Revisione auto, cambia tutto dal 20 maggio. Ecco cosa si rischia

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Cambiano e non poco le regole sulla revisione dell’auto. In linea di massima, le norme sono più stringenti e vanno nella scia delle disposizioni europee. Il tentativo di Bruxelles è quello di uniformare le disposizioni e nel caso italiano la data da segnare sul calendario è il 20 maggio 2018, data dall’entrata in vigore. In pratica, al termine del controllo verrà rilasciato al proprietario dell’auto un documento dettagliato contenente una serie di informazioni accurate su luogo e data della revisione, targa di immatricolazione e numero di telaio e, particolare di primissimo piano, la lettura del contachilometri. Proprio quest’ultimo è un passaggio chiave per evitare contraffazioni che t mirano a ritenere meno usurate vetture che invece hanno percorso numerosi chilometri. Insomma, si tratta dello strumento più utilizzato per piccole e grandi truffe.

Cosa fare se l’auto non supera la revisione

Nulla di nuovo, in realtà, su quanto dovrebbe essere. Dovrebbe, appunto, perché le regole italiane non sono state mai veramente implementate ovvero le norme elaborate non sono mai state rispettate. Basti pensare che le sanzioni attualmente previste per la revisione effettuata in modo non corretto, ammontano a 85 euro. Tutti i dati devono poi essere comunicati al Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture. Un supplemento di attenzione viene poi riservato ai chi materialmente esegue questa operazione. In pratica il personale dovrà essere qualificato e i controlli dell’Unione europea si concentreranno anche sugli uomini nelle officine, oltre che sulle auto. A livello statistico, vale la pena fa notare che il numero dei centri autorizzati in Italia a effettuare le revisioni periodiche degli autoveicoli è cresciuto in percentuale più del numero delle revisioni eseguite.

Nel caso in cui i veicoli non superano le procedure di revisione, al proprietario del mezzo sono previste due opzioni. Innanzitutto, se i difetti sono minori ovvero non rappresentano un pericolo, possono circolare per 30 giorni prima di effettuare una nuova revisione. Ma se le anomalie sono gravi ovvero capaci di compromettere la sicurezza stradale, viene disposta la sospensione della circolazione del mezzo. A quel punto occorre portare entro 24 ore l’auto in officina per le necessarie riparazioni. Come precisato dal decreto del Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, il centro di controllo che ha proceduto alla effettuazione della revisione fornisce un attestato a ogni veicolo che ha superato il controllo tecnico. Il documento indica la data entro la quale deve avvenire il successivo controllo. Ed è poi valido l’attestato rilasciato da un centro di controllo di un altro Stato membro

Il costo della revisione auto

Il controllo riguarda almeno le seguenti aree: identificazione del veicolo, impianto di frenatura, sterzo, visibilità, impianto elettrico e parti del circuito elettrico, assi, ruote, pneumatici, sospensioni, telaio ed elementi fissati al telaio, altre dotazioni, effetti nocivi, controlli supplementari per veicoli delle categorie M2 e M3 adibiti al trasporto di passeggeri. Se c’è un aspetto che non è stato coinvolto dalle nuove regole sulla revisione auto è quello delle tariffe. Sono infatti rimaste le stesse: 45 euro se viene effettuata nelle sedi provinciali della Motorizzazione civile e 66,88 euro nei centri privati convenzionati.

Quanto è costata finora la revisione

In termini assoluti, nei 12 mesi dello scorso anno gli italiani hanno speso per la revisione delle proprie auto quasi 3 miliardi di euro. Una cifra che può non essere significativa se comparata a quello dell’anno precedente. Ebbene, l’esborso per farsi mettere l’auto in ordine è stato maggio del 2,8%. Il 2017 è stato insomma un anno di grandi spese perché tutte le voci sono aumentate tra revisioni eseguite, compenso alle officine, Iva, diritti fissi per la motorizzazione e spesa bollettino postale. A fornire i numeri aggiornati ci ha pensato l’Osservatorio Autopromotec ovvero la struttura di ricerca della rassegna internazionale delle attrezzature e dell’aftermarket automobilistico, su dati Istat e del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Provando a fornire qualche numero sulla spesa per revisioni e prerevisioni degli autoveicoli presso i centri privati autorizzati negli ultimi due anni, questa è la situazione:

