesi di carcere (il massimo della pena, considerato che avevano scelto il rito abbreviato), non hanno trascorso neppure un giorno in prigione in quanto incensurati.
Chiediamo a livello nazionale una proposta di legge per l’inasprimento delle pene per i reati a danno degli animali, che l’arresto sia una certezza, che non possa essere commutato in pena pecuniaria e che vengano attivati percorsi rieducativi per chi commette queste violenze. Ed intanto ci diamo appuntamento a lunedì 7 maggio davanti al Tribunale di Salerno: auspichiamo una numerosa partecipazione, per Chicca e per tutti gli altri animali che hanno solo la nostra voce per urlare la loro disperazione.
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