  • Revisioni eseguite: 14.217.864 nel 2017, 13.949.808 nel 2016 con una variazione annuale pari all’1,9%
  • Compenso alle officine: 639.803.880 nel 2017, 627.741.360 nel 2016 con una variazione annuale pari all’1,9%
  • Iva, diritti fissi per la motorizzazione, spesa bollettino postale: 311.086.864 nel 2017, 305.221.799 nel 2016 con una variazione annuale pari all’1,9%
  • Costo totale delle revisioni: 950.890.744 nel 2017, 932.963.159 nel 2016 con una variazione annuale pari all’1,9%
  • Costo totale delle prerevisioni: 1.997.325.535 nel 2017, 1.934.559.373 nel 2016 con una variazione annuale pari al 3,2%
  • Costo totale per gli automobilisti: 2.948.216.279 nel 2017, 2.867.552.532 nel 2016 con una variazione annuale pari al 2,8%

L’elaborazione è a cura dell’Osservatorio Autopromotec su dati Istat e del Ministero delle Infrastrutture e del Trasporti. Come si giustifica l’aumento della spesa per le revisioni? Per via del maggior numero di veicoli in officina, rivela la ricerca. A norma di legge si ricorda che il Codice della strada prevede l’obbligo di sottoporre la propria auto a revisione dopo quattro anni dalla prima immatricolazione e ogni due anni dopo il quadriennio. La revisione può essere effettuata presso la Motorizzazione Civile o presso le officine autorizzate dal Ministero dei Trasporti.

Come ricorda l’Osservatorio, la revisione è indispensabile per garantire che le auto conservino i requisiti di idoneità alla circolazione accertati in sede di omologazione, verificandone le condizioni di sicurezza, il livello di emissioni inquinanti e la rumorosità. Nel dettaglio, la revisione comporta, oltre al controllo preventivo delle targhe e del numero di telaio per l’identificazione del veicolo, un’accurata verifica dello stato generale della carrozzeria, del campo di visibilità, delle luci, del circuito elettrico e di pneumatici, assi e sospensioni.

Multe, nuovo regime

C’è un problema di fondo che riguarda le multe in Italia ed è quello della riscossione di quanto richiesto ai contribuenti. La conseguenza, come fa notare il direttore dell’Agenzia delle entrate Ernesto Maria Ruffini, è che le multe si trasforma in cartelle esattoriale ovvero in sanzioni e interessi aggiuntivi da corrispondere da parte dei contribuenti. Tuttavia c’è un aspetto che mette al centro dei suoi ragionamenti e che rappresenta la linea di indirizzo per il futuro: gli inviti al pagamento che consentono di mettersi volontariamente in regola con il fisco sono efficaci e rappresentano uno strumento da migliorare, ma comunque su cui insistere. Questo almeno in via ufficiale, perché poi le Entrate hanno intenzione di seguire un’altra strada e passa da interventi di riscossione iper veloci senza perdite di tempo.

Stando alle regole che cambiano, si prospetta vita dura per gli automobilisti indisciplinati. Le multe ricevute per violazione del codice della strada – un parcheggio in area vietata o lo sforamento dei limiti di velocità su una strada extraurbana – diventeranno subito esecutivo ai fino della riscossione. Lo ha detto chiaro e tondo lo stesso numero uno dell’Agenzia di XX Settembre, spiegando come, al pari di quanto già avviene con i debiti per mancati contributi previdenziali versati o debiti erariali, sia necessario allargare alle sanzioni amministrative per le violazioni del codice della strada la validità immediata dell’atto notificato all’ente, anche ai fini dell’esecuzione forzata a mezzo ruolo. C’è proprio quella parola forzata che è destinata a fare la differenza rispetto al passato. Ergo: si ricorrerà con sempre maggiore frequenza alle cosiddette ganasce fiscali ovvero al fermo amministrativo dei veicoli.

Le ganasce fiscali sono un fermo amministrativo che consiste in una misura cautelare, attivata dalll’agente della riscossione, attraverso la trascrizione del fermo del veicolo nel Pubblico registro automobilistico, non consentendole di circolare. Se dopo il fermo il debito continua a non essere pagato, l’Agenzia delle entrate può sottoporre l’auto a pignoramento e venderla all’asta. Naturalmente è sempre possibile cancellare il fermo amministrativo. Basta esibire allo stesso Pubblico registro automobilistico il provvedimento di revoca che l’agente della riscossione rilascia all’atto del pagamento della multa, con tanto di sanzioni e interessi.

Pugno duro, dunque, ma anche e soprattutto rapido e incisivo. Come spiegato da Ruffini, il ruolo dell’Agenzia delle entrate sarebbe quello di intervenire nella fase esecutiva, senza riprendere la notifica della cartella di pagamento. Numeri alla mano, quelli che spingono all’applicazione di regole differenti rispetto a quelle adesso in vigore, ammonta a circa un milione e mezzo la quantità di cartelle relative a sanzioni amministrative stradali. Volendo fare un paragone, in sei anni l’ormai ex Equitalia, le cui funzioni sono adesso in mano alle Entrate che è subentrata nell’esercizio delle mansioni e nella gestione delle nuove pratiche di riscossione, ha incamerato per conto dei Comuni oltre quattro miliardi con le cartelle e dal 2000 a oggi ha portato a incassare 34,56 miliardi di euro.

E ulteriore modifca per automobilisti dal 10 luglio

L’auspicio è che naturalmente questa possa essere realmente la volta buona per quelli sconti sull’Rc auto così tanto vagheggiati ma ancora non raggiunti. Di nuovo c’è che nella relazione del Regolamento Ivass c’è una data da cui, almeno in teoria, non si dovrebbe scappare ed è quella del 10 luglio. Tra poco meno di tre mesi gli sconti dovrebbero diventare obbligatori in caso di accettazione di alcune condizioni. Come l’installazione della scatola nera sul proprio veicolo ovvero quel dispositivo in grado di tracciare i movimenti e aiutare le compagnie di assicurazioni a ricostruire con più facilità dinamica e responsabilità di un eventuale incidente. Ma anche l’alcolock ovvero l’apparecchiatura per stimare il tasso alcolemico del conducente dell’auto.

Più precisamente sono due le due tipologie di sconto di cui possono beneficiare gli automobilisti al momento della sottoscrizione di una polizza assicurativa. O meglio, sono obbligati a farsele riconoscere. Il primo sconto passa dalla presenza di una di queste tre condizioni: ispezione preventiva del veicolo a spese dell’assicuratore; installazione o presenza sul veicolo di meccanismi elettronici che ne registrano l’attività, installazione o presenza sul veicolo di meccanismi elettronici che impediscono l’avvio del motore in caso di tasso alcolemico del guidatore superiore ai limiti di legge per la conduzione di veicoli a motore. Basta che una di queste tre sia rispettata e il costo della Rc auto deve andare necessariamente giù rispetto al prezzo di partenza.

In seconda battuta, l’agevolazione sul costo dell’assicurazione scatta nei confronti di quegli automobilisti che negli ultimi quattro anni non hanno provocato sinistri con responsabilità esclusiva o principale o paritaria. Anche in questo caso ci sono due condizioni precise da rispettare: devono aver installato (o comunque devono farlo) meccanismi elettronici che registrano l’attività del veicolo. Il riferimento è naturalmente alla scatola nera o dispositivi equivalenti. La seconda condizione limita invece il bacino dell’utenza perché per ricevere lo sconto viene chiesta la residenza nelle province a maggiore tasso di sinistrosità e con premio medio più elevato. A stabilire le tabelle ci pensa sempre l’Ivass, l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni.

Come spiegato, la norma punta a garantire agli assicurati il riconoscimento di sconti sul premio in ragione della riduzione del rischio a carico dell’impresa connesso al ricorrere di una o più delle condizioni indicate, nonché alla progressiva riduzione delle differenze dei premi Rc auto applicati sul territorio nazionale, a parità di rischio, nei confronti degli assicurati virtuosi residenti nelle province a maggiore tasso di sinistrosità e con premio medio più elevato. Quali sono? L’elenco comprende Bari, Barletta Andria Trani, Benevento, Bologna, Brindisi, Caserta, Catania, Catanzaro, Crotone, Firenze, Foggia, Genova, La Spezia, Latina, Livorno, Lucca, Massa Carrara, Messina, Napoli, Palermo, Pisa, Pistoia, Prato, Reggio Calabria, Rimini, Roma, Salerno, Taranto, Vibo Valentia.

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